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2026-05-30 18:11:44 Segnala l'articolo manda ad un amico
 
di Marco Di Mauro

Una stagione, un lungo cammino, fatto di attimi, gloriosi a volte, cupi altre. E quando salvi la pelle ad un passo dal baratro, dopo essere stato parecchio tempo con entrambi i piedi nel vuoto, risulta difficile trovare la chiave di volta che ha reso possibile tale impresa; è più un intreccio di destini, fili trasparenti che prendono consistenza solo all’ultimo istante, dolce paracadute.

Ricorderemo:

Il goal più emozionante. Nella partita più importante, il sigillo ad un riscatto pieno, da tante e troppe immeritate angherie, del fato, e dei rivali. A siglarlo è Martinez, terza rete del successo interno contro il Palermo; il primo derby di Sicilia vinto nella massima categoria nazionale. Una prodezza balistica, al Presidente che gli chiederà: “Ma cosa hai fatto?”, il “Malaka” risponderà “Non lo so Presidente, lo guardi alla Tv perché è una cosa spettacolare”. E come dargli torto, nella sua scatenata “Derby Dance”. Poco importa se Fontana se la prende su con lui, è peperoncino che rende ancor più gustoso il “Trittico alla Catanese”. Una rete indescrivibile, passaggio di Colucci sul limite alto dell’area di rigore a destra, stop, un occhio al pallone, uno alla rete, punizione in movimento con Biava che salta, aggirato dalla traiettoria che fa la “gobba” proprio davanti alle mani di Fontana, proteso in tuffo, e s’infila in rete quasi fischiando per la curva incredibile che descrive. Delirio sugli spalti. Indimenticabile.

Il goal più bello. Il Cagliari è tabù per il Catania, l’unica squadra ad aver espugnato il Massimino la passata stagione. Sul finire di campionato lo scontro tra le due isolane sa di spareggio salvezza anticipato, e quando Conti, su punizione calciata 10 metri più avanti del giusto, esce dalla mischia col pallone sui piedi, vedere la rete che si gonfia è un mezzo psicodramma. Cala il gelo, e nonostante il primo tempo abbia ancora da finire dagli spalti arrivano i primi fischi alla squadra ed i cori contro la dirigenza, il clima in curva è di aperta contestazione, e perdurerà fino al termine della gara, nonostante il risultato. Quando all’improvviso, proprio allo scadere, sul coro “Direttore faccelo sto gol”, il Catania va a battere un calcio d’angolo, parabola bassa e tesa che Baiocco intercetta e prolunga di tacco, ne viene fuori un campanile che prende in controtempo la difesa cagliaritana e punta diretto e morbido verso la zolla di terra presidiata da Silvestri, che sguardo al cielo, lo vede, lo aspetta, si coordina, spalle alla porta, rovesciata piena, al volo, angolino, palla più veloce di Storari. E’ il pareggio, è un goal meraviglioso, quello che da un difensore proprio non t’aspetti. Un goal che si rivelerà importante, parecchio, mai però, emotivamente, come quello che di fatto regala ai tifosi etnei la terza permanenza consecutiva in A.

Il goal più importante. Un’altra volta Martinez, ed in verità le reti sarebbero due; l’opera inizia a Torino, quando in un mischione furibondo trascina il pallone in rete con una parte non meglio precisata del corpo, rete che fino al 90’ regalerebbe vittoria e Salvezza al Catania, festa sciupata dalla risposta di Del Piero, un punto, uno solo, ma quanto fondamentale lo si capirà solo sette giorni dopo. La Roma si gioca lo scudetto al Massimino, grazie al punto di Torino il Catania può mirare anche al pareggio, passano però solo 10’e l’accoppiata Vucinic-Busce’ manderebbe il Catania in B, pensate, per la differenza tra goal fatti e subiti negli scontri diretti tra siciliani e toscani. Non si può retrocedere, non si può retrocedere così, assalto all’arma bianca verso la porta di Doni, che regge, miracolosamente, tanto nel primo che nel secondo tempo, traverse, due, parate miracolose almeno tre, una rete annullata, sembra di giocare contro il destino, ed invece, a 5’ dalla fine, tutto si compie. Morimoto, stop in area, tiro diagonale, tentato, strozzato da Perrotta, deviazione e carambola che porta la sfera sul destro dell’uruguayano, in quel momento, infinità di pensieri: “spingi la palla dentro e ci salviamo, lo stadio esplode, cambia la classifica, diventi cannoniere, sarai il salvatore della patria, ma spingi quella palla dentro, e non sbagliare, Doni è lontano, dipende tutto da te”. Logica e fortuna vuole che un attaccante pensi solo a segnare, e dopo aver segnato anche a tutto quest’altro. Rete. E tutto si compie, nella più assoluta semplicità.

Una stagione piena di grandi emozioni, e grandi traguardi, di prestigio come la Coppa Italia, all’insegna del “minimo indispensabile” in campionato.

Ricorderemo:

Un grande terzino sinistro
, che rivedremo presto far sfaceli nelle Coppe Europee. Cinque reti, una più bella dell’altra, sempre dalla distanza: Siena, Reggio, Udine, Firenze, le uniche due perle regalate al pubblico di casa contro il Napoli e la più bella, contro il Milan, che valse la qualificazione ai quarti di finale. Cross di Mascara, come da schema, siluro al volo dai 30 metri che s’infila tra la barriera umana incastrandosi all’angolino, dove Kalac non arriva; corsa verso la panchina ed inchino ai tifosi. Non solo goal, anche assist, e grandi gesti tecnici, il sunto contro l’Udinese, in casa, quando aggira Mesto inchiodandolo sull’erba, scatto bruciante, pallone al centro, rete di Mascara. Siparietto contro il Torino compreso, con Baldini a rimproverarlo dopo l'espulsione: "Zitto, devi stare zitto". Suerte, “Loco”

Quella con l’Udinese, una delle tante partite “sensazionali”, il ritorno di Marino al Massimino dopo Promozione e Salvezza, la sua prima nella panchina destra, quella degli avversari; a seguire la sfida col Palermo, di per sé speciale, ulteriormente avvalorata dal sapore che avrebbe ( ed ha) avuto battere Guidolin, e per i tifosi come per l’allenatore, allora Baldini. Oppure la semifinale di ritorno, contro l’Udinese, in casa, decisa all’ultimo minuto dalla zampata vincente di Morimoto, dopo un’incredibile sequela di errori Spinesi-Mascara.

Gioie e dolori, dolori come i tanti goal “scivolosi” subiti, spesso, quasi sempre, decisivi. Al Catania si segna più tirando da lontano che da vicino, aprono Pisanu e Rossi, con Bizzarri in porta, alla prima di campionato, ci pensa poi De Ceglie, quando Polito ha avvicendato l’argentino a difesa dei pali, e proseguono Caserta, Vigiani ne fa due in una sola partita, a Firenze è la volta di Mutu, ad Empoli ci pensano Giovinco e Budel, e non finisce qua, Pato, Diamanti, Quagliarella, nel frattanto che Bizzarri torna in porta, contro la Sampdoria, altro gol da lontano, con saponetta sui guantoni, gloria a Palombo, e qui ci fermiamo, se 12 sono pochi, 13 con quello di Totti, in Coppa Italia.

Si consolida , restando in tema portieri, la fama di Polito come para-rigori, a Doni ne para 2 su 2, uno all’andata ed uno al ritorno (all’andata va fuori), completa l’opera ipnotizzando Maccarone, a Siena, ne escono fuori due pareggi importanti. La parata dell’anno resta però quella di Bizzarri, in Coppa Italia, contro il Milan, sull’1-1, decisiva per il passaggio ai quarti. Rovesciata di Gilardino, il portiere argentino la spazza via dall’incrocio dei pali con un colpo da circo.

Il cambio più azzeccato dell’anno è Spinesi, che nel periodo di “sterilità” e contestazione due volte entra dalla panchina e due volte segna, contro Atalanta e Milan. Bene anche quello che avvicenda Tedesco con Colucci nel derby. Degenerative le entrate a gara in corso di Martinez e Mascara. Decisivo, ma ne abbiamo già parlato, anche Morimoto, e in Coppa e nella gara salvezza con la Roma, suo l’assist (involontario) per Martinez.

Di assurdità, singolarità o curiosità che si vogliano chiamare, ne abbiamo viste tante, dall’inizio inizio, alla fine. I metodi d’allenamento proposti da Baldini hanno contribuito non poco: Tedesco che annaspa in piscina causa il suo galleggiamento non perfetto, gli allenamenti con un occhio bendato, i girotondi a centrocampo, le porte trasportate da tutti i giocatori, il pallone scagliato in tribuna da Sardo, senza contare i tre dissidenti (Pantanelli, Falsini e Biso)ad allenarsi tra le auto dei colleghi; e poi in campionato: il calcione nel sedere a Di Carlo, l’addio di Caserta a stagione iniziata ed i fischi al suo ingresso in campo, l'uscita sena preavviso di Cassano, Terlizzi schierato in attacco a Reggio Calabria, Mascara schierato terzino, sempre, i baci infuocati tra Spinesi e Vargas, la sfortuna di quel colore arancione, indosso a giocatori o portiere non importa, il campo color sabbia, il battibecco Biagianti - Gattuso col catanese a ironizzare "gli avevo solo chiesto se avesse una ricarica della vodafone", le code ai prefiltraggi, il silenzio stampa, ed i silenzi della Nord, la contestazione alla società, biglietti in mano “tutta la curva deve pagare, il direttore ha bisogno di noi” o “Ho visto il direttore con mille lire in mano [...] e vuoi vedere che si vinniu a pattita”, oppure la contestazione a Farina, applausi e cori, nella gara contro l’Inter, con tanto di terzo tempo annullato al grido: “Non lo faccio”, le corbellerie di Celi e degli altri giovani impiastri mandati da Collina, nonché l’inquietante presenza dello stesso designatore ad ogni sconfitta esterna del Catania da Genoa in poi fino a Livorno, passando per Empoli, dove il presidente Corsi ricorderà, come il suo civilissimo pubblico abbia costretto “il fischietto più famoso del mondo” ad allontanarsi dalla Tribuna Autorità a suon di insulti e minacce; giustificando il provvedimento di “scorta” per il numero uno dell’Aia.

Ingiustizie, tante, a mezzo stampa e video. Per Alberto Brandi “Baldini si recava a Massannunziata con armi di difesa” e Zenga meritava i migliori se non altro per il “coraggio” di accettare una simile piazza; Per Corsi, mister “Catanesi Mafiosi e Pezzi di ...” la rete di Martinez è una farsa” ed il pubblico rossazzurro non merita la A per la sua condotta violenta, rimandiamo a quanto detto prima, su Empoli, e rivanghiamo un Empoli – Reggina, 3-0 al primo tempo, conclusosi 3-3; sull’ondata di “rosicamento” anche De Rossi e Conti dicono la loro “E se a Catania ci fosse scappato il morto”, e già, quando i loro ultras danno fuoco ad un pullmino pieno di tifosi catanesi, o fanno gli agguati coltello in mano a Ponte Duca D’Aosta, o devastano il Coni, le caserme di Polizia, in quel caso, è una ragazzata, e Palazzi, da uomo del Palazzo, non apre certo un’inchiesta, sul Catania sì.

Ma è il calcio, come dice Maurizio Mosca: “Dove ci sono incidenti ci sono i catanesi” peccato che in quel caso, contro la Juventus, a lanciare una bomba carta verso il prefiltraggio della Nord fosse stato un Ultras Juventino, come si dice “questione di sfumature”, spiegatelo alla Gazzetta dello Sport, basta una contestazione fatta da quattro “buuu” ad un loro inviato, in una conferenza aperta al pubblico, per giustificare il fantomatico “Ultras alla Conferenza Stampa”, seguono compiacimenti per la condanna sul caso Mobbing (“la società farà bene a cambiare condotta”), poi archiviata col consenso delle parti, mentre le quattro uova sul pullman del Palermo prendono il sopravvento sul clima civilissimo dell’intero Massimino, al derby, ma per i loro inviati c’è solo la “tristezza di un settore ospiti pieno di bambini”, e vabbé, sfumature. Non finiremmo più, chiudiamo con una massima, botta e risposta, tratta dal web:

<< A: Ma ancora c'è gente che compra la gazzetta dello sport a catania??"

B: ..io sono abbonato al giornale dal 1991 ed intendo rimanerlo a lungo...

C: io è dal 31 luglio del 1993 che non la compro più... >>

Ognuno il suo, come si suole dire, a noi la Salvezza, agli altri...

 
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