La sfida è da Champions, il pubblico non è da meno da entrambe le parti:
stupenda la coreografia nerazzurra, un colpo d’occhio favoloso viene
dal settore ospiti, complessivamente non c’è un posto libero all’“Azzurri
d’Italia” di Bergamo; il campo è in pessime condizioni, la neve
caduta in settimana lo ha reso oltre che scivoloso, brutto da vedere;
continue zolle si sollevano, per i rossazzurri niente di nuovo, il “Massimino”
d’inizio stagione non era meglio.
Il Catania che non ti aspetti, la novità è già nell’undici iniziale:
squalificato Edusei, Izco così come da previsione lo sostituisce ma
l’assente non giustificato è Corona, tenuto in panchina da mister Marino
sia perché a lui viene preferito un Rossini pimpante nel match
di mercoledì contro l’Empoli e sia per preservarlo in vista del derby
di venerdì prossimo, il numero 9 etneo all’andata ne fu grande protagonista,
realizzò infatti la rete del momentaneo vantaggio rossazzurro.
L’Atalanta schiera la formazione tipo, Colantuono preferisce Zampagna
a Ventola e i bergamaschi sono fin dai primi minuti pericolosi, le
palle inattive creano il panico nell’area di Pantanelli che, al
contrario dei compagni del reparto difensivo, si esalta in diverse occasioni:
sugli sviluppi di due angoli consecutivi Carrozzieri e Loria colpiscono
di testa costringendo l’estremo difensore etneo a respingere in entrambi
i casi sul fondo; prima di tutto ciò è Ariatti a divorarsi un goal
facilissimo, concludendo alla sinistra del capitano rossazzurro
da dentro l’area piccola su cross proveniente da destra. Tutto questo
avviene nei primi 10’ di partita.
La musica non cambia, il Catania in campo è sceso solo fisicamente,
con la testa ci sono in pochi, il già citato Pantanelli e Baiocco disputano
un buon avvio; il match attraversa un momento di pressione sterile ma
costante dell’Atalanta ma alla mezzora i padroni di casa passano: cavalcata
di Donati sull’out sinistro, tiro dello stesso intercettato da Zampagna
che lo deposita in rete da due passi; evidenti le colpe sia di Stovini
che non riesce ad intercettare e sia di Vargas, in netto ritardo.
I rossazzurri non reagiscono, il gioco non c’è, le tre punte
sembrano non essere state schierate: Rossini tocca pochi palloni, Colucci
sbaglia tanto e Mascara è spesso atterrato senza alcuna pietà e anzi
l’arbitro Romeo pensa bene di ammonirlo senza motivo, è il numero 10
etneo a trovarsi davanti i colossi atalantini, l’unica sua colpa aver
protestato in modo quieto. La partita diventa più nervosa, lo
sarà fino al termine della stessa; l’ultimo atto di un primo tempo da
cancellare è l’ammonizione di un Izco a volte eccessivamente impreciso, il giocatore
non attraversa un buon momento e si vede.
Marino decide di non cambiare, spera che il suo discorso negli spogliatoi
abbia effetto e invece si ricomincia da dove ci si era lasciati: al
2’ Donati dall’out sinistro si accentra e conclude dal limite dell’area,
Pantanelli è battuto ma il pallone scheggia la traversa e finisce
sul fondo. Passano sette minuti e Mascara va vicino al pareggio: cross
di Vargas, colpo di testa del numero 10 etneo che si spegne fuori, a
lato del palo sinistro della porta difesa di Calderoni.
È solo un’illusione, tutto torna come prima, l’Atalanta continua a
dominare e va ancora vicino al raddoppio per due volte ma Pantanelli
è da dieci e lode in pagella ed evita la capitolazione. Nel frattempo ammonito
Vargas che diffidato salterà il Palermo, sostituiti Silvestri e
Colucci da Lucenti e Corona. Le speranze di acciuffare il pari si riducono
sempre più ma Morimoto è lì, pronto a fare il suo ingresso in
campo; gli lascia il posto Fabio Caserta, Marino rischia il tutto per
tutto e fa bene, il giapponese, più “Maremoto che mai”, seguito da numerosi
giornalisti nipponici, sigla un goal pesantissimo all’esordio;
siamo all’89’, lui è incredulo, tutti dalla panchina lo abbracciano,
la rete è splendida, sia per fattura che per importanza.
I tre minuti di recupero passano veloci, forze non ne ha più nessuno,
le squadre si accontentano del pari, va bene così al Catania,
un tiro e un goal; voglia di crederci fino in fondo, questa l’arma
vincente rossazzurra, l’ennesimo risultato recuperato in extremis. Il
quarto posto è mantenuto, la Lazio con la vittoria di ieri agguanta
gli etnei. Ora il Palermo, mancherà oltre Spinesi anche Vargas ma il
cuore va oltre l’ostacolo, il “Massimino” sarà strapieno nonostante
l’orario e chi lo sa che Morimoto non faccia l’esordio casalingo, magari
non dal primo minuto per ricevere la tanto meritata ovazione.