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All'Ottavo Cielo
   
2025-12-02 19:58:04 Segnala l'articolo manda ad un amico
 
di Fabio Alibrio

Vincere il derby: sogno di ogni tifoso, oggi realizzato, che vale tanto, forse troppo, quasi quanto la posta in palio messa in gioco dall’intero campionato.
Sarebbe stato più bello, allegro ed entusiasmante se tutti avessero partecipato con lo spirito di sempre, quello di chi non molla e sostiene per 90’ senza arrendersi, come il Catania di oggi. Uno sciopero preannunciato, discutibile ma rispettato dalla curva Nord, meno dalla Sud, in silenzio per non più di un tempo.

“Ma va bene così” direbbe Vasco Rossi, Catania può dirlo, Palermo anche, la Sicilia è in festa: una gara, niente di più, è lo sport a vincere, oggi. Non fu così dieci mesi fa, un uomo prima che un poliziotto ci andò di mezzo: vecchi ricordi, da allontanare e non dimenticare per evitare di ricadere negli stessi errori, tragici, violenti e deleteri per l’immagine di una città intera. Lezione che sembra ormai essere entrata nella testa di ogni singolo individuo, almeno qui.

La gara è atipica, negli spalti così come in campo: bisogna abituarsi al silenzio, per farlo necessità concentrazione, studiarsi nei minimi particolari per poi giocarsi tutto dopo i primi 20’, con contropiedi ed occasioni micidiali, da un lato e dall’altro.
La prima capita al Palermo, è la traversa a salvare Polito il pubblico a spingere il pallone con gli occhi nella sbarra trasversale.

Goal sbagliato – goal subito. Binomio più vero non è mai esistito nel calcio: Spinesi mette al centro, Mascara stacca di testa e fa 1-0. Il Massimino esplode, si applaude ma basta più, il silenzio continua ad essere mantenuto nelle curve, non in Tribuna: paradosso del calcio, l’ultrà zitto e lo spettatore che tifa, sintomo di una decisione poco condivisa e capita, forse perché irrazionale.

Etnei sempre più padroni del campo ogni minuto che passa, dal goal di Mascara alla fine del primo tempo, fino a trovare il raddoppio con Spinesi, su rigore: il fallo è netto, Trefoloni non vede, è indeciso, il primo assistente si dirige verso il limite inferiore dell’area di rigore, perpendicolare alla linea di fondo; è il segnale, tutti capiscono, i giocatori del Palermo protestano furibondi, il pubblico esulta quasi incredulo per una sensazione strana, ormai dimenticata: è il primo rigore della stagione 2007/2008.

Si va negli spogliatoi contenti, orgogliosi di una squadra scesa in campo nel migliore dei modi e corretta, per cause non dipendenti dalla volontà del mister quale l’infortunio di Tedesco, dall’ingresso di un Colucci in ottima forma, insostituibile in campo anche quando è costretto a stringere i denti, nella ripresa, per un risentimento muscolare.

Già, il secondo tempo. Fischi assordanti accolgono l’ingresso di Caserta sul terreno di gioco; lui ricambia siglando la rete del 2-1. Ne viene un momento di sofferenza, utile a rafforzare in questo Catania un elemento che già unito è, quello della compattezza.
Il tutto dura fin quando il numero 20 rosanero, ex 26 rossazzurro, non si fa espellere per un brutto fallo a centrocampo: decisione affrettata del signor Trefoloni, condizionata forse dalla tensione che si respirava nei confronti del calciatore sugli spalti.

Il Catania torna a dominare, “nonno Fontana” di miracoli ne fa, e parecchi: nonostante l’età si dimostra agile come un felino, quasi fosse un gatto, prima sulla punizione di Colucci e poi sulla conclusione da distanza ravvicinata di Martinez che, non contento e voglioso di gloria, decide di regalare a tempo ormai scaduto una perla balistica eccezionale, con un eurogol che fissa il punteggio sul definitivo 3-1.

Ottavo posto in classifica, pari i punti (18) a quelli di squadre blasonate come Milan, Palermo e Napoli. Un sogno, quello di vincere il derby, che ne racchiude un altro al suo interno: raggiungere la salvezza nel più breve tempo possibile.


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