Difficile, impegnativo, quasi proibitivo. Trovare il “Rossazzurro” di giornata è davvero un’ impresa: una partita, quella con il Napoli, cominciata male a causa di una squadra rimaneggiata nel suo assetto difensivo e finita peggio con un 2-0 che non ammette recriminazioni, un risultato che “premia” gli etnei, fortunati a non subire la goleada nel finale di gara, quando, ancora una volta, è stato super Ciro Polito ad evitare una batosta ancora più pesante.
Sarebbe scontato, forse troppo, dare a lui il titolo di migliore in campo, per questo desideriamo non farlo, evidenziando un uomo e un ruolo troppo spesso criticati. Ovviamente parliamo dell’arbitro, il Sig. Brighi nell’occasione.
Una gara ben diretta, qualcuno oserebbe dire fin troppo facile. Qualche saggio direbbe invece che le situazioni difficili sono “a fortuna”, la bravura la si trova nell’ordinarietà di ciò che si compie, nella vita così come nel lavoro.
Christian Brighi, 34enne nativo di Forlì ed appartenente alla sezione di Cesena, comincia ad arbitrare in massima serie giovanissimo, nella stagione 2003-2004. L’esordio è in una partita quasi insignificante, Sampdoria – Siena, terminata sul punteggio di 2-1 per i padroni di casa. Fu l’unica apparizione per quel campionato non tanto fortunato per lui, salvo poi ritrovarlo la stagione seguente in sei occasioni, senza alcuna vittoria esterna e con un’equa alternanza di segni “1” e “X” in schedina.
Da lì in poi le sue capacità vengono sempre più premiate, fino a portarlo a dodici apparizioni nello scorso torneo con un’alta media di valutazioni (6,17), inferiore soltanto a quella di altri due giovani come Marelli e Gervasoni.
Quest’anno Collina lo ha designato per sei volte in serie A, con prestazioni più o meno soddisfacenti, a secondo dei casi.
Un inizio di stagione comunque difficile per la classe arbitrale, criticata a volte pesantemente, fin troppo da chi, non in diretta ma davanti ad un’immagine ripetuta decine di volte dalla tv e al rallentatore, non riesce a mettere d’accordo se stesso su ciò che vede e che non riesce a giudicare in un’ora, quando chi decide, ossia l’arbitro, deve farlo in poco più di qualche millesimo di secondo.
Decisa e puntuale la direzione di Brighi ieri, rigida al punto giusto per ottenere un rispetto che via via, con il passare del tempo, manca sempre più all’istituzione in sé, di qualunque campo, e non solo di gioco, si parli. L’unica perplessità resta sul cartellino giallo a Baiocco per simulazione, a centrocampo. Giusto ammonire se si cerca il fallo senza alcun contatto, in qualsiasi punto del terreno di gioco. Difficile stabilire (alla moviola) se e come il giocatore etneo si sia buttato, figuriamoci dal vivo e a velocità normale: assolto per insufficienza di prove.
Una decisione quella di indicare come migliore in campo il signor Brighi dettata dal non voler sempre e comunque trovare scusanti per una sconfitta, ammettendo quindi non solo di aver perduto per demeriti propri ma di essere dei “privilegiati” nell’essere stati arbitrati e quindi giudicati in ogni intervento nel miglior modo possibile. Una rarità da riconoscere, premiare ed evidenziare così come si usa fare all’inverso, quando un rigore non viene dato o un goal non convalidato.