Metti una partita martedì pomeriggio: stadio vuoto, club e tifosi penalizzati

Marco Di Mauro

Quando uno stadio resta quasi vuoto, come il Massimino martedì, deve esserci stata qualcosa che non è andata. O qualcuno che, probabilmente, ha sbagliato. Erano meno di duemila gli spettatori di CataniaMonopoli. Fatto encomio a loro, e ai cinque ospiti venuti dalla Puglia, c’è da dire che gli assenti non erano certo rimproverabili. Sugli spalti non c’erano nemmeno la metà dei 4769 abbonati. e lo scenario ha ricordato le più desolate partite estive di Coppa Italia o uno dei momenti più tesi e conflittuali del rapporto tra tifoseria e dirigenza del club.

L’assenza della maggior parte dei tifosi, non è però dovuta a snobismo per la sfida contro una provinciale. Nonostante Catania ricordi ancora le grandi sfide in serie A. Stavolta, a differenza di quanto accaduto due stagioni addietro per le sfide contro Carpi e Brescia, non c’è neanche nulla da rimproverare alla squadra o alla società. Anzi, i rossazzurri vengono dal primo successo esterno della stagione, che li ha proiettati in zona playoff. Anche in ragione dei risultati il rapporto con la dirigenza – rivoluzionata con l’arrivo di Lo Monaco – è decisamente migliorato rispetto al passato.

Le ragioni di uno stadio mezzo vuoto sono diverse, e talmente logiche da far dubitare della logica con la quale ‘qualcuno’ ha stabilito che una partita di pallone – di qualunque categoria – si dovesse giocare un martedì lavorativo a fine pausa pranzo: alle 14.30. Considerato che poi, come da proverbio, piove sempre sul bagnato: a completare l’opera ci ha pensato, appunto, la pioggia. L’allerta meteo gialla ha spinto a restare al calduccio parte di quella già ridotta quota parte di tifosi che avrebbe potuto fare coincidere 90′ di tempo libero in concomitanza con i 90′ della partita.

A piegare la determinazione anche di alcuni tra questi ultimi, è arrivata la notizia del mancato utilizzo dei teloni anti-pioggia pur dotazione allo stadio Massimino. Non un vezzo, ma spesso una necessità per un terreno di gioco che ha dimostrato, più volte, di non garantire la praticabilità sotto precipitazioni più che consistenti. E così in molti, visto ‘u malutempu‘ fuori dalla finestra e immaginate le condizioni del campo, prima di avventurarsi hanno preferito aspettare notizie provenienti dai conoscenti più intrepidi che fossero già in direzione stadio.

Solo che sono stati davvero in pochi ad avventurarsi nel traffico catanese, alle 14 di un normale giorno di pioggia che rende però – a Catania – rende sconsigliabile utilizzare il motorino. Il solo mezzo per svicolare dal caos dettato dall’uscita dalle scuole e dagli ingorghi generati da tutti quei centauri che, per l’occasione, tirano fuori l’auto da garage. E così, alla fine, chi non è rimasto al lavoro è rimasto a casa. Guadagnandone in salute più che in denaro, ma perdendo l’occasione di gioire di una vittoria che, per quanto replicabile, resta unica come lo è ogni vittoria.

È stato uno spettacolo per pochi, il 4-1 del Catania sul Monopoli. Una contraddizione bella e buona essendo il calcio lo sport più popolare d’Italia. Per questo è stata una vittoria piena sul campo, certo. Ma fuori è stata più che una sconfitta. Non per i tifosi, e nemmeno per la società. Quanto invece – più di tutti gli altri responsabili coinvolti – per chi detta tempi e regole del campionato secondo una logica che non pare ragionevole nemmeno sotto l’aspetto del profitto (il club ha ricavato appena 7mila euro). È già la seconda volta (leggi Catania-Fondi) che succede. Sarebbe ora di finirla.