Immaginarlo così, il ritorno a casa, un sogno bello a metà. Accontentarsi è d’obbligo, pretendere molto di più un diritto del tifoso, un dovere dei giocatori. Non è il Catania di Parma, il Tardini non è il Massimino, l’erba c’è, al Tardini, al Massimino c’è, la terra, con sopra i piccioni e beccare i frutti ancora acerbi della semina. Necessità, uno spaventapasseri. A forma di assessore, o di sindaco.
Primi dieci minuti al buio, fuori dallo stadio. I tornelli aprono alle 13, tra mille difficoltà, incapacità logistiche e gestionali di chi, preposto ad un servizio così delicato, dimostra assoluta assenza di preparazione coniugata ad un’atavica tradizione domenicale, il dolce far nulla. Tutti fuori, al caldo torrido, con un elicottero a volteggiare tra i pensieri irosi, di chi sta sempre zitto, per amore, e per denaro sempre viene sfruttato, quasi sbeffeggiato. Quello che le telecamere non inquadrano è l’assoluta assenza organizzativa delle forze dell’ordine. Non c’è il tempo di perquisire tutti, non c’è il tempo di controllare i documenti, non c’è un’ambulanza a garantire i primi soccorsi.non c'é alcuno, sugli spalti, che garantisca il “posto unico”. I tifosi del Genoa, con le macchine, passano in mezzo alla fila dei tifosi in coda al prefiltraggio. Eppure le pettorine "Legea" sono tante. Tanto lavoro, tanta apparenza, in sostanza: Una Vergogna. E duole constatarlo. Scusarsi umilmente, e garantire un servizio degno di una città civile.
Partita. O quel poco che di calcio s’è visto in un campo che, fosse stato del Giarre, si sarebbe giocato a Massannunziata. “Città di Catania” campeggia in tribuna B, non ci sono dubbi. Sarebbe stato meglio, per l’immagine della città, coprire quella scritta.
Catania contratto, a dir poco. Baldini sugli spalti, ad urlare per lui c’é Atzori. A poco serve, rossazzurri carenti più come singoli che come gruppo. Mascara balbetta, Baiocco non riesce a sudare la maglia (pur impegnandosi, ndr), Vargas si guarda e non si riconosce più, Tedesco fa e disfa, Morimoto prende a calci il campo (colpa del campo, ndr). Spinesi solo, incatenato tra le maglie del Genoa a trazione anteriore, in stile “tutti indietro... ohoh”.
Mancano gli spunti laterali, la superiorità numerica, le giocate ampie, avvolgenti. Il pallone viaggia per linee aeree, intercettarle e difficoltoso, quasi impossibile, per chiunque dei rossazzurri si trovi in avanti. Palla a terra non si può giocare, colonne si sabbia ad ogni tocco, rimbalzi falsati, manco fosse rugby. Centrocampo ed attacco due lingue differenti, ed il povero Izco a far da interprete, ma niente, nulla. Il Catania ingrana, cinquanta metri e singhiozza, perde palla, la riconquista, altro giro, stessa corsa. Non più di cinquanta metri, poi l’errore. Inutile sgolarsi, squadra volenterosa, ma recidiva. Vuoi il campo, vuoi il caldo, vuoi l’impegno infrasettimanale (più probante del previsto e voluto, ndr)vuoi le tante novità da assimilare, sia come uomini che come schemi. Non è un bel vedere la somma di tutti questi fattori. Tiri in porta, pochissimi, vicino al goal, più di tutti: Spinesi. Un colpo di testa, un tiro rimpallato. Le occasioni dalle sue parti quelle sono, mancare la realizzazione non sarà certo un merito, ma oggi nemmeno una colpa. Se parola al campo, i cross migliori li metti in area lui: ma per chi?
“Seguite la Palla” gridava Baldini, “Seguite la Palla” ripeteva Atzori, ma le Passaparola tra i giocatori qualche sillaba andava persa, si trasformava tanto da rendere una semplice frase di senso compiuto pari ad un arcano oscuro, all’udito, alla comprensione. Statua d’oro a Gazzola, salvatore della patria, Stovini e Martinez, giocavano sulla fascia vicino alla panchina, là dove i consigli di Atzori arrivavano senza interferenze. Mentre nel triangolo di centrocampo regnava l’anarchia. Se il gioco del Catania parte proprio da quei tre giocatori, ecco spiegata, in gran parte, l’insufficienza di idee palesata in questi 90 minuti. Baiocco sperso, prima dietro le punte, poi laterale, poi davanti alla difesa. Il cuore pulsante del Catania è stanco, solo l’ingresso di Martinez dà nuova linfa alla manovra, circola il pallone, idee in movimento, finalmente qualche inserimento offensivo. Duetto con Izco, arrivano le prime nitide occasioni da rete. Questo è il Catania. Del Genoa poco e niente da dire, arroccato in difesa. Con Di Vaio annullato da Gazzola Gasperini opta per un 5-4-1 con Papa Waigo unica punta, gli unici brividi per Bizzarri arrivano su svarioni di Tedesco e Vargas. Meriti dei grifoni pochi, almeno in campo, perché sugli spalti i 250 tifosi al seguito danno spettacolo.
Pareggio giusto, mantenendo l’obiettività delle cose. Da un lato il Catania arrembante, ma confusionario, dall’altro il Genoa, modesto ma ordinato. La consolazione è intravedere, in questo gruppo, in questi giocatori, un potenziale latente di gran lunga superiore alla media delle attuali “dirette avversarie”. Giocatori da recuperare, alcuni da adattare, altri da scoprire. È il Catania più forte di sempre, se ne intravede la forma sotto la pietra grezza, adesso bisognerà scolpire e scolpire fino a portare questa “idea” a contatto con la realtà. Baldini nasce tra i marmi, e la pietra lavica è più dura da lavorare. Si sa nulla è semplice quando si tratta di Catania, nulla viene regalato, ma tutti insieme, uniti, anche l’impossibile è a portata di mano. Ancora con te, per te: