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Obiettivi CT: La quiete che prepara alla tempesta

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Tutti gli svincolati: Pessima annata per l'usato sicuro

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Diritti TV: Ennesima fumata nera.. di rabbia

=Oggi ennesima fumata nera in Lega. Sono rimaste solo in tre, le big, Inter, Juventus e Milan a lottare disperatamente per aver l'ultima parola sulla questione diritti TV, ma devono ammettere: "Le piccole hanno la maggioranza", "Impensabile la Super Lega, serve un accordo". L'Inter minaccia il tribunale, ma..

Stampa: Un mln per Paglialunga. Inter su SLV, Boca..

=Riportiamo quanto edito oggi sui quotidiani sportivi e non circa i movimenti di calciomercato del Catania, veri o presunti.. Offerto un milione di euro per Paglialunga del Central ma il tecnico del Rosario si oppone. Il Boca scarta Navarro e si concentra solo su Andujar, il Catania pesca l'erede proprio in Argentina. Se Chivu va al Chelsea, l'Inter si inserisce su Silvestre. Morimoto verso Novara.

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Attenti a dire no al CT #2 "C'eravamo tanto amati"

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Scritto da Federico Caliri Giovedì 30 Giugno 2011 17:28

= Abbiamo già evidenziato come rifiutare il trasferimento al Catania non porta proprio bene. Ne è conferma il beffardo destino di Mariano Pavone, il cui errore dal dischetto di Domenica scorsa ha condannato il River alla B argentina. Questa strana legge del contrappasso sembra, però colpire anche molti di quelli che hanno svestito la casacca rossazzurra per cercar fortuna altrove. Vediamo come in questo capitolo 2.

Riprendiamo il capitolo aperto in precedenza. Rivolgiamo ancora il pensiero al passato e analizziamo alcuni episodi che hanno portato via dal Massimino giocatori stimati, idoli della piazza, giocatori che la dirigenza catanese era decisamente intenzionata a tenere. Si sa il calcio è anche sentimento e ambizione. Le complessità gestionali di un giocatore passano spesso dai suoi rapporti con i dirigenti, l’allenatore, il modulo di gioco, lo spogliatoio, se non addirittura con i tifosi. Sentimenti da un lato, ambizioni dall’altro. Sì, perchè, soldi e fama fanno gola a tutti in questa “versione 2.0” del calcio mercenario. E tra una chiamata di una squadra un po' più blasonata e un si al Catania, è più facile optare per la prima. Ma non sempre conviene.

Sfogliare il libro dei ricordi è amaro, ma la storia insegna e, in quanto tale, va masticata e digerita. Quello che mettiamo in luce oggi è una rima già ascoltata. Maledizione o cabala, le storie finite male con il Catania non sono proseguite in modo migliore per ambiziosi e fuggiaschi. Per gradi, ripassiamo come.

Tradimenti

La storia rossazzurra annovera i nomi di alcuni giocatori a cui rinunciare è stato alquanto doloroso. Uomini simbolo di una tifoseria che raramente si affeziona al nome, preferendogli l’attaccamento alla maglia. Storie che, lette a ritroso, hanno rafforzato la consapevolezza che il bene primo è per la squadra.

Difficile però dimenticarsi di giocatori come Caserta e De Zerbi. Acclamati dalla piazza, hanno scelto volontariamente di troncare il filo che li legava a Catania. De Zerbi e Caserta, due di quelli che un giorno, per caso, vengono pescati nei dimenticatoi di piazze minori (non ce ne vogliano Igea Virtus ai tempi in C2 e, soprattutto, Arezzo, in B ancora per poco) dalle intuizioni di un amministratore delegato, il primo, e di un allenatore, il secondo (Marino). Approdano a Catania per giocarsi l’Olimpo della promozione ed il trampolino per la A e se ne vanno, presto, di soppiatto. Se per De Zerbi la tentazione del progetto Risorgimento Napoli è più allettante ed economicamente redditizia, per il secondo, il tradimento per la corte dei rosanero, per la bandiera europea, è un'autentica diserzione avendo iniziato la stagione, da capitano, a Parma, meritando la panchina dopo appena 15' per manifesta insofferenza alla maglia. Le sirene di una carriera più facile e più danarosa si sono spente ben presto. Da desiderati a dimenticati. Caserta peregrina ancora, barcamenandosi ben lontano dall'Europa tanto agognata, De Zerbi ha scelto addirittura la Romania.

Attaccanti scaldapanchina A volte ci sono quelle storie di uomini, goleador di razza in cerca di successo e soprattutto minuti. Antenucci, Paolucci, Dica, Plasmati sono nomi recenti. Le loro sono storie rossazzurre diverse nell’evoluzione ma tutte accomunate da una costante presenza in panchina. Alcuni conquistano sul campo la maglia titolare, Paolucci e Plasmati; altri partono alla pari dei compagni in rosa per i successi passati, come “il rumeno”, che arrivato a Catania da leader della nazionale e della Steaua Bucarest, ha perso tutto vendendosi costretto a ricominiare dal Manisaspor (Turchia). Soffrono la concorrenza, il tatticismo del campionato italiano, si intestardiscono e sputano sentenze contro i tecnici, colpevoli di non vederli o di non saperli motivare. Una storia simile accadde anche a Francesco Millesi, proveniente dall'Avellino, fedele al detto “nemo profeta in patria”: giocò poco, segnò ancora meno, di lui si ricorda solo un cross vincente per la testa di Spinesi, nel 2-2 di Ascoli (2006/2007). La società prova a dar loro altre chances ma loro decidono che non è il caso, convincendosi che la colpa sta altrove ed è meglio cambiare aria o mettersi contro (vedi caso Plasmati). Risultato scontato: anche in piazze di grado pari o inferiore annaspano e deludono le aspettative. Per Plasmati, che sognava di liberarsi a costo zero ed andar magari alla Lazio, adesso c'è solo il Siracusa (Prima divisione) a chiamarlo. Paolucci, che a Catania non faceva mistero di inseguire la maglia bianconera della Juventus, proprio dalla Juventus è stato utilizzato come merce di scambio per arrivare a D'Agostino, dell'Udinese. Fallito l'affare ed infranto il sogno, è stato dirottato “amaramente” a Siena, da dove non ha lesinato messaggi d'amore verso Catania, anche espliciti. Eppure, al momento di scegliere, alla priorità del cuore ha preferito Juventus e Palermo: due stagioni, quattro esperienze, quattro fallimenti e due soli goal (uno proprio contro il Catania).

Unico caso ancora aperto è Antenucci versione granata, ma l'esordio non è incoraggiante: il Torino era tanto convinto del suo valore che non è stato disposto a metter nemmeno 1,3 mln sul piatto della comproprietà, solo rinnovata.

Poteva andare meglio Ci sono altre storie, quelle per cui la parola fine si scrive e basta. È il caso ad esempio di Fresi o Ferrante, giunti a Catania quasi a fine carriera, e mai veri protagonisti nell’anno precedente la promozione. Fresi addirittura ha deciso di proseguire a Salerno, facendosi prima svincolare dalla società etnea; finisce collezionando solo 6 presenze in una Salernitana che si “guadagna” la C1 per fallimento. Ferrante molla Catania per andare a Bologna. Colleziona un minor numero di presenze rispetto alle 19 in maglia rossazzurra, pochissime da titolare, ed è costretto a vedere il suo triste declino lasciando poche tracce ad Ascoli, Pescara e Verona. Avrebbero fatto meglio a rimanere ai piedi dell’Etna e non fare le primedonne?

Tra i portieri è recente la separazione da Albano Bizzarri, che con indosso i guanti rossoazzurri, ha quasi raggiunto la nazionale argentina. Lasciata Catania per un ingaggio più elevato, è finito in tribuna all’Olimpico, sponda Lazio. Addio nazionale e sogni di gloria. Stessa sorte per il difensore Guglielmo Stendardo e Fabio Firmani.

Infine citiamo gli addii di Terra e Padalino. Per Ernesto, analogo discorso. Emerso in 5 stagioni brillanti a Sora, l’elefante lo lancia titolare in B (veniva dalla C1), ma il forte difensore si lascia prendere dalla fretta e inizia a girovagare per la cadetteria senza mai sfondare. Col Catania avrebbe forse pagato una strategia più a lungo termine ed un sogno, la A, che lui non ha mai visto. Lo svizzero, invece, abbandona Catania per motivi familiari (lontananza dalla famiglia), ma, ad onor del vero, le sue sorti sono migliori: raggiunge la A con la maglia della Sampdoria, dopo 3 convincenti anni a Piacenza. Col Catania siamo sicuri avrebbe avuto le stesse fortune.

Persone che vanno e persone che vengono. Il Catania ha segnato per molti la fine dei sogni. Una piccola vendetta consumata a distanza. Chi ha lasciato la piazza con la mano sul petto e il bacio alla curva, non ha di certo avuto sorte avversa. Vargas e Mascara, due nomi su tutti. L’elefante è vendicativo, attenti a chi non lo capisce.

 

Commenti  

 
#9 gabbiano24 2026-07-01 15:39
....Nell'articolo manca Martinez (si parla anche di giocatori che di comune accordo hanno lasciato Catania, ma non di lui..)perchè fondamentalment e lui non ha mai lasciato la città e i suoi tifosi. Con la testa era sempre qui e vedrete che , se non a luglio, a gennaio tornerà a Catania per giocare.... Vedremo
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#8 daveCT46 2026-07-01 05:32
martinez ha sprecato un anno e ottime possibilità con la nazionale, pavone spero sinceramente che non venga è un [censored] enorme! al betis retrocede e in B spagnola non ha fatto un gran che al RIVER lo retrocede lui! pi fauri statti unni si!
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#7 Marco 2026-07-01 00:12
Citazione ct forever:
Dica in questo contesto non c'entra nulla, è tornato a giocare in patria col cluji in champions, vuol dire che a Catania , per non giocare neppure 5 minuti, c'era qualche problema grosso....


Salve,

il seguito di Dica dopo Catania. Iraklis Salonicco 13 presenze 3 goal (spesso sostituito subentrato), l'anno successivo al Cluj 13 presenze (spesso sostituito subentrato), quindi al Manisaspor da Gennaio (5 presenze). Questa stagione, con la Steaua, 11 gare e 7 goal. Non è proprio una seguito folgorante.. lo vedo più come un giocatore che se estirpato dal suo habitat, la Steaua, non rende.
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#6 ct forever 2026-06-30 23:58
Dica in questo contesto non c'entra nulla, è tornato a giocare in patria col cluji in champions, vuol dire che a Catania , per non giocare neppure 5 minuti, c'era qualche problema grosso....
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#5 Marco 2026-06-30 21:30
salve,

Firmani insieme a Kanjengele e la metà di Ernesto Terra, erano di proprietà del Catania. Gli unici tre giocatori reduci dall'era Gaucci. Stendardo ha rifiutato Catania, per chi si ricorda ci furono stuoli di dichiarazioni circa la fiducia che Lo Monaco riponeva nella volontà del giocatore di impuntarsi sulla sua permanenza al Catania. E' la stessa situazione vissuta per Paolucci come per Schelotto e Bergessio. Degli altri non abbiamo parlato, non ancora..
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#4 Sempri iu 2026-06-30 21:15
cmq firmani e stendardo nn erano del catania... ma del perugia..e poi Lo Monaco nn li voleva..ernesto terra era del catania ma Lo Monaco lo voleva subito mandar via...
Altro capitolo...Vargas ha salutato la curva come anche martinez...Mascara nn ha baciato nulla..se propio lo vuoi classificare mettilo tra quelli che sn andati via per i soldi...abbandonandoci propio nel mome to peggiore..e dichiarando subito amore per la maglia del napoli...dicendo che da piccolo tifava napoli ed era il suo sogno giocarci..poi se voi lo volete far passare per un santo..fatelo...ma per lui ne' fischi ne' applausi...indifferenza
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#3 Frenk 2026-06-30 17:53
Ma pavone non ha mai rifiutato il trasferimento a Catania anzi sarebbe venuto anche a piedi...fu il Betis a bloccare tutto all'ultimo istante
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#2 Marco 2026-06-30 17:41
gabbiano,

il tema dell'articolo era trattar di quei giocatori che sono voluti andar via, per ragioni varie, non quelli che sono stati "monetizzati" di comune accordo con la società.
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#1 gabbiano24 2026-06-30 17:37
avete dimenticato Martinez ....
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