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Commento
Uomini di "Parola"
   
2026-04-12 20:38:34 Segnala l'articolo manda ad un amico
 
di Marco Di Mauro

In una gara così bloccata,

tutto poteva accadere, solo a palla bloccata.


La differenza di una rete, quanto basta per aggiudicarsi la partita, è tutta un’invenzione di Miccoli, in compartecipazione con una “lacuna” difensiva, troppo grossa, come troppo ghiotta la punizione.

Prima sconfitta per Zenga, e per il suo Catania,

ma contro il miglior Palermo, e soprattutto, tenendo il campo in maniera egregia, senza strafare, ma controllando il gioco fino ad annullare l’intero sistema offensivo rosanero.

Partita incanalata verso un equo e giusto pareggio, occasioni poche ma importanti, divise ambo gli schieramenti. Sono come al solito le sostituzioni a cambiare le carte in tavola, all’ingresso di Miccoli sarebbe stato più prudente l’inserimento immediato di Baiocco, anziché un ragionatore avanzato di centrocampo come Mascara; ma i perché della panchina spesso hanno fondamento più concreto delle congetture dagli spalti.

Il calatino è un giocatore di continuità più che da “cambio di marcia”, ed ha dimostrato ancora una volta di risultare poco efficace se schierato a partita in corso. Zenga non può sapere tutto subito.

Un punto perso, ma al contempo la piena consapevolezza di un gruppo rinsaldato in ogni suo componente, ed in ogni sua componente. Concentrazione alta, salvo ingenuità fisiologiche, poche, di cui l’ultima coincide purtroppo col destro a giro di Miccoli. Dove è più la barriera ad aprirsi, che Edusei a far uno sciocco fallo.

Ma il Catania riesce anche a pungere, mettendo più volte in ambasce la difesa rosanero, forte di nome ma non di fatto. A mancare è forse la spregiudicatezza del tiro in porta, se Cassani può centrare la porta da 30 metri può farlo anche Baiocco da 20, o chiunque altro, da dovunque, l’assenza di Fontana, senza voler infierire sul ricordo di Agliardi, avrebbe dovuto incentivare certe soluzioni. Provate, ma sulle quali si sarebbe potuto insistere.

La non eccezionale partita di Vargas restituisce l’immagine di una squadra che, anche nella difficoltà di imporre il proprio gioco, riesce comunque a non subire quello avversario, che chiude il secondo tempo con un attacco a quattro. Con la chiave del centrocampo, Colucci, risoluzione al domino che ha portato al tracollo, avremmo parlato, forse, chissà d’un altro risultato, più probabilmente, avremmo visto un’altra partita, tattica, soprattutto nei minuti cruciali.

Alla fine non importa. Il Catania ha dimostrato d’essere forte, campo e carattere, al di là delle singole prestazioni, al di là del risultato, al di là delle parole, “robe” che dividono gli uomini dai quaquaraquà, ai quali (con le dovute eccezioni) non si stringe la mano.

Ecco, uomini di parole, e uomini “di parola”, per il Catania, e per i suoi tifosi la sola deve essere: Salvarsi.
 
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