Per andare allo stadio, per prendere acqua, fino a non sentirla più.
Al Massimino, c’è il Catania. Qualsiasi nome abbia l’avversario, avversario resta.
Priorità. Mentalità. Riconoscenza.
Ci ricorderemo
I troppi flash, la troppa fila ai tornelli, le troppe facce ignote. Ci ricorderemo di Spinesi e di Mascara, ci ricorderemo quell’attimo e la voglia di andar via, finisca così, finisca adesso. Ma ci ricorderemo anche 74 altri minuti, di emozioni. Comunque sia andata.
Di una “squadra fortissimi”, lei sì rimaneggiata, nel cuore, nella testa, e nelle gambe. Baiocco, Martinez e Silvestri. Chi la nobiltà l’ha sul gonfalone di famiglia, e chi la tiene stretta nel suo profondo. Cambiano i fattori, i giocatori, sì. Mille volti, un’anima. Catania.
E di un nuovo acquisto. Elencando la formazione ospite, la percezione d’udire nitido: “Rocchi”. Far di conto, arrivare a 12. E realizzar, non il giocatore, trattasi del fischietto. Ché se un fuorigioco puoi non vedere per assegnare quel rigore devi sbagliare.
Non del risultato. Del risultato No. Delle facce sì, ce ne ricorderemo. Passeranno anche i commenti faziosi dei Pulcinella in penna e guinzaglio, ma le facce... Eccoti qua, “cara” Juventus, giunta da conquistatrice, ora reduce miracolata, malconcia e piagnucolante.
Tacchi a spillo, abito sa sera, acconciatura, trucco e gioielli, da Signora.
Doveva essere passeggiata, si fa scalata, e la signora è schiaffeggiata. Costretta a faticare, mani da nobildonna a lavorare, tacchi rotti, piedi nudi e rincorrere, scivolando sulla pietra lavica. Non è Chanel, si chiama sudore quello che ti rovina il “trucco”, affanno quello che ti scompiglia le perfette ciocche.
Frigni e urli, Isterica. Ed appari, viziosa e viziata, così come sei. Guardati in faccia. Guardatela in faccia. Questa è la Juventus.
Casa nostre. Vita nostra. Regole nostre, Noi non baciamo le mani.
E Prenditi pure questo misero punto, ma prenditelo senza onore. In ginocchio. Come solo tu sai fare. Occhi bassi.
In piedi stiamo noi. Sguardo fiero, dall’alto in basso, vederti là. Ed un pensiero: me lo chiedessero, per tutti i giorni miei. Meglio soffrir per quel che sono, che gioir per quel che sei.