Un campo a Pois, verdi e gialli. Presagi. Serie B due
vittorie, Catania, Catania, andata e ritorno. Serie A due pareggi,
Massimo, Atleti Azzurri, andata e ritorno. Colantuono non riesce proprio
a batter Marino, Marino non vuol proprio lasciarsi battere da Colantuono.
Ed anche quando la “Dea”del Fato già esulta al successo orobico, dal
“Giappone con furore”, arriva il “Maremoto Mori”, la mossa della
disperazione, Marino, una sostituzione “Kamikaze”. 4-2-4. Quarantaquattresimo,
cross, stop, tiro, gol. Pareggio. I commentatori prima.
Scettici. “Meglio non pronunciarsi”(ridarella sotto il microfono,
ndr.).
I commentatori poi. Strabiliati. “Mi ricorda Ronaldo,
un Ronaldo meno grasso”. Quanta grazia.
Semplicemente Morimoto, o “Maremoto Mori” che si voglia. Giubilo per
i giornalisti del Sol Levante sempre al seguito e finora sempre a bocca
asciutta. Esordio, quattro minuti, gol. E’ sin troppo facile
immaginare i titoli sulle testate Giapponesi di domani…. o meglio, il
significato. Quanta Grazia.
Eppure accade. Diciotto anni, “made in Japan” dove l’Italia
è un sogno ed il calcio italiano anche qualcosa di più. Dal Giappone
all’Italia. Dalla Primavera alla panchina, manca Spinesi. Si perde.
Ultimi minuti, ultime speranze. Arriva il tuo esordio. Baiocco mette
palla al centro, la vedi, arriva, la stoppi, rimbalza a terra, calci
a rete… Rete. Quanti Grazie.
E bravo Morimoto, è bravo Morimoto. Ma calma, sangue freddo,
non carichiamo di responsabilità un ragazzo che fino ad ora,
gestito come è stato gestito, è riuscito a crescere, ed ancora dovrà,
deve, crescere, per affermarsi nel calcio, italiano. Euforia
di un giorno, normalità di sempre. E’ quello che vuole, è quello
che ritiene più giusto. Continuare a lavorare, allenarsi, crescere.
Il turno infrasettimanale pesa, stavolta tanto, sulle gambe
dei rossazzurri. Baiocco e Caserta stringono i denti, altro non
potrebbero, mancano i sostituti, nel senso “materiale” del termine.
Spinesi in squalifica, spazio a Rossini, a centrocampo Izco (grande
gara, ndr) per Edusei. Unica scelta tecnica dissonante con l’undici
di mercoledì è Colucci a destra (gara incolore, ndr) nel tridente
d’attacco. Catania che non ingrana.
Il campo rende ardua la vita ai palleggiatori, Mascara ed anche
Caserta. Stop difficoltosi, come lo è giocare palla a terra, con la
sfera a carambolar impazzita tra una zolla e l’altra. Terreno di
gioco disastrato, disastroso. Calo fisiologico, condizioni disagiate,
Marino se ne avvede, può solo urlare, incitare. Poco Tonico,
poco concentrato, il Catania nel primo tempo. Lo si vede nelle ripartente
mal sfruttate, nei calci di punizione sparacchiati qua e là. Non
un gran Catania, in avanti. Tutt’altro che rinunciatario ma più
ordinato ed accorto in difesa, anche se gli orobici riescono comunque
a rendersi pericolosi, specie sul tandem di angoli che impegnano
Pantanelli, parate che valgono oro. Poi Donati, percussione,
tiro, Zampagna fa il “Defendi” della situazione, il palo è l’opposto,
la porta è la stessa, deviazione sottomisura, vantaggio per gli orobici.
Reazione abbozzata, troppa imprecisione, rossazzurri negli spogliatoi
in svantaggio.
Nulla cambia, nel Catania, qualcosa sì, nell’Atalanta. Paura
di vincere, la si percepisce a pelle, anche via etere, a migliaia
di chilometri di distanza. Sulla mediana non è più tempo per Migliaccio,
sale in cattedra Izco. Sagace l’entrata di Corona per Colucci.
Catania adesso con tre punte effettive in campo che si creano
spazi a vicenda. Mascara su tutti, che rifinisce dietro i due “lunghi”,
ha più libertà di movimento, pensiero, azione. Il Catania prende
in mano le redini della gara, l’Atalanta non fa nulla per impedirlo.
Passiva, ad aspettare il fischio finale, attimi di lucidità in un tempo
pieno d’angoscia.
E se i sogni sono desideri, le paure fan presto a diventar incubi,
fin troppo reali. E stavolta il Catania è dalla parte giusta, quella
più comoda. Nulla da perdere. Ma non si è mai segnato senza merito,
perché è impossibile dipingere con mano qualcosa che non sia già stato
dipinto col pensiero. Qualcosa in cui hai creduto. Appunto, Crederci.
Fino all’ultimo istante, crederci. Qualunque cosa accada, Crederci.
Questa la forza del Catania. Questa quella che spinge Morimoto verso
il sogno, suo personale, dei mille rossazzurri giunti a Bergamo,
delle migliaia in tutto lo stivale (ed oltre).
Si dirà di questo pareggio: meritato, non meritato? Ma chi ha demeritato
di più, certamente non il Catania! Le occasioni possono capitare
per caso. La sfera non entra mai in rete spinta dal vento.
Adesso la gara più attesa della stagione. Terza contro Quarta.
A Venerdì, al Massimino, rimbomba:
Forza Catania.