Cucci: «Massimino amava il suo Catania. Ed è rimasto nel cuore dei tifosi»

Redazione

Il 4 marzo ricorre il ventiduesimo anniversario della scomparsa di Angelo Massimino, storico presidente del Calcio Catania. Protagonista della promozione rossazzurra in Serie A nel 1969 e nel 1982, seppe rimboccarsi le maniche in seguito all’esclusione del Catania dalla C1 nel 1993, evitando la radiazione con la quale la Figc pareva intenzionata a cancellare il Catania 1946 e ripartendo dal campionato d’Eccellenza. Nel 1996 il tragico incidente di cui Massimino rimase vittima, lungo la strada per Palermo. In occasione di questa triste ricorrenza, MondoCatania ripropone un’intervista fatta tempo addietro con Italo Cucci, ex direttore del Corriere dello sport. Il giornalista, che seguì da vicino le vicende di Massimino nella calda estate del 1993, racconta qualche aneddoto, e descrive dettagliatamente la personalità del Presidentissimo, innamorato dei colori rossazzurri.

Lei ha avuto l’opportunità di conoscere molto bene Angelo Massimino. Ci parli un po’ del suo carattere. Perché è stato un presidente tanto amato?

«Di Angelo sono stato amico. Ci siamo conosciuti ai tempi in cui veniva al “Gallia” a Milano per il calciomercato. Siamo intorno agli anni ’60. Era stimato perché era una persona per bene. Gli snob lo prendevano in giro perché non era raffinato, non si dava delle arie. Il popolo catanese ha subito apprezzato la sua semplicità, la sua bonarietà. Nel tempo gli sono state attribuite varie battute, anche non sue. Ad esempio, non ha mai affermato di “volere amalgama”. Anzi, parlando con me, molto ironicamente, mi disse: “Io che conosco tanti giocatori di Serie D, di Serie C e così via, è possibile che non ho mai sentito parlare di amalgama?”. Il 93′ poi fu l’anno del ‘Caso Catania’: il presidente non arrivò a pagare una fidejussione. Si trattò di una questione di ore. I rossazzurri furono esclusi dal campionato di Serie C, e dovettero ripartite dall’Eccellenza. Quel giorno uscì da via Allegri e mi venne a trovare nella sede del Corriere dello Sport. Mi chiese: “Te recuerdas di me? Yo soy el rubio (il biondo)”. Me lo disse in spagnolo perché in passato aveva fatto il muratore in Argentina. In quel periodo il Corriere dello sport si schierò apertamente a favore del Catania. Lui soffrì molto, non solo psicologicamente. Era anche malato di diabete. Per il suo Catania avrebbe rinunciato a tutto. E’ stato uno dei pochi ad aver dimostrato un vero attaccamento alla maglia. Il popolo rossazzurro l’ha sempre amato anche per questo.

I rapporti col pubblico catanese, però, sono stati caratterizzati da alti e bassi. Come reagiva ai contrasti con i tifosi?

«Li mandava a quel paese. Aveva un carattere forte. Quando ce n’era bisogno, batteva i pugni sul tavolo, si faceva sentire. Mi disse che mi voleva bene perché io stesso avevo voluto bene al suo Catania. Massimino è rimasto nei cuori di tutti. Fino a qualche giorno fa mi è arrivata una foto di Catania-Cremonese. C’era un ragazzino minuto, coi capelli ricci: si trattava di Vialli».