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Domenica Dic 19

Flash News

Settore Ospiti: Brescia per un Punto

=Torna il Brescia a Catania, dopo il 5-0 in Coppa Italia. Le rondinelle non nascondono la difficoltà della trasferta in terra etnea. I tifosi, intenti già a parlar del mercato di rafforzamento, necessario, a Gennaio, vedrebbero un pareggio al Massimino come "oro colato".

La Sfida: Catania Formato Coppa

=Emergenza titolari per Marco Giampaolo. Contro il Brescia potrebbe andare in campo una formazione molto simile a quella vista in Coppa Italia, ma stavolta non per ragioni di turn over. Difficili i recuperi di Biagianti, Alvarez e Llama. Forzato l'impiego di Carboni. Si prospetta l'esordio da titolare per Fabio Sciacca. Beretta prepara il tridente con Diamanti, Possanzini e Konè. Baiocco in Panchina.

Per un Pugno di Punti

NeSiamo alle solite, alle prese con… I soliti ignoti, gli oscuri motivi per i quali ogni anno una o due partite non scendiamo neanche in campo. I soliti innocui, i nostri attaccanti che definire [...]

L'A Scommessa

=La giornata di Serie A presentata e rivista in chiave scommesse e Fantacalcio, con qualche aggiunta straniera. Ancora un turno di riposo per le avversarie dell'Inter, occupato nel Mondiale per club. La gara simbolo è Milan - Roma. Attenzione a Parma - Bologna e Lazio - Udinese.

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Pietro Lo Monaco

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L'Amministratore Delegato

Nasce nel 1954 a Torre Annunziata e cresce calcisticamente sui campi di terra dove, lo stesso dichiarerà, “ogni entrata erano chili di carne che partivano”. Inizia a 16 anni nel Savoia, serie C. Esperienze in seguito con Terzigno in D, Messina (C), Vittoria, Canicattì, Giarre, Grumese, Gela e Nuova Igea a Barcellona Pozzo di Gotto, dove a 26 anni inizia la carriera di allenatore-giocatore in serie D. Prosegue nel doppio ruolo nel Villafranca, poi solo da tecnico nel Caltagirone (D), nel Milazzo, nell' Enna, a Ragusa e a Milazzo. Da dirigente comincia la carriera dirigenziale nel Savoia in C2 (tre anni). Poi un anno alla Reggina in C1, 4 all' Udinese, 2 a Brescia, dove avvia una società di consulenza.

Dirà delle sue doti da calciatore, “da metà campo ero in grado di prendere il sedere di un uccellino appollaiato sulla traversa”, nel corso del ritiro a Cingoli, una telecamera lo riprese mentre mandava la palla in rete dal calcio d’angolo, quei frammenti andarono in onda per anni. Appese le scarpette al chiodo apre la carriera da allenatore in giro per la Sicilia iniziando con la Nuova Igea proseguendo con il Caltagirone, Enna per tre stagioni, Milazzo e finendo col Ragusa.

In questi anni gode di grande stima negli ambienti siciliani ricevendo anche molte offerte dalla serie C oltre che allenare la rappresentativa siciliana, ma decide di smettere “Colpa del sistema – ammette- dove non si andava tanto per meriti. Ero molto stimato e avevo molte offerte dalla C ma non riuscivo ad avere il patentino nonostante superavo puntualmente tutti gli esami, ma nelle graduatorie finali quelli del sud non…” e allora coglie la prima occasione al Savoia, dove l’allora presidente, non potendo gestire la società ed avendo bisogno di un uomo di fiducia che si occupasse di gestire tutto, chiese a Lo Monaco di gestire la società. Senza pensarci troppo accettò con grande entusiasmo per dare modo ad altri, anche a gente del sud, di portarsi avanti in questo sport.

“Il calcio è una macchina strana, bisogna stare sempre sul pezzo, se trascuri anche un solo aspetto lo paghi”.

Dopo due anni da direttore sportivo al Savoia inizia una collaborazione nelle vesti di osservatore per alcune squadre, Udinese e Reggina su tutte, proprio in occasione della collaborazione con i friulani mette in mostra le sue qualità che Pozzo, il patron dell’Udinese, non si lascia scappare affidandogli il compito di capo dell'organizzazione di osservatori dei bianconeri. Ad Udine costruisce un vivaio che in poco tempo si affermerà ai vertici del calcio nazionale, collabora anche col Real Madrid. Il lavoro compiuto in quegli anni porterà l'Udinese a guadagnarsi la fama di società modello per l'elevato numero di talenti scoperti e poi rivenduti ad alte quotazioni, imponendo a tutte le provinciali un modello di gestione societaria e tecnica ancora in auge. E’ proprio Lo Monaco a coordinare l’intero gruppo di osservatori, gestendo arrivi e partenze. La filosofia, da allora, non è cambiata; questo dichiarava Lo Monaco nel 1998, ai tempi dell’Udinese:

“Noi dobbiamo capire prima degli altri [...] scartiamo i campionati troppo ricchi: dobbiamo intuire prima degli altri le qualità di un giocatore. Non possiamo permetterci di visionare un giocatore di discreta fama: a quel punto il suo cartellino costerebbe già troppo per noi e sarebbe tempo sprecato, dobbiamo visionare solo sconosciuti e prenderli prima che il prezzo salga, seguire i giovani, i dimenticati, quelli che disputano campionati di scarsa risonanza internazionale [...] E' relativamente semplice tenere d'occhio Argentina o Brasile. In quei due Paesi ci sono partite ogni giorno e basta scegliere il periodo giusto per vedere tantissimi elementi con un viaggio solo".

Domenico Ricci, osservatore di talenti, dice di lui: “I giocatori li vede dai dettagli, il suo occhio è stato allenato da migliaia di chilometri macinati a cercare campetti"

Vengono esplorati così mercati fino ad allora considerati poco interessanti come l'Africa, il Belgio, il Sudamerica, la Danimarca, e l’Olanda, tra i suoi colpi più clamorosi gli arrivi di Appiah, Helveg, Bierhoff, Walem, Jorgensen, Ramzi, Navas e Pineda.

Abbandona l’Udinese e si trasferisce a Brescia, una parentesi di due anni (1998-2000) che si conclude con strascichi polemici e querele. Tutto nacque da una conferenza stampa del 25 Agosto 2001, quando Mazzone, allora allenatore del Brescia, commentando i rapporti tra società e tifosi denunciò, insieme al presidente Corioni, un tentativo di ricatto da parte della Curva Nord nei confronti della società stessa: “A Brescia è difficile fare calcio. Ci sono contestatori fanno capo a quattro o cinque personaggi, due dei quali sono legati al nostro mondo, ma non sta a me fare nomi e cognomi. Lo Monaco? Qui andiamo oltre, allora conoscete la situazione”. Pur “non facendo nomi”, secondo Lo Monaco, tuttavia, le parole di Mazzone (riportate sul quotidiano Il Corriere dello Sport) lasciavano intendere un riferimento alla sua persona: di qui nacque la querela per diffamazione a carico dell’allenatore per il quale l’accusa chiese 4 mesi di carcere, assoluzione invece per il giornalista, Adalberto Scemma.

Lasciato il Brescia passa all’Acireale ma soprattutto si lega ad Antonino Pulvirenti. Si instaura un rapporto che va al di la del rapporto di lavoro, è un rapporto basato sulla stima, fra due uomini che si rispettano, si vogliono bene. Per Lo Monaco, sotto tanti aspetti, Pulvirenti è come un fratello minore col quale faranno tanta strada insieme passando per l’acquisto del Catania. Lo Monaco ricorda “Lui mi diceva: lei non ci riesce, lei non ci riesce, perché questi non vendono. Gli leggevo in faccia la voglia di essere il presidente del Catania dimostrandolo al momento della firma, in pratica abbiamo preso il Catania senza nessun tipo di controllo sui registri contabili. Ricordo – aggiunge- che messi alle strette da Gaucci, che stava per rifiutare la nostra proposta, Pulvirenti disse solo di volere le coordinate bancarie e io l’ho guardato e gli ho detto: ma che stai facendo?! Ha letteralmente preso il Catania al buio” e difatti nei primi mesi i due passano più tempo a sistemare i buchi fuori bilancio di quella “scatola vuota”, così la definì lui stesso, ché dedicarsi alla squadra.

“Quando abbiamo preso questa società non l’abbiamo detto, ma penso sia stato un investimento da pazzi. Preparare un campionato di B partendo con 0 giocatori in organico ed un bilancio da fallimento poteva venire in mente solo ad un pazzo od ad un Presidente innamorato della propria città”.

E’un dirigente molto pacato, pensa al lavoro, e raramente festeggia i risultati ottenuti sciorinando distacco e moderazione, l’unica eccezione la si ricorda in occasione della gara “Catania - Albinoleffe” quando, Umberto Del Core, segnò la rete che avrebbe, alla fine dei 90’, riportato il Catania in serie A; in quell’occasione, il giocatore etneo segnò sotto la Sud e, toltosi la maglia, andò ad esultare verso la tribuna A: dalle immagini prese da bordocampo si nota come Lo Monaco, piazzato dietro la rete, al momento del goal compia un balzo felino e, con i pugni chiusi in segno di vittoria, si metta a correre dietro all’attaccante; dichiarerà poi: “L’ho fatto perché era un mio giocatore ed avrei preferito non si togliesse la maglia, evitando così l’ammonizione”.

Dice di sé stesso: “mi piace stare dietro le quinte, mi considero un operaio”, e della sua famiglia: “Ho due figli maschi, ma ho impedito loro di avvicinarsi al pallone. L'ambiente è pessimo, affaristico, lontano da quello in cui credo, privo di valori elevati. Però il calcio giocato è bellissimo”.

Fin dalle sue prima dichiarazioni come Direttore Generale del Catania fece capire quale sarebbe stata la sua politica : “No all’essere società satellite di qualche grande della serie A, no a valorizzare giocatori senza trarne beneficio, quindi no ai prestiti secchi, sì ai giocatori ed alla persone del sud, orgogliosamente terrone”. Dove terrone significa: “cuore, fame, voglia di arrivare, e qualità”.

Altro termine tenuto sempre caro, ed utilizzato sin dalla conferenza stampa d’insediamento, fu quello delle 5 componenti che, solo attraverso una collaborazione coordinata ed affiatata sarebbero riuscite a portare il Catania ai vertici del calcio, e farcelo rimanere: Dirigenza, Squadra, Allenatore, Tifosi e Giornalisti. E ci tenne a precisare che la dirigenza, dal momento del suo insediamento, avrebbe fatto tutto per “difendere il territorio”, altro termine parecchio utilizzato.

E gli scontri, con le componenti, non mancarono, a partire dalla dirigenza stessa,il Vice-Presidente Mario Petrina, ad esempio, si dimise dopo pochi mesi per incompatibilità caratteriale. Gran parte dello staff societario, soprattutto della segreteria, venne ridimensionato per contenere i costi. Vennero quindi al pettine i primi nodi con giornalisti di stampa e radio locali, solo per far qualche nome: Nino Cantone (ex giocatore del Catania, opinionista per Radio Catania ed Antenna Sicilia), Rino Piccione (Direttore Tirreno Sat), Luca Allegra (giornalista Radio Catania), Angelo Scaltriti(giornalista ex Telecolor), Alessio D’Urso (giornalista Gazzetta dello Sport), Orazio Provini (giornalista Antenna Sicilia e La Sicilia), Attilio Scuderi (giornalista Radio Catanista), Max Licari (giornalista Radio Pianeta Catania). Contrasti in alcuni casi sanati col tempo da proficui chiarimenti, in altri casi terminati in armistizio, in pochi ancora accesi. Ebbe a dichiarare sui giornalisti “Dovrebbero rendersi conto che con un microfono, o una penna in mano, è come avessero in mano un’arma carica: stiano attenti a come utilizzarla”. Successivamente ai fatti del 2 Febbraio, quando tirava aria di dimissioni dichiarò: “Mi scuso con alcuni esponenti della carta stampa per il trattamento forse troppo duro che hanno ricevuto, io rispetto il loro lavoro, ma sappiano che mi sono comportato in quel modo solo per difendere il territorio”. Tra le liti più accese ricordiamo senza dubbio quella con Paolo Liguori (Direttore di Tgcom ed opinionista a Contro Campo, programma di Canale 5) che in occasione della salvezza conquistata sul campo, contro la Roma, all’ultima giornata, accusò il Catania di combine: venne querelato dalla società e da quel giorno in poi non lesinò attacchi al Catania, come in occasione di Catania - Torino, quando invocò la squalifica ai danni di Plasmati per essersi abbassato i pantaloncini in occasione della rete di Mascara su punizione (2-1).

Altra lite, storica, quella con Pippo Baudo, tema del dibattere l’esonero di Baldini, inteso come atto dovuto dal celebre presentatore catanese quando, l’allora tecnico del Catania (2007/08) sferrò un calcio nel deretano a Di Carlo, suo collega, in occasione di Parma - Catania (prima gara del Campionato); il duello andò in onda su Telecolor, all’interno del programma “Corner”:

LM: “La prego di non venire a sindacare e pontificare in questo momento è la cosa meno opportuna da fare”

B “Si calmi che fa la fine di Baldini”

LM “ lei stia tranquillo che alla mia fine ci penso io, lei pensi alla sua fine. E non faccia lo spiritoso, lei sta parlando del Catania, lei non sa niente del Catania”

B “Lo monaco Lo monaco che delusione! Guardi che noi catanesi non abbiamo bisogno di gente come lei per difenderci”

LM “La delusione è reciproca, ma lei non è certamente il paladino dei catanesi, guardi chiudiamola qua che è meglio”

B “Sono molto amareggiato, perché io questi mercenari del calcio li detesto. Come può difendere, lui amministratore delegato, uno (riferendosi a Baldini) che compie questo gesto?!”. Lo Monaco annuncerà in seguito la sua intenzione di querelare Baudo per l’espressione “mercenario” usata ne suoi riguardi.

Ha fatto storia la conferenza al Presidente Park Hotel nella quale, facendo alzare un giornalista de “La Gazzetta dello Sport” disse: “La Gazzetta dello Sport non sa niente, spara solo cazzate...”, applausi per il Direttore, fischi per il giornalista che, il giorno dopo scrisse d’essersi sentito minacciato dagli “ultras” (così definì i tifosi presenti) presenti alla conferenza.

Dice quasi sempre quello che pensa, facendo un grande uso di proverbi, ma sulle trattative di mercato non parla se non a cose fatte e, quando certi comportamenti non gli vanno a genio, non ne fa mistero, di Balotelli disse: "Datelo a me, due mesi, e gli faccio gettare il sangue. Deve imparare l'educazione”; e su Ibrahimovic : “Ibrahimovic è solo un bambino viziato. Non lo punirei con la squalifica ma facendolo venire quindici giorni a zappare le campagne qui in Sicilia, per fargli capire come è la vita. E' solo un provocatore. Si è visto chiaramente che dopo il secondo gol è andato ad inveire contro Sottil”. Per restare in tema Inter, ad un Mourinho che disse “Non servirà giocare al meglio contro il Catania - e subito dopo la partita, vinta con due autogoal - avrei anche potuto giocare io in porta” rispose “Mourinho è arrogante, manca di rispetto ai nostri giocatori, al nostro tecnico ed alla nostra società, meriterebbe d’esser preso a bastonate sui denti”.

Ne venne fuori un pandemonio, il tecnico dell’Inter, stuzzicato dalla stampa su queste ultima dichiarazioni dell’a.d. risponderà: "Lo Monaco? Io conosco il monaco del Tibet, il Principato di Monaco, il Bayern Monaco, il Gran Prix di Monaco. Non ne conosco altri. Se questo Monaco vuole essere conosciuto per parlare di me, mi deve pagare tanto. Io ho già degli sponsor che mi pagano per fare pubblicità. Non vengo pagato per fare pubblicità a Monaco. Qualche tempo fa ho detto che qualcuno che vuole la prima pagina sa come trovarla".

Immancabile la replica dell’a.d. attraverso un comunicato sul sito ufficiale: “Apprendo che il signor Mourinho, allenatore dell’F.C. Internazionale, durante l’introduzione della conferenza stampa alla vigilia di Panathinaikos – Inter, parla del sottoscritto e, nel leggere i tre punti che riguardano il suo commento al mio metaforico riferimento alle “bastonate sui denti” che avrebbe meritato per le dichiarazioni a margine della gara disputata tra Inter e Catania sabato sera, non mi sorprendo assolutamente di tale manifestazione, dati i consueti comportamenti di tale soggetto. La mia frase è assimilabile ad un intercalare tipico delle nostre parti, e non è certo da intendersi come qualcosa che possa istigare violenza o realizzarsi fisicamente, bensì un corollario a tutto un insieme di diverse considerazioni. Se qualcuno, comunque, è stato indotto a comprendere diversamente il senso della mia espressione, ebbene, chiedo scusa fin da ora. Credo che il Catania abbia dimostrato in questi anni il suo forte dissenso verso ogni forma di violenza e sono certo che strumentalizzare la mia frase dimostra soltanto la pochezza dell’interlocutore. Voglio entrare piuttosto nel merito dei tre punti che il signor Mourinho usa per replicare alle mie dichiarazioni. Innanzitutto, la prima pagina certo non mi interessa. Non la cerco ed ho conquistato tutto quello che ho raggiunto con il lavoro mio e dei miei uomini, gestendo con oculatezza assoluta quanto permetteva il portafoglio dei miei presidenti, certo meno gonfio di quello dei suoi, senza badare alle luci dei riflettori; in secondo luogo, che vergogna ostentare il fatto che lui guadagna anche con la pubblicità e sbattere ciò in faccia a me, ai catanesi ed a tutti i piccoli che certamente identifica tutti insieme con la sua insopportabile aria di superiorità e con il suo disgustoso disprezzo; in terzo luogo, infine, mi chiamo Lo Monaco, non Monaco semplicemente. Sono certo che, d’ora in poi, se ne ricorderà in maniera nitida! Ed infine parliamo di calcio. L’Inter, e lo dico con vera convinzione, ha l’organico più forte d’Europa. Peccato abbia dimostrato di avere anche l’allenatore più chiacchierone del Continente! La sua squadra, fino a prova contraria, ha vinto contro di noi grazie a due autoreti: incredibile la carambola della prima, mai dimostrata la validità della seconda. Immaginate, a porte invertite, se avessero dato per buono il secondo gol (autogol) al Catania? Per favore, siamo seri, Mourinho! Quello che ho detto a commento della gara lo confermo tutto: l’equità dell’espulsione di Muntari, la nostra sudditanza psicologica e probabilmente quella di qualcun altro, il fatto che lei deve assolutamente vincere, pena un mesto ritorno al suo Paese. Tra qualche mese sapremo. Non credo che il calcio italiano, senza di lei, perda granché…”

Parole senza filtro a causa delle quali, in più d’una occasione, ha rimediato multe ed inibizioni dalla Commissione disciplinare. Venne invece graziato per altre parole, entrare nel suo gergo televisivo: “Chi viene a giocare contro il Catania deve sapere che viene a giocare contro una città intera”. Dirà anche: “Da noi può venire anche Mardadona, ma se Maradona non si integra col nostro modo di essere è giusto che Maradona vada per la sua strada. Noi abbiamo un bene che è superiore a quello individuale di tutti, ed è il Catania”

E sugli eccessi di Cassano: “Cassano è particolare, splendido, ma che vive in una dimensione tutta sua; ha bisogno di un gruppo che non fa caso alle sue estemporaneità, ed una società in grado di appianarle, è simpatico, un grande giocatore ma a Catania non potrebbe mai giocare, per me il calcio è sacrificio, lavoro, dare ed avere; qui i giocatori devono rispettare maglia, lavoro e gente. Chi è abituato a vivere fuori dalle regole non potrebbe trovare terreno fertile qui”.

Grandi scontri anche con i tecnici di altre squadre, il primo fu Galeone (tecnico dell’Udinese, che vaticinò la retrocessione del Catania sminuendone il valore in confronto alla sua squadra, che perse 1-0 al Massimino, e s’accapigliò in campo con Sottil, difensore etneo, che gli fece il gesto dello “stai zitto”) “Ricordavo l' Udinese tra le squadre più composte della A - disse Lo Monaco - l' intervento di Galeone non è edificante. Il fatto di avere 50 anni di calcio non gli consente di offendere un professionista come Sottil. Il suo gesto (parafrasi con le mani di colui che parla a vanvera, ndr) è la conseguenza delle parole avventate del tecnico”,, a seguire toccò a Spalletti, inquadrato come “ipocrita” quando strinse le mani ai giocatori del Catania dopo il 7-0 dell’Olimpico: “Vorrei fargli perdere lo scudetto [...]Le scuse l' allenatore della Roma poteva risparmiarsele: prima infierisce e poi si scusa. E' stata la cosa più squallida di una giornata per noi triste. Il suo gesto era studiato perché venisse amplificato dalle tv. Il Catania non ha bisogno di queste sceneggiate. Spalletti avrebbe potuto avere più cautela nel non infierire, magari parlando ai suoi tra il 1 e il 2 tempo. Esiste un codice etico in guerra, figuriamoci su di un campo di calcio. Quando vinciamo noi, chiedo sempre ai miei giocatori di esultare a casa, non vicino agli avversari. Al ritorno faremo il possibile per vincere 7-0 e per segnare anche l' 8 gol. Sarebbe bello il prossimo 7 aprile bloccare la corsa della Roma allo scudetto proprio al Massimino”.

Fu quindi la volta di Mazzarri, quando indisse una conferenza stampa per dibattere degli strani risultati (Empoli - Reggina da 0-3 al 3-3) che la squadra di Mazzarri maturava nel finale di campionato, al “certe insinuazioni mi fanno sorridere” pronunciato dall’allora tecnico reggino, seguirono le parole di Lo Monaco: “Al signor Mazzarri dico che ha perso un' altra occasione per stare zitto. Ha la coda di paglia. Si lamenta sempre degli arbitri e della penalizzazione di 11 punti, ma mica la Reggina è stata penalizzata dal Catania. Lo è stata per l' inchiesta su Moggiopoli. Mazzarri spieghi alla gente il labiale diretto verso Cagni. Sono quelle cose per cui uno come Arrigo Sacchi ha lasciato le panchine. Chiarisca perché negli spogliatoi i giocatori si sono dati botte da orbi, lo faccia capire ai tifosi dell' Empoli che hanno lasciato lo stadio 20' prima e anche a quelli di Livorno, indignati per il pareggio di qualche settimana fa. Vergogna” e finì col prendersela anche contro Cagni, allenatore dell’Empoli: “Come fa ad essere così tranquillo? Da uomo di calcio e valente allenatore, come spiega la metamorfosi radicale della sua squadra nota per la sua aggressività? Come può subire in 10' 3 gol in quel modo? Contro di noi loro si sono difesi strenuamente, malgrado i nostri furiosi assalti. Spieghi anche, Cagni, perché ha rivolto quell' imbarazzante labiale a Mazzarri, «nessuno mi ha mai fatto regali», e perché il factotum dell' Empoli, Vitale, che segue le gare della sua squadra fino alla fine, è andato via 10' dopo l' inizio della ripresa? Faccio già all' Empoli i complimenti per la sconfitta di domenica (domani, ndr) a Parma, sarò felicissimo di essere smentito... Qui è ora di finirla. Voglio un calcio pulito e chiedo al Ministro Melandri di vigilare”.

Dopo lo 0-2 di Farina, con l’Inter, non risparmiò nemmeno il tecnico dell’Inter, Mancini, che catechizzò così: “Mancini dovrebbe prendere atto di quello che sta dicendo il campo per quanto riguarda gli episodi arbitrali a favore della sua Inter. Lui, quando giocava nella Sampdoria, aveva ben presente il problema inconscio della sudditanza psicologica dei direttori di gara nei confronti delle grandi squadre”. Oltre a Mourinho, ed ai predetti, a farne le spese furono anche tecnici etnei, come Zenga che, nel dopo Catania - Sampdoria dichiarò “Io ad allenare la Sampdoria andrei anche a piedi” e poi, in Catania - Fiorentina “sono come la bella di siviglia, tutti la vogliono, nessuno la piglia”, parole che fecero infuriare il Direttore: “Non permetto a nessun tesserato certe esternazioni che sminuiscono il valore della piazza etnea, che non ha nulla da invidiare a Sampdoria, Udinese ed altre realtà”, lo stesso Pasquale Marino che, passato dal Catania all’Udinese, si vide dare della “faccia da puttana vecchia”, stesso termine colorito che il Direttore utilizzò, in diretta televisiva, per qualificare Fabio Caserta, passato al Palermo a stagione 2008/09 iniziata, sulle bizze in campo palesate dal giocatore quando spingeva per il trasferimento al Palermo disse: “Caserta ha un contratto col Catania, se voglio lo metto a giocare nel giardino di casa mia. Dovrebbe ricordarsi di quando l’abbiamo prelevato dall’Igea Virtus, era un giocatore bravo, noi ne abbiamo fatto un giocatore da nazionale”.

Scontri coi giocatori, non mancarono neanche quelli, ed elencarli tutti risulta persino difficile: Il primo in ordine di tempo fu quello con Lulù Oliveira, il “Falco”, reduce dalle annate coi Gaucci, aveva tutta l’intenzione di restare a Catania, ma Lo Monaco non ne volle sentire di garantirgli lo stesso ingaggio dei Gaucci, gliene propose uno a condizioni meno vantaggiose, il belga-brasiliano se ne andò sbattendo la porta (si vendicherà l’anno seguente, segnano al Catania, a Venezia, senza esultare, ma indicando la Tribuna, indicando Lo Monaco). Antonino Cardinale, che dichiarò d’esser stato preso dal Catania, a giugno, non arrivò che a Gennaio, e poi seguirono vivaci battibecchi con Ernesto Terra, Davor Vugrinec, Salvatore Fresi, Marco Ferrante, e questi nel primo anno di gestione, a seguire fu il turno di Pantanelli, Falsini e Biso che (2007/09) denunciarono il Catania per mobbing, l’anno successivo fu il turno di Millesi che, parcheggiato da tre anni a Catania, venne definito dal direttore “Un giocatore seduto sul divano, un peso per il Catania, un giocatore senza voglia di giocare che senza far niente percepisce regolare stipendio”, una volta raggiunto l’accordo con l’Ascoli, per la sua vendita, dalle pagine de La Sicilia affermerà: “Non riusciamo a rintracciarlo e rimaniamo in attesa di sue notizie. Anzi, se premettete, approfitto del vostro giornale per provare ad agganciarlo”; il 2008/09 fu anche l’anno del burrascoso addio di Colucci (“che sfortuna lavorare con Lo Monaco”), della dura reprimenda a Giacomo Tedesco “se vuole andare al Palermo non ha che da chiedere la rescissione del contratto”, che venne liberato poco dopo per approdare al Bologna “Non fa più parte dei nostri piani tecnici, ha espresso posizioni secche circa la sua preferenza per altre squadre e mi fa specie constatare che rifiuta un biennale importante”, ma anche dell’estromissione di Terlizzi e Dica dalla rosa, per scarso impegno e successivamente anche di Bizzarri perché “Mentre dichiarava di voler restare al Catania aveva firmato con la Lazio, allora gli dissi, sei fuori, ti accomodi in panchina dalla prossima volta in poi” e così fece. Non fece mancare qualche pungolata a Paolucci e Llama, accusati di scarso impegno “devono muovere il culetto”, e sulle parole di Llama “se non gioco vado via”, chiosò: “anche le mosche alzano la voce?”.

Indimenticabile il botta risposta con Giovanni Tedesco, giocatore del Palermo, che alla vigilia del derby dichiarò, su Giorgio Corona (attaccante del Catania) “Non capisco come un palermitano possa giocare per il Catania”, agghiacciante la risposta di Lo Monaco: “Giovanni Tedesco era favorevole ad un trasferimento al Catania, poi ci siamo orientati su altri giocatori, quindi taccia”. Al vetriolo anche la replica a Leandro Rinaudo che, qualora avesse vinto nel derby contro il Catania, dichiarò “Mi scriverei il risultato sul cofano della macchina e girerei così per una settimana”, “Parole irresponsabili - disse Lo Monaco - mi auguro che la società Palermo prende le distanze e poi i provvedimenti adeguati”:

Polemiche roventi anche coi tifosi che, a più riprese, ne contestarono l’operato sul mercato e la politica dei prezzi, da sempre i più cari d’Italia tanto per gli abbonamenti che per i biglietti; la prima vera contestazione arrivò in Catania - Bari 0-1, gara che portò all’esonero del primo allenatore etneo dell’era Pulvirenti, Costantini; la seconda contestazione arrivò in Catania - Cagliari, terminata 2-1, quando i rossazzurri perdevano 0-1 a “Direttore Facci un Goal” seguirono cori inenarrabili a carico del dirigenti rossazzurro, che disse a fine gara” Non ho sentito alcun coro contro di me, dev’essere stata una minoranza. Meglio così però, se la prendano con me e non con la squadra, se tutte le volte che contestano vinciamo va benissimo così”.

Altra contestazione arrivò per “Catania - Roma” e “Catania - Padova” di Coppa Italia, come per le due “giornate rossazzurre”, dove per disposizione della società, gli abbonati avrebbero dovuto pagare lo stesso prezzo dei tifosi minuti di biglietto: l’intera Curva Nord sventolò i biglietti urlando “Questa Curva non si vende”, “Ho visto il Direttore con Mille lire in mano”, “Coi nostri soldi compratevi i medicinali”, “Società Pezzente” e tanto altro ancora. L’ultima contestazione in ordine di tempo arrivò per il mancato rinnovo di Davide Baiocco, i tifosi in quell’occasione diedero del “mercenario” al Direttore Lo Monaco. Prima di questa va ricordata quella inscenata dai tifosi a Massannunziata, il martedì della ripresa degli allenamenti dopo l’1-1 al 93’ contro il Chievo Verona; in quell’occasione Lo Monaco minimizzò: “Non parlerei di contestazione, direi che nell'aria c'é un pizzico di negatività". Vedere sfumare risultati importanti per due volte di fila al 92’ non fa star bene nessuno. In due minuti, tra Juventus e Chievo, abbiamo perso tre punti, con un piccolo sforzo in termini di cattiveria agonistica avremmo potuto avere una classifica ben diversa”

Tifosi che il Direttore Lo Monaco criticò aspramente, quando si trattò dei danni da loro causati nel corso del ritiro svolto ad Aosta dal Catania (conti non pagati, muri imbrattati etc.) “Eravamo a Chatillon. Tutto andava bene fino a quando non sono arrivati i cosiddetti tifosi. Hanno combinato di tutto. Come Calcio Catania ci siamo impegnati a coprire i danni, ma se questi episodi sono il prologo di quanto accadrà nel corso del campionato, lo ripeto, a Catania finirà il calcio. Sembra quasi che tutto ciò che è accaduto la scorsa stagione sia stato dimenticato, e questo è intollerabile"; una tifoserie che difese anche, come in occasione della multa rifilata dopo Catania - Inter 0-2, quando indirizzarono all’arbitro Farina cori di pura ironia che irritarono a tal punto il fischietto ligure da indurlo a saltare il terzo tempo: “la multa per il comportamento del pubblico è ingiusta, perché il pubblico è stato il vero vincitore, la sua reazione è stata ironica e civile”. In occasione del ricorso contro la posizione di Materazzi in Catania - Inter 0-2 del 2007/08, il presidente dell’Inter dichiarò, ironicamente: “Lo Monaco è uno dei tanti amici che abbiamo in Italia”, pronta la risposta del Direttore: “Non ci tengo ad essere amico di Moratti”. Tra gli strascichi polemici del battibecco con Mourinho ricordiamo anche il “Lo Monaco è un incivile” pronunciato dallo stesso Moratti, e per il quale il presidente dell’Inter non fu né deferito alla disciplinare né, quindi, tantomeno condannato. Quella delle “bastonate sui denti a Mourinho” fu un’uscita che coinvolse anche gli organi di Governo, ed il particolar modo il ministro degli Interni, Maroni (Lega Nord), che dichiarò: “Le parole di Lo Monaco sono un’istigazione alla violenza”. La replica del Direttore non si fece attendere: “Da qual pulpito vien la predica. Io non faccio certo parte di un partito che in questi anni ha parlato di Roma ladrona e di imbracciare i fucili - e concluse con un ulteriore affondo su Mourinho - Non credo che il calcio italiano, senza di lui, perderebbe granché, vedendo sparire la sua insopportabile aria di superiorità ed il suo disgustoso disprezzo per il lavoro altrui”.

Altra occasione in cui Lo Monaco alzò la voce per “difendere il territorio” fu in occasione di quella che si sarebbe rivelata la tragica trasferta di Lecce, quando il Catania giocò in campo neutro (per ragioni di sicurezza) la gara che avrebbe dovuto disputare al Ceravolo contro il Catanzaro. Penultima gara di campionato, avrebbe potuto significare promozione diretta ai danni del Torino, terzo. L’ipotesi Reggio Calabria venne osteggiata dal Presidente Cairo, perché troppo agevole per il Catania, si decise così per Lecce. “Se è la maniera per garantire l' ordine pubblico, accettiamo la decisione del Prefetto. Mi sembra una decisione responsabile e seria - commentò Lo Monaco - anziché dar luogo a polemiche stucchevoli sul cambio di sede, alimentate ad arte dal presidente del Torino Urbano Cairo, che stimo e rispetto, preferisco continuare sulla strada intrapresa dalla mia società: ci affidiamo al verdetto del campo. Certe polemiche non hanno senso e non danno il buon esempio. Colgo l' occasione per invitare i nostri tifosi e quelli del Catanzaro ad evitare qualsiasi tipo di provocazione. Mi aspetto un esempio di civiltà sportiva”. I commenti di Cairo erano stati: “La scelta di far giocare Catanzaro Catania in campo neutro è profondamente ingiusta, ho fatto anch' io richiesta di giocare in campo neutro perché a Brescia ci sarà esattamente la stessa situazione di Catanzaro, credo che siano stati usati due pesi e due misure”.

Esaurite le componenti, non mancarono affondi anche contro il Comune di Catania, quando era in carica la giunta Scapagnini. Continui problemi con la manutenzione del manto erboso, con la concessione dello stadio, con gli accordi per la cartellonistica, furono solo il prologo, la miccia scattò quando ad alcuni esponenti della giunta comunale venne negato l’accredito alla Tribuna A, perché oltre ai presuntuosi, il Direttore Lo Monaco non riesce a sopportare un’altra categoria di persone: “i portoghesi”; entrate gratuite tagliate di netto al Massimino, addirittura, alla domanda “Ma se il Papa avesse voglia di guardare una partita del Catania, lo farebbe pagare?”, rispose “Il Papa non mi risulta abbia mai fatto alcunché per la causa del Catania, quindi pagherebbe come tutti gli altri”.

“Il prato del nostro stadio è di nuovo in pessime condizioni, pieno di buche e con un solo operaio che vi lavora, intervenendo come può. In Comune ci stanno facendo la guerra e vi dico anche perché: ci sono stati chiesti, a inizio stagione, degli abbonamenti gratuiti in tribuna vip, noi abbiamo risposto di no dicendo che avremmo garantito gli ingressi attraverso un sistema di accrediti e da allora sono cominciati gli ostruzionismi. Per mettere a norma il Massimino abbiamo già anticipato 1,3 milioni di euro, cifra della quale non abbiamo saputo più nulla. Per quanto riguarda il campo, gli inservienti che avrebbero dovuto lavorare all’attecchimento del manto erboso sino al 27 ottobre non si sono visti. Se l’amministrazione non è in grado di provvedere alla manutenzione dell’impianto lo dica chiaramente, ce ne faremo carico noi. Certi comportamenti, però, non sono più ammissibili”

Ecco qui una sequela di dichiarazioni del mondo politico catanese che seguirono a quelle di Lo Monaco :

Sindaco Umberto Scapagnini: “Non verranno tollerati ulteriori attacchi da parte della società calcistica nei nostri confronti e reagiremo anche in sede legale“ Vice Sindaco Giuseppe Arena: “Certe dichiarazioni hanno l’unico obiettivo di attaccare la classe politica catanese. Queste accuse di ostruzionismo sono infondate“ Assessore allo Sport Ottavio Garofalo: “Abbiamo ricevuto risposte inadeguate con il rilascio di un numero insufficiente di biglietti con tariffa ridotta”. Presidente del Consiglio Comunale Roberto Commercio: “Pretendiamo delle scuse da parte di Lo Monaco”.

Alla pretesa di scuse Lo Monaco rispose così: “L’amministrazione ha anche il coraggio di parlare? Tutto quello che è stato detto è semplicemente indecente. Solo tre considerazioni: la prima cosa che mi chiedo è: come mai per dieci giorni nessuno ha lavorato al Massimino e oggi c’era una squadra di dieci operai all’opera. Inoltre, non lo dico io ma la stessa amministrazione, si sa che il Comune di Catania è in dissesto finanziario. Chi è che amministra il Comune? Ricordo a tutti, invece, che il Catania, dal canto suo, è una società senza debiti, in attivo”.

Unico abbozzo di “riavvicinamento” col la sfera politica del Catania la si ebbe col rimpasto della giunta Scapagnini, quando assessore ai Beni Culturali venne nominata Silvana Grasso, vulcanica donna di cultura che seppe attrarre a sé il Catania, ed il suo direttore generale, con metodi simpatici ed alternativi: una reality-fiction nella quale faceva una corte spietata al Direttore Lo Monaco, dedicandogli poesie in greco con l’invito a “tradurgliele al chiaro di Luna”. Tutto molto giocoso, ed utile anche per dar evidenza ai lavori che la Grasso promuoveva per la conservazione del patrimonio artistico etneo. Questa la lettera che inviò al quotidiano locale “La Sicilia” e che funse da scintilla a questa “collaborazione”: “Pietro non ci siamo mai visti mai incontrati, nè credo, tutt’ oggi lei sappia che io,da tremesi,sono assessore alla Cultura e ai Beni Culturali del Comune di Catania. Sono, quindi, parte di quella Giunta còntro la quale, ripetutamente, ha fatto tuonare il suo sanguigno furor, tra “lave ed erinni di fuoco”, proprio come quel Vulcano che mi generò, che la generò. Pietro, al di là delle ragioni,provocazioni che possàno averla armata a cotanta “mattanza”, di sicuro c’è che io non ho mai chiesto abbonamenti per lo Stadio, e gli unici abbonamenti che richiedo, pagando ovviamente, sono a collane di classici greci e latini, in quanto filologo classico. Riguardo, poi all’erba del campo mi offro gratis come manovale erbettara perché, se già levo l’erba mia a Castello Ursino, e nulla toglie al mio decoro ma lo ingigantisce, potrò con pari slancio occuparmi anche dell’erba Sua. A Pietro, chiedo che al suo braccio, in curva nord, io possa far mie, per una volta almeno nella vita (mea culpa non sono mai stata,in uno stadio) le emozioni di chi gioca e di chi guarda, di chi insegue la vittoria correndo in campo dietro a un pallone e di chi, in curva, insegue nelle gambe veloci d’un calciatore la corsa d’un sogno. In curva, Pietro, cedendo la Vip a chi, manovale disoccupato, di tutto si priva, ma non della sua squadra, che lo risarcisce di ogni amarezza, di ogni delusione. Convinta io che la Cultura,se non è cieca e ottusa,non può fare a meno di quello Sport che è,a pieno titolo,magnifica Cultura di vita per poveri e ricchi. Convinta io che la Cultura non può fare a meno di quel Calcio che fa sognare chi non può permettersi altri sogni! Il suo caratteraccio non è un ostacolo al nostro incontro, Pietro,spero solo che non sia d’ostacolo il mio caratteraccio. Sono, infatti, spinosa come un’agave delle nostre sciare, tempestosa come lo Jonio sotto la frusta della tramontana e sanguigna come lo scirocco».

Tant’è che invitata per il derby Catania - Palermo, portò bene (gli etnei vinsero il loto primo derby in serie A) inducendo la società a ripetere questa cabala. Alcuni giocatori del Catania, inoltre, si recarono all’inaugurazione per la riapertura del Castello Ursino. Estinta la parentesi della Grasso ad Assessore, si estinse anche la speranza di una riappacificazione col Comune, per la quale si dovrà aspettare l’avvento della nuova giunta, capeggiata dal Sindaco Stancanelli. Liti con la classe politica non mancarono nemmeno quando ci fu da far approvare, al Comune di Mascalucia, il progetto per la realizzazione del centro sportivo che la società costruì in contrada Torre del Grifo, un investimento da circa 30 milioni di euro. Quando il Comune di Mascalucia rinviò la decisione per l’approvazione del progetto il Direttore sbottò così: “La considero una vergogna e rafforza il mio pensiero sulla politica, che penso sia fatta per non fare niente. Come fanno, da eletti dalla comunità, ad opporsi a che la propria cittadinanza benefici di un progetto che può portale soldi , occupazione, lavoro e sviluppo dell'indotto cittadino. In noi c'è tanta rabbia , ci troviamo costretti a rinviare tutti i lavori senza un perché , a mio avviso, che non sia unicamente relativo a meschini interessi. Tengo fuori dal discorso il Sindaco di Mascalucia , che c'ha sempre dimostrato la massima disponibilità , ma tengo a precisare che il Catania costruirà il suo centro sportivo, a Mascalucia o altrove ma lo costruirà comunque”.

Il giorno dell’approvazione del progetto, col Consiglio Comunale che si riunì in seduta pubblica presso il Cinema Moderno di Mascalucia, non mancò di regalare altri episodi degni di cronaca; quando un oppositore alla costruzione del centro sportivo prese la parola, rivolgendosi così al Presidente del Consiglio “Io vedo in lei, come lo sto guardando, che mi sembra a me Lo Monaco, il direttore sportivo Lo Monaco”. Prontamente dalla sala si alza una voce, è quella del diretto interessato che afferma: “Sono l'Amministratore Delegato, sono qui. Fifone!” e quando fa per alzarsi viene trattenuto da alcuni dirigenti del Catania, come Franchina. Alcuni consiglieri dichiarano allora di sentirsi minacciati ed è qui che alcuni tifosi alzano la voce irritati, forse, dalla situazione che si stava creando. Molti consiglieri chiedono di mettere a verbale il fatto di sentirsi minacciati e non garantiti. Alla fine della seduta il progetto del centro sportivo verrà approvato.

Non ha mai criticato gli arbitri, “sono giovani e devono crescere, e comunque in Italia abbiamo i migliori del Mondo”, ma non ha risparmiato frecciatine al designatore, Pierluigi Collina, che in tanti mormoravano come affetto da una certa allergia verso le piazze del Sud Italia. Il primo affondo fu in occasione di Catania - Inter 0-2, quando all’Inter venne concessa la rete dello 0-1 in pieno fuorigioco di Cambiasso: “La designazione di Farina è stata operata con superficialità dal designatore che si è dimenticato o sottovalutato che l'ultima prestazione di Farina al Massimino, prima di Catania-Inter, era stata quella del 2 febbraio dello scorso anno, quando fatti tragici cancellarono quelli tecnici, che comunque furono clamorosi dal punto di vista arbitrale. Il Palermo vinse segnando un gol in fuorigioco e uno macchiato da un fallo di mano di Di Michele. Insomma, Farina non era certo l'uomo giusto da designare, soprattutto per una gara come questa".

Alla quale seguirono: “Sono ancora convinto che gli arbitri italiani siano i migliori al mondo ma anche che esista la sudditanza psicologica. Gli arbitri sbagliano come i giocatori, anche se devo ammettere che mi piacerebbe ospitare almeno una volta a Catania Pierluigi Collina, per fargli vedere come facciamo il calcio a Catania e per smentire alcune voci che dicono il designatore avrebbe raccomandato ai suoi arbitri di stare attenti al Catania”. Collina non venne mai al Massimino, preferendo gli stadi del Nord Italia.

Il periodo che lo impegnerà maggiormente, della sua parentesi a Catania, sarà senza dubbio quello del post - 2 Febbraio, data che segnò la morte dell’Ispettore Filippo Raciti nel corso degli scontri avvenuti fuori dal Massimino mentre sul campo andava in scena il primo “Catania - Palermo” in serie A. Catania venne posta alla ribalta mediatica come una città invivibile, omologata senza alcuna distinzione da un’indole criminale tacita ma pressante. In questo caso, dopo un primo attimo di smarrimento, si schierò in prima linea, a difesa del territorio, ancora una volta. L’antefatto furono le due giornate di squalifica comminate dopo gli incidenti di Catania - Messina, in risposta ai quali il Catania mandò indietro i biglietti per la trasferta di Firenze: “In questo modo si mette a serio rischio la nostra permanenza in A. Chi ha causato un simile guaio deve circolare mille miglia lontano dalla nostra squadra. Gli sportivi devono protestare contro chi condiziona pesantemente il cammino della squadra”. Gesto incompreso; col Palermo fu un derby maledetto, già dalle prime dichiarazioni, quando la Lega Calcio e Prefettura dovettero trovare un accordo sull’orario migliore coniugando fruibilità ad ordine pubblico: «La scelta di giocare alle15 non è condivisibile. Non si può fissare una partita così attesa ad un orario del genere in un giorno lavorativo, perché ciò vorrebbe dire privare molti dei nostri tifosi della possibilità di assistere alla gara. Siamo fermi su questo punto, pronti a non scendere in campo - fissato l’orario alle 18 dirà - L' orario fissato per le 18 tutela i nostri abbonati”. Parole che passeranno in secondo all’indomani, quando per la prima volta annuncerà le sue dimissioni: “Mi dicono che un poliziotto è morto, aspettiamo la conferma ufficiale dall'ospedale Garibaldi, ma parlare di calcio è perfettamente inutile. Con questo ho finito, esco dal mondo del calcio, Non mi riconosco in tutto questo. Ho amato intensamente il calcio ma così mi sembra assurdo".

Nonostante il suo annunciato disimpegno continuò, anche in quei tragici giorni, a gestire la società ed a difendere il territorio dagli attacchi che arrivavano da ogni parte: “Dalla sentenza del giudice sportivo mi aspetto buonsenso, gli incidenti sono avvenuti senza responsabilità della società". Una volta arrivate le 6 giornate di squalifica, che di fatto chiudevano il Massimino fino al termine del campionato sbottò contro il Giudice Sportivo: “Con questa sentenza si mette una città in ginocchio, la si costringe a chiudere con il calcio Era chiaro che la nostra responsabilità era limitata in quanto i fatti erano successi fuori dal campo. Evidentemente per qualcuno, la parte sana dei catanesi non esiste. A Catania siamo, per caso, cittadini del terzo mondo? Questa sentenza sinceramente non me l’ aspettavo. Ciò vuol dire utilizzare due pesi e due misure - riferendosi ad alcune decisioni precedenti - Le sue decisioni sono figlie del momento, non vedo serenità di giudizio. Ho letto inesattezze nella motivazione della sentenza. In un' intervista alla Gazzetta Tosel ha detto che la maggioranza dei tifosi ha punito i fischi di Roma e i cori di Torino: perché allora non ha pensato alla parte buona della tifo catanese, che ha preso le distanze dai delinquenti? Tosel venga a Catania a vedere. Quello che è successo è avvenuto fuori dallo stadio, come dicono le stesse forze dell' ordine si è trattato di un' azione premeditata nei loro confronti”.

Se la prese anche col giudice sportivo, più d’una volta, come in occasione delle 3 giornate comminate a Spinesi per una frase mai detta all’arbitro Rosetti, fatto che precede il 2 Febbraio: “Non è assolutamente vero, Gionatha ha pronunciato una frase ingiuriosa nei confronti di un giocatore del Cagliari che l' arbitro, erroneamente, ha pensato fosse rivolta a lui. E l' ha scritto a referto. La sua parola contro quella di Spinesi. In più la mia società subisce 25mila euro di multa perché l' arbitro è stato sfiorato da una bottiglietta vuota di plastica. E' una vergogna. Il calcio va male perché gli uomini di questo mondo non valgono niente. Siamo saturi, adesso basta. Mi devono spiegare poi il metro di giudizio. Totti per quello che ha fatto domenica, e non ce l' ho con lui nè con la Roma, becca una giornata di squalifica; Spinesi, che per noi vale quanto Totti, subisce una stangata per quello che ho appena rivelato. Questa società ha perso per 6 giornate Mascara per due tentativi di gomitata, quando Vieira e Lucarelli ne hanno già fatte di tutti i colori. Ricorreremo in tutte le sedi, adesso ci siamo stancati di queste ingiustizie nei confronti di una società sana, che ha i bilanci in regola. Qui ci stanno massacrando. Siamo la squadra che ha subito più falli in campionato, ben 486, e poi ci trattano così. Non faccio del vittimismo. Catania è una polveriera. Come faremo a trattenere l' ira della gente? Faccio un appello ai tifosi: restate calmi, diamo una lezione di civiltà a chi vuole affossarci”

Tornando alla maxi squalifica, si decise quindi di far ricordo: “Ci troveremo costretti a giocare sei partite fuori casa, è un danno di una portata mostruosa, potenzialmente decisivo per il nostro campionato. Non mi sento del resto di giudicare troppo severa la pena perché sono successe cose gravissime. Faremo ricorso, ma la difesa è debole” Quando il ricorso venne respinto, alla Disciplinare ed alla Caf, Lo Monaco disse: “È un accanimento politico nei confronti del Catania. Non ho alcuna fiducia in questi vertici del calcio, Abete era stato rigettato da tutte le società della lega, Matarrese è invece il presidente dei potenti. Ci hanno squalificato lo stadio fino al 30 giugno perché ci è stata riconosciuta la responsabilità oggettiva. Noi non abbiamo colpe. E' stata una decisione politica: vorrebbero che il Catania tornasse in serie B per punirlo in modo esemplare, ma non ci riusciranno. Quando arriviamo negli stadi ci urlano "Assassini, assassini". Adesso basta... Siamo considerati come una città di serie B. Il Catania è stato usato come capro espiatorio”. Queste dichiarazioni gli costarono 3 mesi di inibizione e 50.000 euro di multa.

Dopo un’iniziale apertura al ricorso al TAR di Catania che più volte ha cercato di riaprire le porte del Massimino, la strategia societaria si orientò a guardare il solo ricorso alla giustizia sportiva, la decisione rinviare la partita Catania - Ascoli a mercoledì 2 maggio, presa dal commissario ad acta nominato dal TAR di Catania venne commentata così: “Da oggi ufficialmente lascio questo sport. E' vergognoso. Questo non e' più calcio, e' uno schifo e voglio dirlo a tutti gli organi competenti [...] Vorrei sapere da dove questo commissario ad acta ha tirato fuori una cosa del genere quando c'era la volontà della società di giocare domenica a Modena tranquillamente. C'era, inoltre, la generale per fare una cosa del genere. Questo significa arrecare un danno perpetrato scientificamente nei confronti del calcio Catania. Vorrei inoltre sapere chi ha deciso la data del 2 maggio senza interpellare la società. Così si falsa un torneo perché noi in un momento così delicato dovremmo giocare due partite delicatissime in pochi giorni. A questo punto non si lotta, evidentemente, più sul campo. Queste sono cose che non hanno più niente a che vedere con il calcio. Questi sono fatti di schifosissima politica e quindi, ribadisco, ufficialmente che da questo momento mi tiro fuori da questo calcio vergognoso".

Non si tirò fuori dal calcio in quel momento, ottenuta, dal Coni, la disputa delle ultime due partite casalinghe del campionato in trasferta, ma a porte aperte, raggiunta la salvezza, all’ultima giornata, commentò così: “Lascerò il calcio, gradualmente. In questo mondo ci vuole più vigilanza, ho visto troppe partite strane. E' una salvezza che dedico alla città di Catania e ai suoi politici. Imparino ad amarla e a difenderla di più. Ci siamo salvati soli contro tutto e tutti - e quindi un duro affondo sul calcio . Abbiamo parlato per tanto tempo di calcio pulito. Avevamo trovato il capro espiatorio 'Moggi e Moggiopoli', ma i modi di fare che vedo adesso ricalcano l'andazzo precedente. Ho visto troppe stranezze che devono essere vagliate. Catania-Chievo ha rappresentato una grande giornata di sport e i veronesi non meritavano la Serie B, perché credo non sia più possibile assistere agli spettacoli visti a Siena e su tutti gli altri campi coinvolti per la salvezza, o a partite come Empoli-Reggina".

La stagione seguente, dopo il calcio di Baldini a Di Carlo, ma non in diretta ed esclusiva conseguenza di ciò, Lo Monaco presentò formalmente le sue dimissioni al Catania: “Vado via, formalizzerò lunedì al presidente Antonino Pulvirenti il mio disimpegno con una lettera, non prenderò più lo stipendio: occorrerà trovare un sostituto”. E’ il 1° Settembre 2007, le dimissioni vengono immediatamente rigettate dal Presidente Pulvirenti: “Gli ho parlato, resterà con noi. Mi ha confidato che sta attraversando un periodo difficile, carico di stress, dovuto ai fatti noti dello scorso 2 febbraio: è assurdo che ogni cosa che avviene nella nostra città venga usata per fare demagogia”.

Ma il 2 Febbraio non era ancora finito e la Vedova dell’Ispettore Raciti, in concomitanza con i derby che seguirono, non perse occasione per dichiarare: “Non è cambiato nulla in questa città [...] al derby non vado perché non hanno intitolato lo stadio a mio marito”. Conscio dei sacrifici fatti della società per scrollarsi di dosso l’appellativo “assassini” che a gran voce tutta Italia tributava ai catanesi in trasferta, Lo Monaco accusò la vedova “"La signora Raciti ha un presenzialismo eccessivamente marcato, farebbe bene a parlare di meno". Apriti cielo: ebbe tutta la stampa contro, che gli ricordo “ma non si doveva dimettere”, e le sue esternazioni, seppur in buonafede, ebbero l’effetto contrario, ovvero dare ancor più visibilità alla Vedova. Di tutt’altro tenore il rapporto tra la società e la famiglia originaria dell’Ispettore Raciti, che ha tenuto riservato il proprio dolore, il padre, Nazareno si recò persino a Massannunziata a salutare la squadre e ringraziare il Catania del cordoglio dimostrato.

Ma le polemiche che hanno visto protagonista Lo Monaco non sono finite certo ancora qua, e si riproposero con veemenza all’indomani della seconda salvezza, che il Catania staccò negli ultimi 5 minuti dell’ultima gara del campionato, in casa contro la Roma, pareggio 1-1. Il presidente del retrocesso Empoli, Corsi (quello in Empoli - Catania festeggiò al grido Mafiosi, Mafiosi il 2-1 della sua squadra), disse “A Catania è stata una sceneggiata”. Lo Monaco rispose: “Al presidente Corsi vorrei dire tante cose, ma rischierei di scadere sul suo stesso meschino livello. Lo invito però a smetterla di straparlare e ad accettare il verdetto del campo. Corsi dovrebbe vedere il filmato della gara di ieri e vedrebbe così che il Catania ha lottato fino alla fine. Non accettiamo assolutamente prediche da chi guarda la pagliuzza degli altri e non vede la trave che ha nell'occhio”.

“Brutta polemica, sterile - dirà del duello televisivo Zenga vs Varriale - fine a sé stessa e che non rende onore a nessuno dei due protagonisti; le polemiche ci stanno quando sono fatte a difesa del territorio. Siamo molto dispiaciuti, Zenga a volte dimentica di essere un allenatore, e non più un calciatore”. Al momento di dare l’addio all’allenatore, che approdò al Palermo, commentò: “Aveva altre ambizioni, non costringiamo nessuno a restare con la forza, lanceremo un altro giovane allenatore”, da lì a breve il Catania affidò la sua panchina a Gianluca Atzori, presentato così da Lo Monaco stesso: “E’ un allenatore che siamo certi sarà la rivelazione dei prossimi anni. Conosce la squadra, il modo di operare della società, è giovane, emergente e capace; non potevamo trovare di meglio”.

Nell’Estate del 2009 torna sulle polemiche con Mourinho dichiarando: “Io non ho mai avuto rapporti con Mourinho mi auguro nell'interesse del nostro calcio che finalmente faccia vedere l'allenatore che dicono sia, in Italia si è fatto apprezzare più per le sue manifestazioni, anche abbastanza accese, che per il gioco [...]L'Inter ha un grandissimo potenziale, mi sembra che nell'ultimo campionato non abbia fatto vedere grandissime cose, qualcosa l'ha vinta, qualcos'altro no, ma non ho visto grandissimo spettacolo”

Esaurita la ridda di polemiche, passiamo ad alcuni aneddoti che ne caratterizzarono il percorso in rossazzurro, due, soprattutto, sfortunati, che scandirono l’annata 2007/08. Ebbene, dopo Empoli - Catania del 6 Maggio 2007, l’autobus che riaccompagnava il Catania all’aeroporto di Pisa compì una frenata brusca, per il Direttore un volo in terra che si concluse con la frattura della 7^ vertebra dorsale. In precedenza, nello stesso campionato, il Direttore era volato sui seggiolini dello stadio di Lecce quando, inalberatosi per una rete sbagliata da Spinesi, contro la Roma (porte chiuse), precipitò dagli spalti causandosi la lussazione della spalla. Da quell’episodio in poi, Lo Monaco, usò abbandonare la partita del Catania al termine del primo tempo, optando per un secondo tempo fuori dallo stadio, a posteggiare, si racconta che per “Chievo - Catania 1-1” del 2008/2009, il pullman della squadra dovette recuperarlo sulla tangenziale. Nel dopo Catania - Reggina 2-0 dichiarò “Del raddoppio ho appreso dalla radio di un gelataio in Piazza Europa”.

La sua opinione sui calciatori è molto chiara: “Fuori del campo, devono essere rispettosi delle regole e l’uno dell’altro; dentro al campo devono essere dei delinquenti, senza doppi sensi, nel senso buono del calcio agonistico - ed aggiunse - non si diventa grandi se si servono due cause, o si serve il divertimento, o si serve il campo da gioco”. In un’intervista seguente sostituirà il termine delinquenti con “11 bastardi in campo”. “I giocatori sono attaccati i numeri, ma la nostra filosofia e diversa, i numeri li sceglie la società in base al ruolo. Quando vedo giocatori col numero 80 è come se mi sparassero in testa con una P38, è la confusione più assoluta”. Leggende metropolitane raccontano di 3 suoi “osservatori” che, nelle notti della movida catanese, soprattutto nei giorni antecedenti le gare di campionato, girano i locali più “in” dell’hinterland in cerca dei giocatori “birichini” che, se scovati in situazioni che potrebbero comprometterne il rendimento in campo, vengono prontamente raggiunti da una chiamata telefonica, dove l’interlocutore chiamante esordisce “Pronto, sono papà...”. Nel 2008/09 introduce la consuetudine del capitano “mobile”, non un capitano fisso, ma la fascia che gira via via sul braccio di tutti i giocatori che scendono in campo: “devono responsabilizzarsi tutti ed a comportarsi da capitano, non abbiamo bisogno di uno solo a rappresentare tutti”.

Nel corso della sua carriera, a Catania, dovette affrontare problemi d’ogni sorta, anche il caso doping del difensore Manfredini (dal quale il giocatore fu scagionato): “Ho parlato coi dirigenti della Fiorentina, mi è stato garantito che la società aveva chiesto e ottenuto l' autorizzazione per somministrare un farmaco che conteneva salbutamolo al giocatore in occasione di quella partita. Credo, dunque, che si tratti di una dimenticanza della federazione. In attesa di questo riscontro però siamo costretti, per una semplice questione di prassi, a sospendere il difensore che, dunque, non verrà convocato per la sfida di sabato col Catanzaro”. Ma anche lodi arbitrali per il trasferimento di Ferrante, che gli costarono una multa salata, lo scandalo scommesse a carico di Falsini e Pantanelli (venne ascoltato come testimone), i due casi di mobbing (dove il Catania fu sempre condannato), tantissimi deferimenti per dichiarazioni lesive, ed anche un’ammenda per aver svolto operazioni di calcio mercato fuori dalla sede autorizzata, quando fu inibito per 45 giorni. Grazie alla gestione del Direttore Lo Monaco, il Catania chiuse i primi due anni di A in attivo, insieme a pochissime altre squadre, 1,5 mln di euro il primo anno, ben 10 il secondo. Tra le altre beghe che dovette affrontare ci furono i tanti rimborsi chiesti dagli abbonati dopo il 2 Febbraio, quando il Massimino chiuse i battenti, ed i tanti sponsor che si tirarono indietro, causando gravi perdite alla società che comunque riuscì a chiudere in attivo anche quel bilancio.

Dirà: "Da quando ci siamo insediati abbiamo sempre badato all'integrità dei bilanci, il Catania deve avere la forza di camminare da solo, senza appoggiarsi alle grandi del calcio; è stato così negli ultimi 5 anni ma non siamo che a metà del cammino.

Parliamo quindi del mercato, dei giocatori portati a Catania e di quelli “mancati”. Tra i suoi successi più importanti vanno ricordate senza dubbio le scoperte di Fabio Caserta, comprato a poco o nulla dall’Igea Virtus e rivenduto a 3,5 mln di euro al Palermo, Roberto De Zerbi, attaccante venduto al Napoli per 2,5 mln di euro, e tra tutti Juan Manuel Vargas Risco, terzino sinistro comprato in Perù per 1,6 mln di euro e rivenduto alla Fiorentina per 12 mln di euro; sul peruviano, il primo a giocare nel Campionato Italiano, anche il Real Madrid, offerta declinata, nonostante fosse economicamente più vantaggiosa, poiché il Catania aveva già dato la sua parola alla Fiorentina di Corvino.

Tra i grandi affari ricordiamo anche l’avvento a parametro zero di giocatori come Mascara e Baiocco, presi dal Perugia fallito, Silvestri e Stovini, arrivati dal Lecce, Giacomo Tedesco, proveniente dalla Reggina, Carboni, preso dal Salisburgo, Bizzarri, prelevato dal Gymnastic de Tarragona.

Grande intuizione fu quella di portare Fernando Menegazzo a Catania, un centrocampista amatissimo dal pubblico ma che purtroppo, essendo solo in prestito, decise di non rimanere anche quando il Catania aveva ormai tutte le carte in regola per trattenerlo: “C' è l' intesa con il club, manca solo la firma del centrocampista, tentato però da un' offerta francesce. Se arriva bene, altrimenti troveremo l' alternativa”. Il brasiliano preferì andare al Bordeaux, dove trovò l’allenatore che aveva avuto nelle giovanili della nazionale Brasiliana. Altri colpi sfumati per ostracismo dei giocatori furono per gli attaccanti: Carparelli, del Genoa, Granoche, della Triestina e Cacia, del Piacenza. Trattativa più volte accarezzata ma non andata in porto, per fortuna, quella che avrebbe portato all’arrivo di Alvaro Recoba a Catania, l’uruguayano decise di trasferirsi in prestito al Torino. Tra gli acquisti cercati, e sfumati, annoveriamo anche la trattativa per il capitano del Velez Fabian Cubero, per l’attaccante allora sconosciuto (adesso perno della nazionale cilena) Humberto Suazo, per il centrocampista brasiliano Pinga, per Mauro Boselli, attaccante prima del Boca Juniors e poi dell’Estudiantes, per i centrocampisti Andrea Gasbarroni ed Alex Pinardi, per gli attaccanti Papa Waigo, Ferreira Pinto e Konan, del Lecce, per l’attaccante portoghese Nené, per Banega, centrocampista ex Boca Juniors.

Altre grandi intuizioni furono senza dubbio l’arrivo di Marco Biagianti, centrocampista che, prelevato dalla C2 (Pro Vasto) in due anni riuscì a conquistare la maglia numero 16 della nazionale maggiore. Mariano Izco, prelevato per 50.000 euro dalla serie B argentina, Matias Silvestre e Pablo Ledesma, provenienti dal Boca; Ciro Capuano ed Alessandro Potenza, due terzini arrivati nel Gennaio 2009 dopo mesi di inattività; per concludere con Takayuki Morimoto, giapponesino classe 1988 preso a 17 anni dal Tokyo Verdy e che, già alle prime uscite in serie A attirò le attenzioni di club come il Manchester United, il Tottenham, il Manchester City, il Liverpool (Lo Monaco lo soprannominerà “Banzai”).

Tra i flop più clamorosi ricordiamo invece gran parte della pattuglia di senatori che arrivarono a Catania al primo anno di gestione, quando si pensò più a sanare i debiti che ad allestire una squadra competitiva: Ferrante, Fresi, Walem, Vugrinec, Lo Monaco, Suriano, Paschetta, Cardinale, Danucci, Messera, Mariniello, Bruno, Miceli, Baggio, Mezavilla e lo stesso allenatore, Costantini, presto esonerato per ragioni di spogliatoio.

Fu un’annata turbolenta, sistemata solo con l’arrivo di Nedo Sonetti in panchina ed una pesante campagna di rafforzamento a Gennaio, quando arrivarono Jeda, Serafini, Menegazzo, Silvestri, e Cesar. In quell’anno il Catania valorizzò un giovane non di sua proprietà, Graziano Pellè, che sarebbe poi diventato stella dell’Az Alkmaar, squadra olandese, e mancò l’aggancio ad un attaccante macedone, Naumosky, che verrà venduto due anni dopo per 8 milioni di euro. Gli unici acquisti azzeccati, oltre agli arrivi di Gennaio, furono l’attaccante Orazio Russo, il centrocampista Maurizio Anastasi e poco altro. Pesantemente contestato per una campagna acquisti errata, Lo Monaco dichiarerà in conferenza stampa: “Mi assumo le responsabilità per quanto fatto finora. Finché il Catania non andrà in serie A lavorerò gratis”.

L’anno successivo il Catania centra la promozione anche grazie al tris d’acquisti provenienti da Arezzo: Spinesi, Del Core e De Zerbi, tutto per 3 milioni di euro, compreso il bomber uscente della serie B, Spinesi appunto. In quella stagione il Catania lancia anche Pantanelli, in porta, Mascara in avanti e Baiocco a centrocampo. Tra le note stonate l’arrivo di Perrone, spedito in Grecia a Gennaio, e quello di Dugic, un giovane che non ebbe successo come Dall’Acqua, arrivato per rilanciarsi ma caduto nel dimenticatoio.

Ricordo della Promozione:

“Sono convinto che le vittorie tutte, quando arrivano, sono frutto di un lavoro di gruppo. Da soli non si riesce a coronare alcun tipo di obiettivo. Quella Promozione è stata il frutto dei sacrifici collettivi, le cinque componenti hanno remato tutte nella stessa direzione ed al termine del campionato è arrivato il giusto premio, che senza dubbio non è stato facile ottenere. Quella Promozione è stata la dimostrazione che anche al Sud si possono costruire realtà positive. “Capii che saremmo andati lontano quando affrontammo il Crotone al Massimino. Eravamo sotto di un goal, non abbiamo mai mollato e negli ultimi minuti abbiamo vinto una partita che sembrava persa; da quanto visto in campo si capì che quella squadra aveva la giusta mentalità per arrivare in alto e restarci, fino alla fine. “Il merito più grande che debbo tributare a quel gruppo è quello di esser riusciti a sopportarsi a vicenda, ché non è facile per un gruppo vasto e lungo un intero anno, loro si sono accettarsi l’un l’altro con grandissima maturità. Poi ad aiutarci, nei momenti belli e brutti, ci son stati i tifosi, ai quali va dedicato di diritto il successo finale. “Di momenti difficili ricordo la gara esterna contro il Modena, uscimmo sconfitti e con solo due punti avanti al Torino, fu in quel momento che proprio da Torino ci si riversò contro una montagna, e devo dire che non è stato facile, coi nostri mezzi, riuscire ad passarne indenni.

“Non ho fatto quella corsa per esultare, in quel momento mi preoccupavo di prenderli ad uno ad uno e riportarli in campo, mancavano ancora 30 minuti, la partita non era finita, e non volevo che pensassero lo fosse.

Tra le intuizioni migliori, negli anni seguenti, senza dubbio ci fu quella di far esordire in A Giorgio Corona, comprato a poco meno di 500.000 euro dal Catanzaro e rivenduto ad 1 mln al Mantova, Rossini e Minelli fecero poco quel campionato, ma al momento giusto, siglarono le due reti che salvarono il Catania nell’ultima gara di campionato, contro il Chievo Verona. Oltre alla grande scoperta del tecnico Marino, che andò ad allenare l’Udinese, il Catania sbagliò però anche alcuni acquisti: Millesi (propostosi lui stesso al Catania), Sardo (preso dal Piacenza come miglior terzino della B e mai esploso in A), ai quali, l’anno successivo, si andarono a sommare quelli di Alvarez (1,4 mln di euro), di Falsini, di Babù e di Terlizzi, per quest’ultimo il Catania insistette molto con Palermo e Sampdoria, investendo una discreta cifra nonostante fosse reduce da un infortunio, la fiducia non venne mai ripagata, tutt’altro, insieme al rumeno Dica (2 mln di euro) suggeritogli dal suo tecnico, Walter Zenga, nel giugno del 2008, resterà tra le scommesse “realmente perse” della sua carriera. Profondamente deluso, soprattutto da Dica, chiederà ai giornalisti di non nominarlo col suo nome, ma definirlo <>, lo darà in prestito all’Iraklis Salonicco la stagione seguente. Lo stesso Zenga, svincolatosi dal Catania, andrà al Palermo, altro tecnico preso dal nulla e lanciato dalla società nel calcio che conta, “Evidentemente aveva voglia di palcoscenici diversi da Catania e noi, controvoglia, non tratteniamo nessuno”. Quando, in occasione della prima uscita rosanero davanti al pubblico del Barbera, Zenga salterà al coro “chi non salta è catanese”, Lo Monaco commenterà duramente questo gesto: “Non ci facciamo caso, se il nostro ex allenatore si muove al grido di chi non salta, catanese è. Ognuno può gestirsi il proprio futuro, ma Zenga lo ha fatto per ingraziarsi il pubblico. Dimostrando di averci usato. È stato un atteggiamento fuori luogo, un gesto inammissibile” Nella sessione estiva del calciomercato 2009 acquista il portiere titolare della nazionale argentina, guidata da Maradona, Mariano Andujar, nonché l’attaccante argentino Pablo Barrientos, l’acquisto più esoso nella storia del Catania, 4.5 milioni di euro, che supera i 3 mln di Pablo Ledesma ed i 3,5 di Jorge Martinez, che nel 2007/08 con una sua rete, salverà il Catania a 5’ dalla fine del torneo. Una delle sue locuzioni preferite, per la lasciare intendere come alcuni tesserati del Catania, andati successivamente via, abbiano solo da ringraziare la società è “dal Catania ha più ricevuto che dato”.

La sua strategia, “zen”, in ambito mercato, è riassunta in una massima proferita durante la trattativa per portare Bergessio al Catania: “E’ un’operazione che viaggia sui 4 mln di euro, e pare ci sia il Villareal di mezzo. Ma io sono paziente: aspetto. Sto fermo e guardo, faccio come gli orientali, sono là, sul fiume, aspettando che passi qualche cadavere, da tirare su”. Bergessio andrà al Saint Etienne per 7,2 mln di euro.

Dirà: “Il giorno che arriverò secondo su di un affare di mercato, mi metterò di lato”. Altra sua massima “Lo scudetto del Catania è la Salvezza”.

Tra i momenti chiave della sua gestione in rossazzurro, ricordiamo la messa in opera del cantiere per il centro sportivo di Mascalucia, a più riprese disse “Appena il Comune ci darà il via, porteremo le ruspe” e così fu, i lavori iniziarono il 3 Giugno 2009.

Il Presidente Pulvirenti dirà di lui: “Lo Monaco è il nostro amministratore delegato. E ciò significa che non gli ho affidato solo la squadra, ma tutta la società. Non credo di essere uno sprovveduto: se ho tanta fiducia in lui è perché si tratta di una persona competente. Credo di avere le carte in regola per poterlo dire. Molte critiche a Lo Monaco sono strumentali, arrivano da chi magari è stato penalizzato nei propri interessi di bottega. E su questo punto potrei dire di più... I personaggi in malafede, di basso profilo, non avranno mai udienza. Noi proponiamo un nuovo modello di calcio a Catania. Se invece le critiche vertono sull' aspetto tecnico e sulla partita, ben vengano e serviranno per migliorarci, fermo restando che la serie A io l' ho promessa in 3 anni. Lo Monaco forse non si apre al dialogo, ma è il suo carattere: non lo giudico. È l' espressione della società”. Nel 2008 viene premiato insignito de “L’Oscar del Calcio Siciliano” come miglior dirigente. Nel 2009 gli viene tributato il Golden Goal, onorificenza assegnata dalla redazione del canale televisivo Sport Italia, come miglior dirigente della stagione 2008/09.

Dagli inizi della sua esperienza a Catania, ed in particolar modo dopo i fatti del 2 Febbraio, si è reso promotore di iniziative di collaborazione tra le società siciliane, anzitutto propose un triangolare estivo “Catania - Messina - Palermo” che non ebbe grande riscontro dalle altre due sponde dell’Isola. Per anni, inoltre, cercò di avviare una collaborazione tecnica col Palermo, incentrata sullo scambio di giocatori, così da distendere i rapporti tra le due tifoserie; tanti i palermitani che arrivarono a Catania: Cardinale, Corona, Tedesco, mai nessuno direttamente dal Palermo, se non dopo un netto cambio di vedute del Presidente Zamparini, Foschi (d.s. del Palermo fino al 2007/2008) dichiarerà “Avevo precise istruzioni del Presidente Zamparini di evitare scambi col Catania”: arrivarono prima Cristian Terlizzi (a metà tra Palermo e Sampdoria), successivamente Ciro Capuano; percorso inverso fece Fabio Caserta, sul quale il Catania puntava molto tanto da apporre una clausola, nel suo contratto di trasferimento, dove in caso di convocazione in Nazionale, il Palermo avrebbe dovuto versare altri 200.000 euro agli etnei.

Grande feeling, in ambito mercato, quello instaurato nel tempo con Gustavo Ghezzi, ex giocatore del Catania: A Maggio viaggio d’obbligo in Sud America, per visionare i talenti da portare al Catania nella seguente sessione di mercato. Altro volto ricorrente, nel mercato estero del Catania è quello di Pablo Cosentino ma, sopra tutti, quello di Jorge Cyterszpiler, manager del primo Maradona, quello dell’arrivo a Napoli (con 60.000 persone al San Paolo, a dargli il benvenuto), diventato rappresentante del Catania in SudAmerica; il Direttore Lo Monaco, parlando di quel che sarebbe divenuto successivamente il portiere del Catania, Mariano Andujar, rivelò come Cyterszpiler si rivolgesse a lui con l’amichevole termine di “papà”, e lui, di rimando, lo chiamasse “Giorgio”. All’intermediario argentino si devono importanti arrivi come Juan Manuel Vargas, Pablo Martin Ledesma, Cristian Llama, Ezequiel Alejo Carboni, Pablo Alvarez, Pablo Barrientos, Christian Silvestre, Mariano Andujar.

Conobbe Cyterszpiler in una delle sue stagioni ad Udine quando, dopo aver funto da procuratore di Maradona, ebbe necessità di reinserirsi nel mondo del calcio. Lo Monaco racconto come abbia collaborato all’ascesa di quella che poi sarebbe diventata una vera multinazionale del calcio moderno, consigli giusti, i primi successi, i primi trasferimenti in Italia: Pineda, Gutierrez, Guglielminpietro, Navas (all’Udinese), e col passaggio di Lo Monaco al Brescia (Yllana ed Aurelio); Bartelt alla Roma e tanti altri.

Cyterszpiler disse di lui: “Credo che Lo Monaco sia uno dei migliori intenditori di calcio, in 40' si accorse, in una partita del SantaFé seguita insieme a Gustavo Ghezzi, che Vargas sarebbe diventato un grande terzino, e lo prese”. Nel mercato estivo del 2009 ingaggia il portiere titolare della nazionale, Mariano Andujar. Sua prerogativa, in ambito di contrattazioni: “Non prendiamo giocatori che non sono motivati e convinti di venire a Catania, noi non preghiamo nessuno”, gli affari Cacia e Granoche sfumarono per questa ragione. Sempre nella stessa sessione di mercato riesce ad acquistare il giovane Giuseppe Bellusci dall’Ascoli, e riscattare interamente Andrea Catellani dalla Reggiana.

Ad inizio Luglio mette a segno anche il colpo Gennaro Delvecchio, riportandolo a Catania dopo esser stato costretto a salutarlo all’indomani dell’acquisto della squadra dalle mani dei Gaucci: ““Ancor più prima del giocatore abbiamo scelto l’uomo: Tale entusiasmo ed il trasporto nell’accettare Catania l’ho visto in pochi altri giocatori”.

Stuzzicato sulle tante voci di mercato circa future destinazioni di Mascara, nell’estate del 2009, dirà: “Su Mascara leggo notizie farneticanti, Bayern Monaco, PSG; ma chi lo deve prendere Mascara? Mascara resterà qui, morirà in questa società. Quest’anno per lui sarà un anno tremendo, con la concorrenza di Barrientos e Martinez, ma ha un grande carattere, gli vogliamo bene; Se ci fosse la sua intenzione di andare via me lo metterei sulle spalle, per il bene che gli voglio, e lo porterò a destinazione, ma penso che questo non accadrà. Il problema sarà, una volta finita la sua carriera, il cosa fargli fare in dirigenza”.

Gli arrivi di Barrientos, Ledesma e Martinez furono battezzati con queste parole: “Sono giocatori al di sopra delle potenzialità del Catania, destinati ad andare in club di primo livello”.

Quando dall’argentina si diffuse la voce di un’ennesima operazione ai legamenti, per Barrientos (30 Giugno 2009), precisò che non si trattava di operazione ai legamenti, ma di un’operazione in artroscopia che non avrebbe inciso sui tempi di recupero, fissati per inizio Agosto: “Nessun allarmismo per Barrientos. L'argentino ha fatto una visita in artroscopia dal professor Mariani per una maggiore nostra sicurezza dopo l'incidente del febbraio scorso. Occorre veramente guardarsi in faccia prima. Barrientos sta benissimo. Tra due mesi sarà in campo regolarmente”. Parole datate Giugno 2009. In realtà, il giocatore dovette effettivamente sottoporsi ad un nuovo intervento ai legamenti per rimediare a quello già precedentemente subito ma non eseguito a regola d’arte. L’argentino tornerà a disposizione della prima squadra solo a partire dalla penultima giornata di Campionato, Maggio 2010, a quasi un anno di distanza dalla previsione di Lo Monaco. Amatissimo nella sua terra natia, Torre Annunziata, val la pena ricordare come, in occasione del ritiro della squadra proprio a Torre Annunziata, il Comune aprì al Catania le porte dello stadio per effettuare gli allenamenti; privilegio negato addirittura alla squadra locale. All’entrata dell’impianto, una folla di circa 100 persone accolse la squadra, nonostante la domenica successiva giocasse contro il Napoli. In occasione della Salvezza, raggiunta con anticipo nella stagione 2008/2009, indirà una settimana di festeggiamenti che culminerà, nell’ultima gara interna, contro il Napoli, con la divisione, a tutti i paganti dello stadio, di una maglietta celebrativa gratuita. Sul caso Moggi, che nell’estate del 2009 venne accostato al Bologna, come figura di “collaboratore”, nonostante fosse stato inibito per 5 anni (2007) dopo lo scandalo calciopoli, espresse parole di condanna verso l’operato della società felsinea (gestita dal gruppo Menarini): “Credo che le società di calcio dovrebbero avere un comportamento più chiaro e ligio, non si può trattare con chi è squalificato. Moggi è un libero cittadino, ma non può avere un ruolo direttivo nel nostro calcio". Nella sua escalation verso la serie A, il Catania, dal 2007/2008 avviò una stretta collaborazione sia con l’Ospedale Nuovo Garibaldi di Catania che con l’Università di Catania, nel 2008/2009 il frutto di questa collaborazione si materializzò con l’innesto, nei quadri medici societari, di due neolaureati della facoltà di Scienza motorie di Catania.

Nell’Aula Magna dell’Università di Catania, in occasione delle presentazione della squadra (2009/2010), oltre a presentare un nuovo giovane, Federico Moretti, ed a chiamare Terlizzi (che non voleva abbandonare Catania nonostante fosse in rotta con la società) “testa ca frisca” (“testa che fischia”, metafora di giocatore facilmente irascibile), fece il punto sulle ambizioni del Catania per il Campionato che sarebbe iniziato da lì a poco più d’un mese:

“L'anno prossimo sarà un campionato difficilissimo , e per mantenere la categoria avremo bisogno che tutt'e cinque le componenti vivano più che mai in armonia. Nessuno è intenzionato a scendere , le grandi magari si saranno indebolite ma le cosiddette provinciali si sono rafforzate, e quindi la lotta per la Salvezza sarà agguerrita. Dal 2010 si partirà con la ridistribuzione dei proventi derivanti dai diritti TV, noi abbiamo il dovere di esserci, perché ciò vorrà dire possibilità di ulteriore sviluppo, crescita tecnica e non solo. Penso che quest'anno ci siano tutti i presupposti per migliorare quanto fatto l'anno scorso, la squadra è giovane, vogliosa e piena di ambizioni ed obiettivi, personali e collettivi.

"Ogni inizio anno bisogna lavorare tanto, riproponendo concetti vecchi con una forma sempre nuova, amalgamare i ragazzi facendoli diventare un gruppo coeso; è la cura del particolare che fa fare il salto di qualità. In quella stessa sede confermò il rinnovo contrattuale di Mascara (fino al 2013) e l’attesa per le trattative Bergessio e Greene. Per l’attaccante argentino, rivelò esser tutta una questione legata al suo status di extracomunitario “Da impossibile come sembrava all’inizio, la trattativa adesso è bloccata solo dal passaporto. E’ un giocatore che cerchiamo da tempo e siamo disposti ad aspettarlo anche oltre i tempi dovuti”; mentre per il difensore olandese ribadì il no al gioco al rialzo del procuratore, scaduto l’ultimatum qualora Greene fosse stato interessato ad approdare al Catania avrebbe dovuto bussare lui alla porta della società, così non avvenne ed allora il Direttore dichiarò chiusa definitivamente ogni trattativa: “Non è più un obiettivo del Catania. Noi avevamo lavorato bene all’affare, trovando l’accordo con lui e con i suoi agenti. Evidentemente il ragazzo ha avuto un ripensamento o ha tentato, e magari continua a farlo, di alzare il prezzo di ingaggio, ma a questo punto per noi il discorso si chiude. Batteremo altre strade”. Nella stessa sessione di mercato, quella estiva, pensò anche a sfoltire la rosa, Minelli andò al Sassuolo, Polito alla Salernitana, Tedesco al Bologna. Millesi e Babù rescinderanno consensualmente. "Le bandiere - parlando di Mascara e Biagianti tentati da Napoli e Genoa - non credo esistono, nel calcio esiste solo la maglia; i giocatori oggi ci sono domani no. Abbiamo dichiarato incedibili alcuni giocatori come Mascara e Biagianti, ma è vero che il Catania deve guardare al bilancio, alle plusvalenze, perciò se arrivasse una grande offerta per uno dei nostri giocatori incedibili noi avremmo il dovere di prenderla in considerazione, anche perché controvoglia non teniamo nessuno.

Pochi giorni dopo metterà Biagianti fuori dal mercato però, affermando: “Per noi è un giocatore incedibile”. Nella conferenza stampa durante la quale il Catania presenta Mariano Andujar, dichiara, in riferimento alla qualità degli argentini in squadra: "Con la squadra che abbiamo, se partecipassimo alla Primera Argentina lotteremmo per vincere, lo dico chiaramente”. Segue l’annuncio dell’arrivo di Spolli: “Un ragazzo sul quale puntiamo molto”. Il 5 Giugno 2009, il Catania acquista il suo 11° argentino (ha già in squadra Di Cosmo, Andujar, Silvestre, Spolli, Llama, Alvarez, Ledesma, Carboni, Izco, Barrientos), Adrian Ricchiuti: “Chiudiamo una pratica che era aperta da tempo e, soprattutto, portiamo a casa un giocatore strafelice di indossare la nostra maglia e utile, siamo certi, al nostro allenatore”. Sempre nell’estate 2009 si schiera tra i “no” alla tessera del tifoso proposta dal Ministro degli Interni Maroni. In particolar modo si dice contrario al provvedimento nell’articolo in cui, il 9, prevede l’impossibilità di rilasciare la tessera (e quindi impedisce ogni trasferta) ai tifosi che dalla promulgazione della Legge a 5 anni prima fossero stati interdetti dagli stadi con provvedimento DASPO. Parteciperà inoltre al sit-in di protesta, con annesso forum di discussione, organizzato dagli ultras rossazzurri che gli consegneranno le loro richieste di modifica all’Articolo 9. Quando il 15 Agosto il Ministro dell’Interno Maroni (tra i due mai è corso buon sangue) varerà tale provvedimento, senza modifiche, definirà tale atto “da Stato totalitario”. Chiarendo le ragioni della sua opposizione: “Non è in discussione la piena collaborazione con le forze dell'ordine. Siamo favorevoli alla tessera del tifoso, ma non a queste condizioni. Non è giusto impedire ai diffidati negli ultimi 5 anni di aderire alla tessera del tifoso. Perché quando si commette un reato e poi lo si espia, si deve ritornare a godere di tutti i diritti dell'essere cittadini italiani. E poi anche le ritrosie sul piano economico: “Sul piano della sicurezza degli impianti, la nostra ha sborsato 2 milioni di euro per rendere il vecchio Cibali uno degli stadio più sicuri in Italia. Abbiamo già dato, abbondantemente. La tessera significherebbe aggravare i club di ulteriori 8-9 euro per ciascuno dei 25-30mila posti”. Nonostante ciò il Viminale obbligherà il Catania e le altre società a dotarsi della tessera del tifoso, le cui sottoscrizioni, col nome “Cuore Rossazzurro” partiranno alla fine di Maggio 2010 anche a Catania.

Altro tema caldo di quell’estate furono gli abbonamenti di curva, costo 295 euro (i più cari d’Italia), e l’aumento di prezzo in tutti gli altri settori dello stadio (Tribuna B 475 euro) al quale conseguì un netto decremento degli abbonamenti. Furono 6664 i rinnovi in fase di prelazione (contro i 9406 della stagione precedente). A questi numeri, dopo aver dichiarato, ad inizio campagna abbonamenti “Ci aspettiamo uno stadio pieno solo con gli abbonamenti e di superare la quota toccata l’anno precedente”, Lo Monaco replicò: “Ci aspettavamo qualcosa in più. Sono sicuro che alla fine i nostri tifosi riusciranno a superare almeno di un’unità la cifra finale della passata stagione (oltre 15.000, ndr). Probabilmente la gente ha avuto altro da fare in questo periodo (estate, fine luglio, ndr)” E sul tema caro-abbonamento dirà: “Chi fa questo tipo di conto commette un errore. Noi abbiamo fatto un calcolo generale: non è vero che, nel suo insieme, l’abbonamento è il più alto. Se paragonate il costo della curva, per esempio, con Palermo, è vero che da noi costa un po’ di più (170 euro a Palermo, ndr). Nel suo insieme, dico suddiviso per capienza, settori e posti disponibili, siamo tra i meno cari in assoluto”. E quindi si appellerà ai tifosi: “ La voce abbonamenti in Serie A, in termini di entrate e, dunque, di bilancio, incide tra il quinto e il sesto posto di quel che serve per vivere. La gente per noi è fondamentale per l’affetto, per il suo calore, ovviamente anche per il contributo economico che ci dà. Sapere di essere apprezzati, sentire la fiducia di chi poi viene la domenica a tifare, vale molto di più che incassare più o meno euro”. Il Catania chiuderà la campagna abbonamenti con un -20% di tessere sottoscritte (10360) rispetto all’anno precedente (oltre 15000). Ed inizierà la stagione con sconfitta che produrrà non poche polemiche sulle quali lo stesso Lo Monaco interverrà il lunedì successivo alla gara contro la Sampdoria: “Siamo solo all'inizio. Ho sentito giudizi farneticanti su allenatore, centrocampo, difesa. Non abbiamo mai detto che saremmo andati in Europa, non abbiamo nemmeno il traguardo dei 43 punti dell'anno scorso . L'unico obiettivo, costi quel che costi, è la Salvezza , con 80 o 34 punti non importa. Noi dobbiamo mantenere la categoria”. Ribadì la fiducia verso il proprio allenatore: “Se il nostro allenatore inanellasse 267 partite negative rimarrebbe comunque al Catania, perché abbiamo fiducia in lui e nell'organico che abbiamo allestito. Ha un contratto di due anni, Atzori resta con noi”, ed inviò un monito preciso a stampa e tifosi: “Al Sud, dopo 3 anni di serie A, si pensa che manterremo la serietà per qualche atto dovuto. Non è così, la serie A la dovremo sudare, noi tutti. Già il quadro degli abbonamenti non ci incoraggia, siamo al 20% in meno dell'anno scorso. Non vorrei che ci stessimo preparando ad una stagione di rilassamento , dove se le cose non dovessero andar bene si pensasse sempre al <> (altro termine molto gettonato nel suo modo di parlare).

Quando Morimoto, il 28 Agosto 2009, viene convocato nella Nazionale Maggiore nipponica, il giovane attaccante dirà di lui: “Per me è come un padre”. Si schiera contro la Figc e la Lega per il mancato rispetto del minuto di silenzio in occasione del disastro idrogeologico verificatosi in provincia di Messina: “Noi, come Catania calcio, abbiamo deciso di devolvere l’incasso di Cagliari alle vittime. Sabato ci sono i funerali di stato e vorremmo fare un’amichevole fra giocatori di Palermo, Catania e Messina. È sicuramente una goccia dell’oceano, ma l’incasso verrà devoluto interamente alle vittime del disastro di Messina. Penso che bisogna sensibilizzarci su questa cosa che è avvenuta. Già penso che il presidente della FIGC ha preso una grossa cantonata. Le sue scuse non servono perché ha commesso un errore grave. I morti non hanno distinzione regionale. Non c’è differenza fra siciliani e il resto dell’Italia. Abbiamo il dovere di sensibilizzare la gente in questo senso”. Il Palermo rifiuterà l’invito e la gara amichevole organizzata col Messina (14 ottobre) slitterà per avverse condizioni meteo a data da destinarsi, fino ad essere accantonata.

La stagione, iniziata male , continua nel peggiore dei modi, col Catania agli ultimi posti della classifica ed il pubblico in aperta contestazione contro squadra, tecnico e società. Si scaglia contro i tifosi contestatori, inalberandosi per l’esiguo numero di biglietti venduti contro la Lazio, 100 in meno dei già pochissimi venduti contro la Roma (non superano il migliaio). Le contestazioni, soprattutto a suo carico, si fanno sempre più frequenti e pesanti, pur restando circoscritte sempre e solo all’ambito verbale. Replicherà in TV: “Abbiamo cambiato l’allenatore solo in due casi, con un loro passo indietro, non per nostra volontà. Atzori non ha bisogno di essere riconfermato, nessuno gli ha mai tolto la fiducia. I nostri tifosi pensino piuttosto a tifare. Dopo la gara contro il Chievo il Presidente Campedelli mi ha detto che pensavano di essere all’allenamento del giovedì piuttosto che nello stadio che in passato gli metteva paura. Se ci sono tutti questi giudici il colpevole sono io, la squadra, il presidente li lascino tutti in pace. Il Catania ha la possibilità di salvarci ma questo clima di toglie qualcosa. Sono sempre convinto che quello che abbiamo allestito è il Catania più forte di sempre ma è dalla prima di campionato che ci piovono addosso critiche, anche quando vinciamo. Non mollo di un centimetro. Io sono come il cianuro, chi mi mangia ci resta secco. Andiamo a lottare anche contro il mondo”.

Poche settimane dopo arriverà l’esonero di Atzori, successivo alla sconfitta per 3-2 in casa del fanalino di coda Siena che relegherà gli etnei all’ultimo posto in classifica; al posto del tecnico di Collepardo arriverà Sinisa Mihajlovic. Lo Monaco dirà: “Atzori? Non volevamo esonerarlo ma speravamo in un suo passo indietro, sembrava scosso. Mihajlovic invece ci ha colpito subito per la sua serenità”.

Figli dell’inizio anno complicato sono anche i dissidi con la stampa che non mancano certo. Si scaglia contro Telecolor ed in particolar modo contro il programma televisivo Corner, condotto da Angelo Patané sotto la guida del Direttore Angelo Micale, che critica apertamente l’operato della società (dalla campagna abbonamenti al mercato, alla scelta di Atzori prima, Mihajlovic poi) schierandosi dalla parte dei tifosi contestatori. Il Catania impedisce ai propri tesserati di partecipare alla trasmissione ma la goccia che fa traboccare il vaso cade quando il TG di Telecolor da’ la notizia del rinvio a giudizio (evasione fiscale) del Presidente Pulvirenti, dove viene dato spazio solo alla richiesta dell’accusa, un anno e sei mesi di reclusione, senza ascoltare la difesa. Il Calcio Catania risponderà così al direttore del TG Michela Giuffrida:

“I fatti: lunedì 16/11/2025 Telecolor manda in onda in serata, al posto della trasmissione sportiva “Corner”, la conferenza stampa integrale dell’Amministratore Delegato del Calcio Catania Pietro Lo Monaco che si era svolta a Massannunziata il 10/11/2009. Appare evidente che lo scopo non era di dare la notizia, in quanto vecchia di una settimana, ma un altro: quale? Allo stato attuale non ci è dato sapere… Ma atteniamoci ai fatti: resosi conto che probabilmente l’iniziativa di cui sopra aveva sortito un effetto opposto a quello desiderato, martedì 17/11/2025 il Direttore del Telegiornale di Telecolor, Dottoressa Michela Giuffrida, si cimenta in un editoriale spettacolare durante il quale definisce la suddetta conferenza stampa, in cui si sentono chiaramente le domande e il contraddittorio con i giornalisti, “un monologo” di Pietro Lo Monaco e invita i suoi colleghi ad agire nelle sedi più opportune per tutelarsi dalle eventuali offese ricevute. Continuando nel suo (per favore questo non chiamiamolo monologo) editoriale, il Direttore tocca l’argomento a lei più caro, quello delle vicende giudiziarie del Presidente del Calcio Catania Antonino Pulvirenti, rivendicando il diritto di dare le notizie e scandalizzandosi che Pietro Lo Monaco non sapesse che i momenti salienti di un procedimento penale sono due: il rinvio a giudizio dell’imputato e la richiesta di condanna del Pubblico Ministero. Nessuno ha mai pensato che le notizie devono essere occultate. La sorpresa sta nel fatto che in tutti i servizi messi in onda riguardanti le suddette vicende, sono state dette cose inesatte e diffamanti. E poi una domanda, Dottoressa: dato che l’argomento lo tocca Lei, che ne direbbe di aggiungere nella Sua personale scaletta dei momenti salienti di un procedimento penale anche la richiesta del difensore dell’imputato e la sentenza del giudice? Non siamo, come dice Lei, neanche matricole di giurisprudenza, ma sicuramente siamo in grado di capire dove sta la buona fede. “

Pulvirenti sarà assolto con formula piena dopo pochi giorni. Nel Marzo del 2010 riceve, presso la sede societaria, dei proiettili calibro 38 in busta chiusa. In sede di denuncia inoltre, emerge che l’A.D. aveva ricevuto telefonate e messaggi anche questi di natura intimidatoria. Ciò porta la DIGOS ad inquadrare la vicenda nell’ambito di diverbi insorti tra la società del Calcio-Catania ed un procuratore sportivo. Questi, unitamente ad un suo amico, aveva sollecitato il Lo Monaco affinché un giovane giocatore della primavera esordisse in prima squadra; ma visti i ripetuti rifiuti aveva alzato i toni, prima con semplici telefonate, poi con messaggi dal tenore evidentemente minaccioso, fino ad arrivare all’invio della busta contenente la cartuccia con l’intento di costringere il Lo Monaco ad adoperarsi per svincolare dalla società il giovane atleta o in alternativa farlo esordire in serie A, così da procurare a sè il relativo profitto. A seguito dell’attività investigativa compiuta dalla Digos, la Procura della Repubblica di Catania ha così rinviato a giudizio per il reato di tentata estorsione M.D. (cl.1968) e S.S. (cl.1962) con precedenti anche per associazione mafiosa.

Ad Aprile 2010 si celebra invece il processo a suo carico. L'accusa è violenza privata in concorso perché l'Amministratore Delegato del Calcio Catania, il presidente Nino Pulvirenti e il responsabile della sicurezza del sodalizio di via Ferrante Aporti Arturo Magni (che però hanno scelto il rito abbreviato, pertanto per loro l'udienza si celebrerà il 6 maggio prossimo) avrebbero impedito ad Alessio D'Urso, giornalista della "Gazzetta dello Sport", di accedere allo stadio comunale di Paternò per una amichevole fra Catania e Gela disputata il 29 luglio 2007 e in diverse altre occasioni di partecipare alle conferenze stampa indette dalla società. D'Urso ha testimoniato di avere subìto allo stadio di Paternò prima ostruzione fisica da parte di Magni, poi di intimidazioni da Lo Monaco, che gli avrebbe detto: "Qui non puoi stare, vai via vattene", infine anche Pulvirenti lo avrebbe invitato a lasciare l'impianto perché altrimenti la situazione avrebbe potuto prendere una brutta piega. A causa del contenuto dei suoi articoli, ritenuti dai dirigenti rossazzurri infamanti, il giornalista ha potuto più accedere alle conferenze stampa dal 29 luglio 2007 al 4 maggio 2008. In aula ha confermato le circostanze con la sua testimonianza un altro giornalista, tuttora "non gradito" al Catania, Luca Allegra di Radio Catania. Alessio D'Urso, si è costituito parte civile. Il dibattimento proseguirà il 15 giugno. Resta indimenticabile, nel periodo difficile attraversato dal Catania durante il girone d’andata della stagione 2009/2010 il diverbio avuto con un consigliere comunale di Catania, Francesco Navarria (PDL) che, in diretta TV nella trasmissione Salastampa (Antenna Sicilia), accuserà così: “Contro la società non ho nulla. Siamo grati a Pulvirenti, nessuno lo obbliga a comprare chiunque, l’arroganza dell’amministratore delegato Lo Monaco. Non sono mai andato allo stadio, il mio abbonamento è a disposizione delle persone che non se lo possono permettere. Ma col regalo dell’abbonamento Lo Monaco non pensi di aver comprato il mio diritto d’opinione”.

La replica dell’a.d., presente in trasmissione, è furibonda: “Lei è qui solo per farsi pubblicità, parla e straparla, dall’alto della sua arroganza patetica si è permesso di dare giudizi. Non sa e parla. In questi 6 anni di successi lei dov’era, che faceva, chi è lei? Si è laureato ieri mattina coi soldi di papà. Pensi ad amministrare il Comune di Catania se è in grado di farlo. Che ha fatto nella vita lei? E mi viene a parlare del Catania... faccia nella vita e poi si metta a parlare. Fa solo figure da una lira e mezza. Come fa a regalare un abbonamento che le ha regalato il Catania?

A Gennaio risolleva la squadra con l’ingaggio dell’attaccante argentino Maxi Lopez. L’argentino segna 11 reti in 17 gare e da 3 mln di euro passa ad una valutazione di oltre 20. Lo Monaco lo blinda a fine stagione: “Resterà con noi al 99%, andrebbe via solo per offerte indecenti”, ma mette Martinez sul mercato: “Non si può trattenere il vento”. Quando nella stessa sessione di mercato Michele Paolucci si offrirà al Catania per poi acconsentire al suo ritorno alla Juventus, dirà: “Paolucci ha fatto una grande cavolata. Fa mezza partita e non gioca più. Paolucci è un altro prodotto traviato del nostro calcio, ha fatto qualche partita ad Ascoli e qualche partita con noi. E’ ancora in valorizzazione, uno che va a Siena e gli danno 800.000 euro netti all’anno dove deve andare? Può andare alla Juventus, al Milan, all’Inter o alla Fiorentina e non è un giocatore da queste squadre. Non è colpa del ragazzo, i procuratori sono bravi e hanno sfruttato il momento, ma oggi Paolucci prende dei soldi che nessuna società piccola si può permettere. Mi auguro con tutto il cuore che riesca a fare bene alla Juventus, è un loro prodotto e se lo hanno preso è perché credono nelle sue potenzialità”. Paolucci giocherà effettivamente molto poco, 4 partite ed appena 102’ con i bianconeri.

In quella sessione di mercato sarebbe dovuta arrivare anche un’altra prima punta argentina, Mariano Pavone, del Real Betis (Serie B spagnola), ma un inconveniente fece saltare l’affare quando il Catania aveva già presentato le carte per il trasferimento in Lega: “Dispiace non aver potuto portare a Catania questo forte giocatore. Avevamo già trovato l’accordo col Betis ma il loro fax di accettazione non è arrivato perchè i dirigenti andalusi non hanno chiuso la loro trattativa per il sostituto di Pavone”. Versione cambiata nel tempo con “per negligenza dei dirigenti andalusi che non hanno inviato il loro fax in tempo utile, dimenticandosi che il calciomercato in Italia chiudeva alle 19”. Pur di rendere agibile il campo da gioco del Massimino in occasione della gara Catania – Atalanta, quando la pioggia caduta nelle ore antecedenti il fischio d’inizio ed il tardivo collocamento dei teloni avevano reso il rettangolo verde una pozza d’acqua, si rimboccò le maniche e, togliendo di mano agli addetti l’apposita ramazza, iniziò a spalare l’acqua verso l’esterno del campo. Dirà: “Ho visto che mettevano poca energia in quel che facevano, così ho voluto mostrare loro come andava svolto, la partita andava giocata”, salvo poi lamentarsi, maturato lo 0-0: “Le condizioni del terreno c’hanno pesantemente condizionato”.

Quando nella gara “Inter – Sampdoria” per contestare l’arbitraggio José Mourinho mimò il gesto delle “manette” (che gli costerà la squalifica di tre turni, l’ultimo dei quali al Massimino), Lo Monaco dirà: “Le sue sceneggiate contro la Sampdoria sono state da voltastomaco. La colpa non è di Mourinho, è nostra, del sistema italiano e della stampa che senza di lui non vende, lui è un personaggio. Quante volte l'avete sentito parlare di tecnica o di cose inerenti al suo lavoro? Mi piacerebbe che Mourinho si facesse notare per le sue qualità di tecnico quando risponde a tutti e attacca tutti, ora lo fa anche attraverso il suo staff. La sua è mancanza di umiltà, mancanza di rispetto e considerazione per gli altri. Mourinho non è Dio, anche se ha dichiarato che dopo Dio viene lui”.

Prima dello storico 3-1 sull’Inter, al Massimino, ribadirà: “Mourinho è solo un uomo di spettacolo. Le antipatie se le tira dietro quindi non posso dire che verrà accolto bene. Se non ho stima nei suoi confronti non conta niente, e non l’ho detto alla vigilia di questa partita, l’ho detto in tempi non sospetti. Come mai ce l’ho con lui? Doveva insegnarci il calcio e invece ha portato solo chiacchiere e polemiche”. Parole ridimensionate poi dal Presidente Pulvirenti, che garantirà “Mourinho sarà accolto come tutti gli allenatori avversari qua a Catania, con tutti i riguardi”. Al termine della gara però l’.a.d. etneo non riuscirà a trattenersi dall’ennesimo affondo sul portoghese:L’Inter ha perso per colpa delle scelte del tecnico che dovrebbe parlare meno ed allenare di più. Non ne ha azzeccata una nel momento in cui doveva mettere la sua impronta su una partita già difficile per l'Inter. Ha confermato quel che ho detto io... Abbiamo riaperto la lotta per lo scudetto e l'Inter dovrà giocarselo sino in fondo”. Al termine della stagione, con l’Inter campione d’Italia, vincitrice della Coppa Italia e della Coppa Campioni, riconoscerà i meriti a Mourinho ricordando: “Da quando ha iniziato a parlare meno e farsi apprezzare di più come tecnico sta ottenendo risultati e dimostrando il suo valore”. Alla notizia dell’addio del portoghese al calcio italiano ribadirà: “Non credo che il calcio italiano stia perdendo molto. Qualsiasi allenatore avrebbe vinto con questa Inter”.

Al presidente Zamparini che attacca Mihajlovic (“Al Palermo non andrei nemmeno per fame, sono stato allenatore del Catania, ho un’etica”) risponde: “Ancora una volta il Presidente del Palermo ha perso un’ottima opportunità per stare zitto. Purtroppo per lui, quando apre la bocca si rivela devastante. Zamparini, che non perde mai occasione per sbandierare ai quattro venti l’investimento di tanti soldi nel calcio, deve sapere che questo non gli dà il diritto di offendere professionisti seri e preparati come il nostro allenatore Sinisa Mihajlovic, che non ha in alcun modo offeso il Palermo ma ha semplicemente espresso un principio sulla base di una propria etica professionale. Questo sbandierare ai quattro venti i soldi inopinatamente spesi in tanti anni, purtroppo, fa sì che Maurizio Zamparini si consideri uno dei grandi protagonisti del calcio italiano, invece questo modo di essere, con tanto di turpiloquio ed offesa, rappresenta uno dei mali dello stesso. La smetta, il signor Zamparini, di pensare che si può permettere tutto. E badi alle cose di casa sua, se ne è capace”.

Dello stesso tecnico serbo dirà: “E’ ancora un allenatore bambino, non so se qualcuno lo sta trattando ma farebbe un errore ad andar via da catania”. Il tecnico gli risponderà “Io non sono Zenga, so cosa è meglio per me senza bisogno che qualcuno me lo dica”. Della gara-farsa Lazio-Inter, nella quale i tifosi biancocelesti gioiranno alle reti dei nerazzurri, diretti contendenti della Roma allo scudetto, dirà: “Ho visto il primo tempo, poi ho spento la tv.... Una vittoria annunciata dell'Inter che ci poteva anche stare per i valori in campo, ma non mi è piaciuta questa arrendevolezza”.

Al termine della stagione annuncia l’accordo col centrocampista brasiliano Diego Souza, definito “un giocatore stratosferico”. Il Catania definito da lui “Il più forte mai costruito nell’era Pulvirenti” nonostante le iniziali difficoltà si dimostrerà tale, riuscendo ad ottenere il record di punti in serie A, 45. Contestualmente, affermerà: “Mihajlovic rimarrà qui, punto, punto e virgola, punto esclamativo”. Da lì a poco Mihajlovic andrà via rescindendo il contratto per accasarsi alla Fiorentina. Così, dopo aver detto l’anno prima “Giampaolo è fuori dalla nostra portata” nella stagione 2010/2011 lo ingaggia dicendo di lui “è l’allenatore più preparato della categoria” ma non prima di aver depistato i giornalisti dicendo di aver parlato con “Zico” come successore per la panchina di Mihajlovic. Al secondo addio di un tecnico al termine della stagione userà parole forti “La nostra è una piccola società che purtroppo sembra quasi come quella donna che fa il mestiere più antico del mondo. Chi può arriva, paga, e prende quel che vuole”. Nella stessa occasione imporrà un cambi di tendenza alle cose: “Se la Fiorentina vuole Mihajlovic dovrà pagare. Per quel che riguarda i nostri giocatori non svendiamo nessuno, restano tutti eccetto Martinez”. Mihajlovic si libererà ufficialmente senza pagare alcuna penale in virtù di una clausola presente sul contratto.

Al termine di quella stagione riceverà un’offerta dalla Lazio che rifiuterà: “Io voglio carta bianca, lavoro così, anche perché ho il mio modo di vedere le cose e di sistemarle. Quindi per questo motivo non mi piace commentare ipotetici interessamenti di grandi club, qual è la Lazio. Qui al Catania noi abbiamo costruito un mondo che difficilmente si può rimettere in discussione, poi è ovvio che rifletterei su un eventuale interessamento. Se ci dovesse essere qualcosa di concreto lo valuterei, ma ci devono essere le condizioni. Qui si è creato un sistema perfetto che la mattina parte quando io accendo la macchina. Non sarebbe facile mettere in difficoltà un progetto del genere”. Lotito preciserà a stretto giro: “Ho saputo di questo presunto contatto con Lo Monaco, ma posso dire che mai ho pensato di portare il dirigente del Catania alle mie dipendenza. Fa bene il suo lavoro in Sicilia e pertanto non ci sono assolutamente trattative in corso anche per il futuro. Resta tra noi una stima reciproca”.

Stima che s’incrinerà da lì a pochi giorni quando, dopo aver intavolato la trattativa per il trasferimento di Martinez, Lo Monaco si rivolse a Lotito dicendo “Se la Lazio vuole Martinez deve sbrigarsi e percorrere i canali giusti”. Il club bianco-celeste aveva infatti preso già gli accordi col procuratore del giocatore, Hidalgo, mentre la Juventus, lavorava a quello con la società. Quando i bianconeri raggiunsero l’intesa, sulla base di 14 mln di euro, il Catania chiuse le porte alla Lazio: “Avevo avvertito Lotito – disse Lo Monaco – Martinez l’anno prossimo o giocherà con noi o con la Juventus”. Alla fine non dopo una querelle lunga circa 10 giorni, culminata con la minaccia dell’uruguyano di licenziare il proprio procuratore, arrivò la firma sul contratto che sancì il passaggio del “Malaka” alla Juventus. Inutile ribadire quanto male prese Lotito questa notizia, tanto che fino all’ultimo momento il presidente bianco-celeste affermava: “Abbiamo l’accordo col giocatore, non è detto vada alla Juventus”. Come se non bastasse, un altro caso con la Lazio dietro le quinte nacque da lì a poco: Gianvito Plasmati citò in giudizio il Catania asserendo che la firma sul prolungamento del suo contratto fino al 2011 era stata falsificata, chiedendo perciò d’essere svincolato secondo quanto previsto dal precedente contratto. Passo che la Lazio aspettava per aver modo di tesserare a parametro zero il giocatore. Il ricorso diede ragione al Catania, con buona pace del club romano.

Sempre in ambito mercato, giugno 2010, l’a.d. espresse massime lessicali che resteranno storiche; come ad esempio quelle sui procuratori di Antenucci e Maxi Lopez., entrambi battezzati così: “Valgono come il due di coppe quando la briscola è a denari”. Al primo, che chiedeva un adeguamento contrattuale del suo assistito, appena rientrato dal prestito all’Ascoli, rispose: “Il giocatore percepirà il giusto che si deve ad un atleta con la sua trafila. Se questo non dovesse andar bene, se ne starà nel punto più alto del Massimino a guardare i suoi compagni giocare fino alla scadenza del contratto”. Mentre al procuratore dell’argentino, che si diceva possibilista per un addio del suo assistito in caso di sirene inglese, ribatté: “Lopez resterà al Catania al 110%. Chi volesse portarlo via dovrà presentarsi con 80 milioni in mano e passare sul mio cadavere”. Per l’argentino, la cui permanenza al Catania era stata stimata dallo stesso Lo Monaco al 99%, i milioni richiesti da lì a pochi giorni divennero “100”.

Quella sessione di mercato venne scandita anche dai numerosi flop: nell’ordine saltarono gli affari Souza, Sosa e Caraglio, il primo per ragioni economiche, il secondo per rifiuto del giocatore, il terzo per l’intromissione del West Ham nella trattativa dovuta anche ai rivolgimenti societari subiti dal Rosario Central, col quale il Catania aveva già stipulato un accordo di massima. Arrivò invece il 12° argentino, Alejandro Dario Gomez: “Il nostro mercato si chiude con Gomez – dichiarò Lo Monaco – come presupposto avevamo quello di riconfermare la rosa dell’anno scorso e ci siamo riusciti. Eravamo già completi anche senza Gomez, ma abbiamo avuto l’occasione di prenderlo e non l’abbiamo presa”.

E riconfermare la rosa non fu semplice, soprattutto per quel che riguardò l’affare Biagianti. Dopo esser stato appetito da Genoa, Sampdoria e Fiorentina, sull’attaccante etneo piombò il Palermo; fu una trattativa top secret, fatta di smentite ed accordi sottobanco. “Facciamo una fatica enorme a privarci di un giocatore come Marco, che abbiamo cresciuto ed è cresciuto con noi – disse Lo Monaco – abbiamo già rifiutato per il giocatore un’offerta di 6 milioni”. Erano 8 i milioni richiesti dal Catania, 7 quelli ai quali era disposto ad arrivare il Palermo. Alle ritrosie espresse al giocatore a tale trasferimento Lo Monaco anteponeva le ragioni economiche, tanto che, scaduto l’ultimatum dato al Palermo, in concomitanza con la partenza in ritiro, in sede di presentazione della squadra affermò: “Il Catania spingeva per il trasferimento, è stato Biagianti ad opporsi categoricamente a che ciò avvenisse”, dichiarazioni motivate anche allo scopo di mitigare le polemiche sorte sul giocatore che, nei giorni della trattativa, non aveva preso alcuna posizione, scatenando le ire dei tifosi che, all’ultima giornata di quel Campionato, l’avevano visto in lacrime salutare la gente di Catania. Il sentire comune racconta di una situazione nella quale, seppur a malincuore, per riconoscenza, Biagianti avrebbe accettato il trasferimento qualora la società fosse riuscita a portare il Palermo alle cifre sperate.

Nell’estate del 2010 stipula una convenzione “tecnica” col Milazzo, appena asceso in seconda divisione di Lega Pro; molti giovani della Primavera etnea, molti altri rientrati da prestiti ed altri ancora acquistati in quella stessa sessione di mercato, vengono perciò dirottati a Milazzo. Alla stessa maniera, una partnership tecnica è avviata anche con l’Ascoli, al quale viene girato in prestito Moretti, e riconfermati Silvestri e Gazzola, torna indietro Pesce, acquistato dall’Ascoli a Giugno, insieme a Bellusci, ma rispedito indietro a Gennaio.

Eletto Consigliere della neonata Lega Serie A, dopo esserlo stato nei due anni passati in seno alla Lega Calcio, si scaglierà contro i vertici della FIGC dando seguito alle pesanti contestazioni mosse da tutte le squadre di serie A una volta che la Federazione, pur con il loro parere contrario, adottò la norma che ridusse ad uno solo il numero massimo di extracomunitari tesserabili. Alla base delle proteste il peso in percentuale attribuito alla Lega Serie A nell’ambito delle decisioni Federali.

Mascara rinnoverà il contratto fino al 2012 in sede di ritiro dopo un lungo tira e molla: “Il Direttore di diceva sempre di andare in sede e firmare. Ci siamo stretti la mano e dopo poco abbiamo limato l’ultimo particolare”. Alla stessa maniera Christian Terlizzi prolungherà il suo contratto, e dirò: “Col Direttore, al di là dei momenti di tensione, c’è un rapporto basato sul reciproco rispetto. A volte usa toni forti con me e mi critica aspramente, anche davanti alla stampa, perché sa come sono fatto e che questi atteggiamenti mi caricano, incitandomi a dare il meglio di me”.

A tenere banco durante quell’estate sarà il caso – Caraglio. Il giocatore argentino, a lungo corteggiato all’a.d. etneo, volerà in Inghilterra, attratto dalle sirene inglesi dopo che, la dirigenza del Rosario Central, che in un primo momento aveva dato l’assenso alla trattativa col Catania, vedendo cambiati i propri vertici, preferirà la pista inglese. Tuttavia, il club londinese, susciterà le ire di quello argentino impiegando il giocatore, non ancora contrattualizzato, in un’amichevole, a seguito della quale emergeranno anche problemi, evidenziati dalle visite mediche, che indurranno la dirigenza inglese a troncare l’affare. Il giocatore arriva quindi a Catania dove viene anche intervistato da una troupe televisiva, sciorinando ottimismo ma dopo l’ennesimo riscontro negativo delle visite mediche, per un problema al ginocchio, anche il Catania deciderà di non chiudere l’affare col club argentino: “Caraglio ha un grosso problema che ci impedisce di tesserarlo con noi”, questo dichiarerà l’a.d. etneo a chiosa della vicenda. Mentre il tanto atteso ed acclamato “giocatore che farà balzare dalla sedia i tifosi”, non arriverà mai.

 

 

 

 

 

 

 

 

La 16^Giornata

Partita Ris.
Palermo-Parma 3-1
Udinese-Fiorentina 2-1
Genoa-Napoli 0-1
Bologna-Milan 0-3
Brescia-Sampdoria 1-0
CAGLIARI-CATANIA 3-0
Juventus-Lazio 2-1
Lecce-Chievo 3-2
Roma-Bari 1-0
Inter-Cesena 19/01

Prossimo Turno

Partita Ris.
Fiorentina-Inter -
Cesena-Cagliari -
Milan-Roma -
Lazio-Udinese -
Bari-Palermo -
CATANIA-BRESCIA -
Chievo-Juventus -
Napoli-Lecce -
Parma-Bologna -
Sampdoria-Genoa -

Classifica

Squadra Pt.
Milan 36
Napoli 30
Juventus 30
Lazio 30
Palermo 26
Roma 26
Inter* 23
Sampdoria 23
Udinese 23
Genoa 21
Chievo 20
Cagliari 20
Fiorentina 19
Bologna 19
CATANIA 18
Parma 18
Lecce 15
Brescia 15
Cesena* 12
Bari 10

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