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Commento
Un Anno, Un Giorno
   
2025-12-31 15:08:39 Segnala l'articolo manda ad un amico
 
di Seby Maina

Questa è la storia di un anno. Un anno di quelli da raccontare, un anno importante, da ricordare nel bene e nel male. L’anno 2007. Una storia che somiglia ad una favola dove la passione e l’amore per la propria squadra scacciano i fantasmi e le paure svegliandola da un incubo. Come tutte le storie, anche questa ha un momento importante e determinante, un giorno, un ricordo, che può contenere tante cose, memorie, brividi, emozioni, lacrime, passione e ciò che è difficile descrivere e raccontare. Un giorno che ha scritto una pagina importante della storia del Calcio Catania, perché è pieno di emozioni, tante emozioni, di uomini e donne, tifosi prima di tutto, tanti, innamorati della propria città, amanti del calcio, adoratori del Calcio Catania.


La storia ha inizio il 14 gennaio 2007.

Catania viene da un anno, il 2006, di quelli da incorniciare, pieno di soddisfazioni che hanno coronato i sacrifici e la sofferenza di quei tifosi che hanno seguito l’ascesa della squadra della propria città dal dilettantismo alla massima serie fra lotte e gioie.


Il 14 gennaio è Verona, sponda Chievo, ad accogliere un Catania sulle ali dell’entusiasmo, quarto posto in classifica, gioco spettacolare, risultati e soddisfazioni importanti. La squadra di Marino approda in quel di Verona con l’obiettivo di raggiungere al più presto possibile la salvezza, tentata del pensiero europeo.

La spunta la squadra clivense, 2-1, con qualche rimpianto per i rossazzurri di non aver portato a casa quanto meritato, almeno un punto.

D’ora in poi il Chievo sarà uno dei protagonisti di questa storia, sia in negativo che in positivo.


Al ritorno a casa la squadra di Marino stecca la seconda gara consecutiva contro il Cagliari in una gara in cui l’arbitro Rosetti si presenta come il principale antagonista.


Il cammino della compagine etnea sembra riprendere il passo dello scorso anno nelle successive due gare, ottenendo 4 punti, contro Empoli, prima, e Atalanta, poi, col rocambolesco gol finale di Morimoto, appena entrato in campo, che manda in delirio i supporters etnei e riporta il Catania nella quarta nobile posizione della massima competizione italiana e lanciando un inedito derby, contro il palermo terzo in classifica, d’alta quota.


Il 2 febbraio il cielo su Catania è coperto, ha piovuto per due giorni e promette male, alle 16.00 lo stadio Massimino è già pieno, così pieno da dover rinunciare di scendere ai servizi igienici, così stranamente pieno, al di là del numero di abbonamenti e biglietti venduti. Stranezze di quella sera, misteri irrisolti.

Sono le 17.55 il cielo di Catania s’illumina con i fuochi d’artificio, clima da festa, Sant’Agata è vicina, il derby è imminente, brividi di passione.

Poi, il buio.


Di qui in avanti la squadra di Marino vive un vero e proprio calvario girovagando per l’Italia tra silenzi di porte chiuse e risultati deludenti. Sono dieci le gare senza vittorie, due mesi da dimenticare. Mancano all’incirca nove punti per la salvezza, e sembrano essere tanti, troppi. Uno spiraglio di luce viene dalla trasferta di Udine, con una vittoria rocambolesca. Gol su rigore dubbio e friulani, in otto, capaci di creare pericoli costanti fino al fischio finale.


Tre giorni dopo i rossazzurri hanno l’opportunità di mettere una seria ipoteca sulla salvezza nel recupero della gara contro l’Ascoli, fanalino di coda ma agguerrito come il suo tecnico Sonetti, il vantaggio di Mascara alimenta le speranze, ma qualcosa va storto, il protagonista stavolta è Pantanelli, da “buon lupo cattivo” regala tre gol ai marchigiani, rendendo la situazione incredibile. La forza del gruppo, quello che ha ottenuto gli ottimi risultati l’anno precedente, però, riesce con caparbietà a raggiungere almeno il pari.



Reazione che si ha anche nelle sfide successive, uscendo sconfitti da Empoli, in lotta per l’Uefa, con la consapevolezza di essersi ritrovati.

Ed infatti nella sfida successiva contro il Milan, sul neutro di Bologna, riabbracciando i propri tifosi, il Catania ottiene un pari contro una squadra con la testa rivolta alla finale di champions league.


Manca poco al traguardo salvezza. Si parte per Genova con la speranza di chiudere anticipatamente questa agonia. Di fronte ad una Sampdoria, tranquilla e demotivata, ecco ancora una papera di Pantanelli a distruggere risultato e morale di una squadra che sarà costretta a giocare tutto in una sola gara. Una finale per sopravvivere, contro il Chievo, quel Chievo che ha aperto l’incubo, sul neutro di Bologna.


Il sogno rossazzurro di qualche mese prima è ormai un incubo brutto dal quale pare difficile svegliarsi. Solo la passione e il sostegno dei propri tifosi potrebbe aiutare questa squadra ad uscirne fuori.


27 maggio 2007

A Bologna è una giornata uggiosa. È maggio, ma il cielo è coperto promette pioggia. Bologna è una città tranquilla e quella mattina pare non voglia svegliarsi. E’ mattino presto quando la città emiliana viene invasa da centinaia, prima, e migliaia, poi, di supporter rossazzurri colorati di rosso, calore, e azzurro, speranza.


Ore e ore di attesa che passano volentieri, perché in fin dei conti ci si sente a casa. Un uomo, una macchina, tanta benzina, le bandiere rossazzurre fuori dal finestrino e una cassetta di Castiglia in giro per Bologna a segnalare che “i tifusi do Catania semu tutti pari ca”, emozioni di una giornata che nel bene o nel male segnerà la storia del Calcio Catania.


Bologna è invasa, Catania è arrivata. 8000 circa le unità. Catania porta con se quella su specialità, qualcosa di proprio, incontrarsi per strada e farsi coraggio a vicenda, clacson che suonano in prossimità di sciarpe rossazzurre, brividi, è come sentirsi a casa.

Bologna e' una vecchia signora dai fianchi un po' molli, col seno sul piano padano ed il culo sui colli. Catania è ‘na pupa, capiddi castani labbra carnusi e l’occhi ruffiani. Bologna capace d' amore capace di morte, che sa quel che conta e che vale che sa dov' e' il sugo del sale, che calcola il giusto la vita e che sa stare in piedi per quanto colpita. Catania da guerra, Catania urricata, distrutta e pì setti voti rinata, non c'entrunu i soddi, non c'entra a furtuna, Catania ndo Munnu ci nnè sulu una...

Il sostegno è unico, ore di incitamento, il Catania ha finalmente il suo uomo in più, perso spudoratamente e ritrovato fortunatamente al momento giusto, nel giorno in cui ci si gioca tutto.


Inizia a piovere, il cielo resta coperto, inizia la partita, primo tempo che si conclude sullo zero a zero, la pressione aumenta.

Ad inizio ripresa qualcosa sembra essere cambiato, quel cielo coperto di febbraio che ci accompagna anche in quel di maggio comincia ad aprirsi, prima un raggio di sole, poi Rossini, il Chievo però non molla, sugli altri campi i risultati sono anomali ma previsti, il sole illumina il Dall’Ara, Minelli pensa a riscaldare i tifosi, gioia, lacrime, abbracci, passione, euforia. Catania si sveglia, l’incubo è finito.

La festa continua con caroselli sparsi ovunque da Catania a Bologna, complimenti reciprochi con i tifosi clivensi esempio di tifo e sportività, lasciarsi alle spalle tutto e sfogarsi dalla tanta rabbia accumulata, Catania c’è e non molla. Bello, bellissimo.


Come quando, stremati, sulla via Emilia si affianca una macchina che sventola bandiere gialloblu, perché il Parma s’è pure salvato, in maniera diversa però, ci si affaccia dal finestrino sciarpa alla mano e si urla “FORZA CATANIA!”.
 
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