Treni del Gol: chiesta nullità processo. Comune si defila da parte civile

Foto di repertorio (MondoCatania)
Marco Di Mauro

dal nostro inviato al tribunale di Catania

Al quarto tentativo il processo Treni del Gol fa un primo passo in avanti, che però potrebbe riportarlo indietro. I circa 30 avvocati presenti nell’aula I della sezione penale del tribunale di Catania, hanno discusso per oltre cinque ore sulla legittimità delle costituzioni delle parti civili, e poi del futuro del procedimento stesso che riguarda le presunte combine che hanno interessato il Calcio Catania. La difesa di Antonino Pulvirenti, in accordo con quelle  degli altri imputati, ha chiesto l’annullamento del procedimento per il quale l’attuale patron del club è stato rinviato a giudizio. Il pubblico ministero rigetta le eccezioni e chiede che si apra il dibattimento.

Si inizia con l’appello. Imputati: Pulvirenti, Cosentino, Delli Carri, Impellizzeri, Di Luzio, Milozzi , Arbotti. Tutti rinviati a giudizio a giudizio per associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva. Secondo l’accusa era questa la formazione, con capitano l’attuale patron del Calcio Catania, scesa in campo per alterare il risultato di sei partite del campionato di serie B 2014/15. E che, tra l’altro, non sempre avrebbe giocato a favore della salvezza del Catania. Come riportano i verbali relativi alla partita Brescia-Catania. Nella quale, la squadra di dirigenti rossazzurri e faccendieri, avrebbe cercato il modo di orientare il risultato finale verso quello meglio pagato dalle agenzie di scommesse. Senza riuscirci, però.

Alla chiamata del presidente del collegio giudicante, Roberto Passalaqua, risultano tutti assenti.  Per Milozzi e Di Luzio, non erano in aula neanche gli avvocati designati. Perciò è stato necessario nominare degli avvocati di ufficio, in sostituzione. Infine, viene chiamato anche il Calcio Catania, come soggetto coinvolto nei fatti. Terminati i nomi nell’elenco dei “presunti” cattivi, si passa a la lista di chi sostiene d’aver subito danno dalla squadra degli imputati. Le cosiddette parti civili: diverse sigle di associazioni a tutela dei consumatori, Figc, Lega serie B, la concessionaria di scommesse SKS Malta (che ha chiesto 18mln di euro di risarcimento, ndr),l’associazione Codici. In più, anche una ventina di abbonati del Calcio Catania, ai quali, a inizio seduta, se ne aggiungono  altri cinque.

Assente il Comune di Catania, che non ha ritenuto di costituirsi tra le parti lese. Possibilità alla quale aveva aperto lo stesso sindaco Enzo Bianco, poco dopo l’esplosione dello scandalo delle presunte combine. Il riferimento era ad alcune dichiarazioni di Pulvirenti, ritenute lesive dell’immagine di Catania. Pulvirenti aveva accostato le responsabilità che lui stesso aveva ammesso, al contesto della piazza catanese, identificandolo davanti alle telecamere della stampa nazionale con le violenze che avevano portato alla morte dell’Ispettore Raciti in occasione dei fatti del 2 febbraio. Parole delle quali, in seguito, lo stesso patron ha pubblicamente chiesto scusa.

Chiesti, ottenuti e trascorsi 20 minuti di pausa per l’analisi delle nuove costituzioni di parte civile, prende la parola la difesa di Pulvirenti. L’avvocato Giovanni Grasso chiede l’esclusione dalla lista delle parti lese per tutti gli scommettitori, i tifosi del Calcio Catania e le associazioni dei consumatori. Sostenendo che per i primi «non esiste danno derivante dal mancato esito della scommessa», per i secondi “non esiste alcun danno morale risarcibile” e che i terzi «non ne hanno diritto, secondo la corrente giurisprudenza». Contestata, in parte, anche la posizione della società Sks Malta riguardo al danno patrimoniale lamentato: «Non c’è alcun documento che provi la diminuzione del volume di affari, a seguito dei fatti».

Motivazioni contenute tutte nella memoria difensiva depositata al collegio giudicante, alla quale si l’avvocato dell’ex ds del Calcio Catania, Daniele Delli Carri e l’avvocata nominata dal Calcio Catania, che sottoscrive l’inammissibilità delle costituzioni di parte civile contro la società «perché la normativa non lo prevede». Posizioni alle quali le controparti si oppongono in blocco, prima tra tutte la Confconsumatori, con sottolineatura anche da parte dell’avvocato della Figc  che ribadisce «l’interesse nell’eliminazione del rischio di combine». «I tifosi hanno diritto al risarcimento, perché si aspettano lealtà nello svolgimento del gioco», è la nota dell’avvocato che tutela direttamente alcuni abbonati del Catania.

Esaurite le questioni sulle costituzioni di parte civile, la parola torna alle difese. La richiesta rivolta al presidente è «la retrocessione del processo alla fase delle indagini preliminari». La motivazione: «perché non tutte le intercettazioni sulle quali è basata l’accusa sarebbero state messe a disposizione della difesa», sostiene il legale dell’ex ds del club. A questa, l’avvocato del patron del Catania aggiunge: «Manca la prova dell’offerto denaro, e mancherà anche successivamente. Il pm se n’è reso conto e per questo ha integrato la contestazione dei reati commessi menzionando genericamente la commissione di atti fraudolenti. Ma per questa accusa non è ipotizzabile la fase del tentativo, che qui si vorrebbe punire. È indeterminata».

In risposta, il pubblico ministero Alessandro Sorrentino difende la scelta di separare i procedimenti, sostiene la legittimità di porre il segreto su alcune intercettazioni e ribadisce la pienezza delle prove a sostegno dell’accusa: «è punibile anche solo chi accetta la promessa della consumazione della frode».

Il collegio giudicante deciderà, su tutte le questioni sollevate, a luglio. Un’altra lunga pausa per il processo avviato nel 2016.