E’ stato un infortunio che lo ha costretto a fermarsi, tanto tempo, ed a ricostruire dal principio una carriera porta avanti sempre con grandi sacrifici ed interrotta ad un passo dall’apice. Pablo Ledesma viene definito un uomo che “sa maneggiare il tempo, dentro e fuori dal campo”. Il tempo, non è riuscito a logorarlo quando Basile, ex allenatore del Boca, lo considerava un giocatore utile solo in panchina, Ledesma ebbe pazienza, non andò via, si guadagnò la maglia di titolare. Il tempo, quello dell’infortunio, una pubalgia, stavolta insopportabile, ha rischiato di abbatterlo, psicologicamente.
“E pensare che ho sempre riposto la massima cura al mio fisico, per mantenerlo integro. Ma nel 2007 sono iniziati i miei problemi, e non sono riuscito a concludere l’anno come avrei voluto, come l’avevo iniziato, alla grande. Ho perso progressivamente agilità, lucidità, velocità, corsa. Sentivo che il mio corpo non rispondeva più a quel che la testa gli ordinava. Il 2008 è iniziato nella stessa identica maniera. Giocavo, pur sapendo che la situazione sarebbe così peggiorata, ma non volevo smettere perché avrei potuto perdere tutto quello che fino ad allora mi ero guadagnato. Così ho iniziato a limitare il mio gioco per limitare il mio dolore, fino a quando non si fece insopportabile, e fui costretto a fermarmi. Adesso mi rendo conto che questo comportamento ha danneggiato sia me che la mia stessa squadra.
“Persi terreno, persi tempo, dovetti iniziare nuovamente da zero, in tutto. Non è stato facile, anzi, difficile da sopportare forse più dell’infortunio in sé, però, ora che sto guarendo, so d’aver scelto la strada giusta.
Perse il ruolo da titolare nel Mondiale per Club che il Boca giocò in Giappone, contro il Milan; perse l’inizio del campionato argentino e della Coppa Libertadores, giocò solo sei partite e si dovette nuovamente fermare, ancora una volta, quel dolore.
“La pubalgia è un infortunio ingannevole, credi di sentirti bene, di non avere più problemi, e puntualmente torna a farti male. Quella volta mi fermai totalmente, per un interno mese”.
Ed a chi gli chiede, come stia adesso, che ha ricominciato a giocare risponde:
“Non sono ancora riuscito a recuperare la condizione migliore. Le cose iniziano ad andare meglio da poco tempo, ed ancora il ricordo dell’infortunio si fa sentire, ed un po’ mi blocca in quei momenti quando so di dover forzare il ritmo. Quel che ho più a cuore in questo momento è riuscire a rendere per come so di poter garantire. Dico sempre che il meglio sta per arrivare, ma perché arrivi devo far le cose per bene.
Riprendersi dalla pubalgia è dura per qualsiasi giocatore.
“Nei momenti in cui sei fermo, ed ogni passo che fai è una fitta, passano mille pensieri per la testa, sai solo quel che non puoi fare, e non sai quando potrai farlo nuovamente. Stare fuori squadra è terribile, viene il dubbio se riuscirai mai a ritornare davvero come prima, ed è una preoccupazione assillante, che non ti abbandona, ma devi vincerla, per vincere l’infortunio.
Non gli piacciono le luci dei riflettori, parla poco con la stampa anche se l’interesse che suscita nei media è sempre alto, lui preferisce tenere un profilo basso, star lontano dalla ribalta e vicino a sua figlia ed alle cose di ogni giorno. E’ come avesse creato un suo mondo parallelo, ben distinto da quello del calcio, riservato ai suoi affetti ed alla sua privacy, e lo difende con orgoglio:
Vivo la vita che vive qualsiasi altra persona. Non mi ritengo speciale solo perché gioco nel Boca, certe volte preferirei davvero passare inosservato, e credetemi, faccio di tutto per riuscirci. Non mi maschero, né mi metto cappellini, occhiali e roba varia, diciamo che ho la fortuna di avere in squadra giocatori molto più famosi e celebri di me, il che mi aiuta a non essere al centro dell’attenzione. Voglio poter andare liberamente al parco, nelle piazze, a portare mia figlia a giocare, al supermercato, senza che qualcuno mi saluti, non perché mi dia fastidio, ma semplicemente mi imbarazza. Al di fuori del calcio mi piacerebbe e vorrei essere una persona qualunque. Per questo giro alla larga dalle telecamere, dalle cronache dei giornali, vado poco in televisione. Mi piacciono le cose semplici della vita, e cerco di godere di queste”.