Un cavaliere che vaga in mezzo alla tempesta, tra tuoni, venti, pericoli e il terrorizzante buio.
Il Catania è questo, dopo la sconfitta di Livorno.
Di nuovo, maledettamente, di nuovo. Sembra quasi un assurdo disegno del destino, come l’anno scorso; un tunnel che sembra non finire mai, sempre più profondo, sempre più angoscioso, così come la classifica.
Livorno, ancora casa degli spettri.
Come qualche anno fa, nel 2003/2004, quando al 90esimo Igor Protti e l’arbitro De Marco soffiarono tre punti ai rossazzurri. La partita finì 2-2, ma quel pareggio fu più amaro di una sconfitta.
Musi lunghi anche un anno fa in quel del Picchi, perché Fiore e tre volte Lucarelli trafissero senza scrupoli il Catania, rendendo vano l’iniziale vantaggio di Sottil. Delusione.
Simile a quella di ieri; si chiami Protti, Lucarelli o Diamanti, cambia poco.
Livorno sì, terra di delusioni, ma anche preludio alla gioia.
Nel 2004 arrivò una salvezza tranquilla, a soli 6 punti dallo spareggio “promozione/retrocessione” col Perugia, quartultima classificata della massima serie. Il tutto in barba a chi ha sputato, mangiato e infierito su una squadra “ripescata” e “ingiustamente mantenuta in B”.
Fu l’anno che sancì la fine dell’era Gaucci e il cambio al timone con Pulvirenti.
Anche l’anno scorso, gli spettri della città toscana, furono scacciati in tempo: dopo un ulteriore sconfitta con la Roma nel silenzio di Lecce, il Catania ritrovò la retta via, mettendo a segno quattro punti pesantissimi ai fini della salvezza, a Parma e ad Udine.
Tutti conosciamo come è andata a finire, con la gioia “bagnata”di Bologna e la gioia sfrenata, incontenibile, meritata, dopo la sofferenza del silenzio dei campi neutri e le ferite a un popolo inflitte da bocche larghe…
Catania ha trionfato, dopo aver sofferto. Catania splende, dopo essere sepolta dalle cenere. Cataniarinasce, alla faccia del destino avverso e maligno.
Forse perché la gioia è più dolce dopo il tormento…
Soffrire, vuoi o non vuoi, è nel Dna del Catania, e dei catanesi…
Ma è un supplizio “positivo”, quasi un attesa angosciante di quell’aspettato sorriso, che sai che arriva, ma si fa attendere pazientemente, beffardo…
Da Livorno, si è sempre passati e tornati malinconicamente. E’tempo che tutti insieme, tifosi, calciatori, dirigenti, raccolgano lo sconforto per trasformarlo in successo, già da domenica, a casa nostra, al Massimino, con il Cagliari..
Aspettiamo che l’Armando Picchi sia l’ultimo istante di buio prima dell’Aurora: quando la tempesta cesserà, i venti si placheranno, e il Cavaliere Etneo, spossato ma implacabile, ritroverà la strada maestra verso l’amata Salvezza…