1/03/09 Palermo-Catania 0-4: Il genio Mascara e il bacio sulla “tigna” di Zenga

Marco Di Mauro

Fu come un diamante inestimabile incastonato in uno dei gioielli più belli e preziosi regalati dal Calcio Catania ai suoi tifosi. Adesso sta nella cassaforte dei ricordi, insieme a tutti gli altri gioielli di famiglia ai quali, purtroppo, ormai da tanto tempo non se ne aggiungono di nuovi. Ricorre oggi il nono anniversario del gol di Giuseppe Mascara al Palermo nel derby del Barbera finito 4 a 0 per il Catania.

Non sembra neanche vero che di anni ne siano passati così tanti. E che tutto sia cambiato così tanto. Il Catania non è più in Serie A, per le note vicende delle combine e di tutti i fallimenti sportivi che ne sono seguiti. Così che il derby col Palermo manca da quasi cinque anni. Mascara ha lasciato il Catania, con tempi e modi che tra l’altro gli sono valsi le critiche di alcuni tifosi. Adesso tra l’altro non gioca nemmeno più, allena. Ritornato al Catania per guidare le giovanili, ha poi preferito andar via per sedersi sulla panchina del Giarre, dove sta tutt’ora.

Il tempo, almeno in questo. è riuscito ad assorbire critiche e incomprensioni e lasciare di Mascara il ricordo più bello: quella palombella che oggi qualcuno definirebbe ignorante. Ma che ieri come oggi, chi conosce il piede di Mascarinho, riconosce essere stata un colpo di genio. Tant’è che come tutti i colpi di genio è arrivato quando meno lo si aspettava, ma allo stesso tempo, nel miglior momento in cui potesse arrivare. Contro il Palermo; in uno stadio gremito solo dei colori rosanero (per il divieto di trasferta imposto ai tifosi del Catania); in una stagione avara di soddisfazioni in trasferta; alla fine di un primo tempo che il Catania stava conducendo per 2 a 0 (con reti di Ledesma e Morimoto) però soffrendo, nonostante la superiorità numerica (al 16’pt espulso Bresciano).

Fino a quel momento a mantenere il Catania avanti erano state le parate di Bizzarri, che aveva fatto spazientire non poco pubblico, giocatori e allenatore di casa. Poi, a chiudere i conti e violare le leggi del possibile una volta per tutte, e come mai nessuno aveva fatto prima, fu Mascara. Quando il primo tempo sembrava finito, inventò un tiro a volo da metà campo che salì così in alto, nel cielo del Barbera, da superare forse l’altezza dell’ultimo gradino degli spalti. Per poi ripiombare dritto dritto in picchiata dentro la porta mal difesa da Amelia. Il portiere rosanero fu il primo a rimanere folgorato da quella giocata, e anche il primo a comprendere – già prima che il pallone s’infilasse tra il suo guantone e la traversa – che suo malgrado, da lì a poco, la gente si sarebbe ricordata di lui non più per il mondiale vinto dalla panchina, ma per quel gol storico in cui gli era stato affibbiato il ruolo di sconfitto.

Subito dopo di lui, fu la volta dei telecronisti rendersi conto di essere davanti un gesto tecnico che sarebbe stato visto e rivisto, e che avrebbe reso immortale qualunque parola avessero usato per commentarlo. «Mascara meglio di Maradona e Beckham», «Questo gol lo vedranno anche a Tonga». Sono solo alcune delle frasi rimaste nella memoria, per un gol commentato in quasi tutte le lingue del mondo. Infine toccò al pubblico palermitano accorgersi di non poter evitare il beffardo destino di dover subire e applaudire il più bel gol visto al Barbera e, forse nell’intera loro vita calcistica. Ironia della sorte proprio nel derby contro il Catania, a opera del suo giocatore più rappresentativo nonché ex rosanero, e a imperitura memoria di una sconfitta che tuttora rimane indelebile e che nel secondo tempo avrebbe raggiunto il suo risultato finale sul 4 – 0 firmato da Paolucci.

Quel goal fu molto più che una traiettoria perfetta. Fu il riscatto per le tante umiliazioni subite in passato proprio nei derby al Barbera. Fu il disegno più bello e rappresentativo della forza e dell’intraprendenza di una squadra sottovalutata da tutti, e che perciò si divertiva a stupire. Fu la sorpresa di vincere la prima trasferta della stagione, e interrompere un digiuno di successi esterni lungo oltre due anni, in faccia ai cugini rosanero, che proprio non se l’aspettavano. E poi ci furono tutte quelle cose che arrivano subito dopo che il pallone varcò la linea di porta. La corsa di Mascara e co. verso il settore ospiti vuoto, ai piedi del quale tutta la squadra esultò. Volendo simbolicamente abbracciare tutti quei tifosi che da Catania, attaccati ai televisori, stavano impazzendo di gioia o stropicciandosi ancora gli occhi di fronte a quello che avevano visto. A restare bloccati allo stadio per le escandescenze del pubblico palermitano, stavolta non furono i trasfertisti rossazzurri ma la squadra rosanero. Che a fine partita subì insulti e contestazione fuori dal Barbera, mentre il pullman del Catania sfilava via, di ritorno verso l’Etna.

Fu una giornata di euforia sia sul web che sulle strade. In particolare forse in pochi avranno visto o ricorderanno un aneddoto. Il pullman della squadra, di ritorno da Palermo, fu fatto fermare alla stazione di servizio di Gelso Bianco – a pochi chilometri dalla diramazione della tangenziale che porta in città – com’era tradizione dopo le trasferte vittoriose in terra rosanero. Che mancavano da tanto tempo. In quell’occasione, ad aspettare il pullman c’erano almeno un migliaio di tifosi che, che appena arrivata la squadra, circondarono il mezzo intonando cori, inni e osanna e chiamando a uno a uno i calciatori a scendere giù per partecipare alla festa. Si affacciò Baiocco, si affacciarono  Mascara e Spinesi ma giusto per un saluto. Poi si affacciò anche Walter Zenga, l’allenatore. E allora un tifoso, dalla calca, si fece spazio, raggiunse la scaletta del pullman dove stava l’allenatore e gli chiese: «Mister ti posso baciare la tigna?».

Zenga, milanese doc, sulle prime parve non credere alle sue orecchie. Poi, per quel poco di siciliano che aveva imparato, parve capire e declinare l’invito. Risalì sul pullman. Fu a quel punto che lo stesso tifoso mise le mani a far megafono davanti alle labbra e gli disse: «Mister, ma se non te la fai baciare ora, dopo un 4-0 al Palermo, quando te la devo baciare la tigna?» Forse fu anche quello un colpo di genio, pari almeno in spirito al tiro a volo di Mascara. Uno di quei colpi di genio di fronte ai quali non ci si può che chinare, come fece Zenga. Che tornò indietro sui suoi passi, scese dalla scaletta del pullman, chinò la testa e la porse al tifoso. Questi, impugnato a due mani il cranio lucido dell’allenatore, lo inclinò verso di sé e lo baciò dritto dritto dove la tigna era più splendente. Tutto attorno esplose un boato che forse non sarebbe stato più fragoroso se quella migliaia di tifosi si fosse trovata al Barbera, qualche ora prima, al quarantacinquesimo del primo tempo, a seguire quel pallone piovere dal cielo dentro la storia.