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Giovedì Apr 14

Flash News

SMN: "Pubblico ed Aggressività per Battere la Lazio"

Parla il tecnico etneo Simeone, ex bandiera della Lazio, in previsione dell'incontro presente - passato: "Con la Lazio ricordi indimenticabile, ma il futuro si chiama Catania, e conquistare i tre punti sarà determinante, ai biancocelesti auguro ogni fortuna da lunedì in poi. Servirà aggressività a centrocampo.

A Catania Arbitra Rizzoli

=Sarà Rizzoli di Bologna a dirigere Catania - Lazio. In questa stagione il fischietto felsineo ha già diretto i rossazzurri nel pareggio interno contro la Fiorentina e nel successo contro la Sampdoria. Predilezione per il pari nei 16 precedenti stagionali.

Undici: La Grande Occasione di Ledesma

=L'opaca prestazione di Bari non può che condizionare le scelte in vista della sfida contro la Lazio. La nostra formazione: Fuori Bergessio, Marchese e Lodi, diamo occasione di rilanciarsi a Ledesma, Gomez e Capuano. Fiducia a Ricchiuti, che vorrà riscattare la meritata sostituzione ed a Lopez. Andujar insostituibile. Scrivete la vostra formazione..

LM:"Vorrei Massimino come nel Derby"

=Prima parte della conferenza stampa dell'addì Pietro Lo Monaco. Si parla di calcio giocato: "A Bari patito il caldo. Bicchiere comunque mezzo pieno. Il Bari è la dimostrazione che anche una squadra allestita a dovere può retrocedere per colpa di eventi sfortunati. Contro la Lazio, se il pubblico catanese non è figlio dell'evento, mi aspetto un Massimino pieno come nel derby".

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All'Elefante "Ci roli a Carina"

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di Daniele Lodini Mercoledì 13 Aprile 2011 00:03

=Una squadra si costruisce dalla difesa. Prima di tutto non prenderle, con la miglior difesa si vincono i campionati. Pieno Italian style, nessuno lo dice e tutti lo fanno. L’accezione pavida conferita al termine catenaccio fa sì che siano più quelli che lo seguono di quanti non lo “difendano”. Da contraltare gli fanno il calcio totale, il “football bailado”, il calcio spettacolo. Queste culture pongono al centro della costruzione di una squadra la tecnica molto più della tattica, l’estro molto più della disciplina, e va da sé che il progetto si fonda sui reparti più avanzati, almeno dal centrocampo in su. Le culture sono tante, le prospettive diverse o diametralmente opposte talvolta. Un pensiero le accomuna davvero tutte però, che sia un gioco spregiudicato o prudente, che adotti il possesso palla o il contropiede, al di là dell’atteggiamento, oltre la tattica: la squadra la fa la sua spina dorsale.

L’asse centrale è la componente basilare. Portiere, difensore e centrocampista centrali, punta. Attorno a quest’ossatura si costruisce il resto della squadra, da questa intelaiatura può dipendere il successo o il fallimento della squadra.

Prendi un’incompiuta da quarant’anni, metti dentro Lucio, Motta, Sneijder e Milito e viene fuori una squadra leggendaria. Prendi un Catania che nella passata stagione mancava solo della punta di quest’asse, e da condannata diventa storica, letteralmente dato il record di punti stabilito nonostante il notevole handicap del girone d'andata. La storia del calcio trabocca di questi aneddoti.

La spina dorsale del Catania quest’anno ha avuto qualche acciacco, e con lei tutta la squadra. L’estremo difensore non ha dato quella sensazione di sicurezza, marchio di fabbrica nella passata annata. La difesa ha dato prova di grande solidità. Il centrocampo falcidiato dagli infortuni non ha potuto dare un contributo importante. L’attacco è partito a rilento per quelle che erano le attese, ma è in crescita.

Le prestazioni stanno crescendo, la curva del rendimento rossazzurro ha avuto un’impennata suggellata dalle quattro vittorie di fila interne, che sono da ascriversi in buona parte al rendimento crescente della mediana nella zona centrale. Ricchiuti trequartista e Lodi provato play basso hanno saputo dare quello che lì in mezzo è mancato per buona parte della stagione. Anche Maxi Lopez è tornato assoluto protagonista, con le reti ma non solo. La mole e la qualità del lavoro che svolge per la squadra fanno ben sperare in previsione del finale di campionato. Prima che spina nel fianco delle squadre avversarie, parte della spina dorsale della nostra. Se chiuderà il campionato in doppia cifra avrà realizzato più di 20 marcature in un anno e mezzo, e considerato che il Catania non è esattamente una macchina da goal sono un bottino oltremodo soddisfacente.

Quest’anno, più che altro, per il Catania è stata scoliosi senza causa apparente. Lo squilibrio tra i rendimenti dei diversi reparti forse, uno ipertrofico e l’altro ipotrofico, insomma uno che gira bene e l’altro che stenta. E soprattutto quella saudade da trasferta, cui l’unica spiegazione che non sfugga alla logica può essere un vero e proprio difetto posturale. Una sorta di perdere che aiuta a perdere. Un po’ come un’attitudine che ripetuta si fa abitudine. Una postura sedimentata, quelle brutte prove in trasferta che non si stancano di tornare. Gli acciacchi dell’età, tanti anni come non si ricordava a Catania in serie A, tutti di fila. Non sarà che invece di maturare stiamo invecchiando? Scherzi a parte, in tutti i sensi, in trasferta testa alta e schiena dritta, è questa l’unica ricetta.

La testa alta s’è temuto non l’abbia mantenuta fino in fondo Simeone, con quel cambio che ha lasciato quantomeno perplessi i tifosi. Coraggioso a chi? Simeone fa l’allenatore, non Braveheart. Un vecchio lupo vede quello che gli altri non vedono, almeno ex ante. Quante partite non chiudi e poi le perdi, quanti “pareggi che vanno stretti” si trasformano in sconfitte beffa. E allora fuori quello che stava per essere l’arma vincente. Stava, appunto. Forse se non l’hai vinta in quel quarto d’ora la partita non l’avresti mai vinta.

Dopo il cambio il tracollo. Per un occhio amatoriale, un messaggio deleterio alla tua squadra e un’iniezione di fiducia agli avversari che erano alle corde. Hai quasi rischiato di perderla la partita. Forse è stato a causa del messaggio di resa. Forse invece senza il cambio piuttosto che contenere con la guardia alta i pugni stanchi dei baresi, rischiavi di regalare il colpo del ko. È possibile, ma non possiamo dirlo. Ciò che possiamo dire è che Simeone è di quelli navigati, di quelli che pure con poche panchine non fanno molti peccati di gioventù. Se una scelta sia migliore dell’altra è difficile dirlo. È invece facile affermare che le referenze di chi ha la responsabilità delle scelte sono ottime. Tutto il suo valore in panchina deve ancora dimostrarlo in Italia, il tempo è dalla sua parte. Iniziare con una salvezza anticipata a Catania non sarebbe male. Un terzino per una punta, più che Diego Pablo qualcuno ha rivisto il fantasma di “Giampablo”. Non sono piovute critiche indignate però, come mai? Più che antipatia per il tecnico di Bellinzona, è una questione di credenziali: in quanto a conoscenza del mondo calcio Simeone farebbe ombra a chiunque, pure sotto una tettoia.

 

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