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Il commento della partita
12-12-2025
 

È una giornata primaverile quella che accoglie i rossazzurri di scena al Castellani per una delle trasferte più difficili, almeno quanto decisive, di questo campionato.

La partita vede le due tifoserie strette nel dolore per la scomparsa di Mario (tifoso etneo), ed Emiliano (sostenitore dell’Empoli), i capitani delle formazione depongono 2 mazzi di fiori per ognuno sotto le rispettive curve e, dopo il minuto di commemorazione prima del fischio d’inizio, i tifosi toscani decidono di prolungare il silenzio per altri otto minuti, mentre i rossazzurri, oltre 400 al seguito, iniziano a farsi sentire solo al ’10. Sugli spalti campeggiano gli striscioni: “In ricordo di chi ci guida da lassù” (dei rossazzurri) e “Mario vive”, esposto dagli empolesi (che espongono anche uno striscione in ricordo del loro compagno ed amico).

Nonostante le previsioni non certo favorevoli il Catania riesce sin dal primo minuto ad imbrigliare le offensive dei padroni di casa che, non riuscendo a giocare corti, concedono immense praterie alla manovra rossazzurra nella quale Padalino si ritaglia il ruolo di protagonista assoluto. Le sgroppate dell’italo- svizzero sono devastanti almeno quanto mal sfruttate in fase realizzativa. Sarà certamente questo uno dei nodi da sciogliere in ambito calciomercato, il labiale di Bruno al momento della sostituzione è piuttosto eloquente: “Così non posso giocare”, una realtà scomoda da mandar giù, ma altrettanto necessaria da accettare onde invertire una tendenza davvero preoccupante che vede il Catania a secco di gol dalla trasferta di Pescara ( 2-2 ).

Fotocopia del conteggio realizzativo è quello ben più lieto delle marcature subite, che ci mostra la difesa etnea come reparto attento ed efficace, che oggi esce ancor più rinfrancata da una conquista non da poco, aver fermato il capocannoniere Tavano, un attaccante da 13 gol nelle 16 presenze inanellate fin adesso.
Lo Monaco argina bene gli affondi del cannoniere empolese, Paschetta e Bianco fanno il resto, garantendo all’esordiente Polito una copertura che limita al minimo le occasioni pericolose pur tuttavia lasciando all’estremo rossazzurro la possibilità di esaltarsi in 3 interventi decisivi al mantenimento di un pareggio preziosissimo, il 4° dell’Empoli in un ruolino di 10 vittorie e 3 sconfitte.

Nessun rimpianto o rimprovero quindi per la prestazione del secondo portiere etneo, che vince una scommessa importante con se stesso e con alcuni tifosi che, magari solo a causa della sua militanza nell’Acireale, non fuggivano occasione per screditarne il reale valore; altrettanto non può dirsi per Miceli che, chiamato a sostituire l’infortunato Russo, riesce solo a innervosire il gioco, rischiando peraltro di lasciare la squadra in 10 senza combinar poi niente di utile per tutti i ’90 minuti della sua prestazione; se c’è da fare una cernita tra buoni e cattivi la sua pratica verrà sbrigata certo in fretta.

Il Catania appare così per l’ennesima volta privo di mordente offensivo, causa l’assenza di una cerniera centrale tra il centrocampo e l’attacco, un problema tanto localizzato quanto grave ed annoso che necessita della massima considerazione e del massimo rilievo visto che fino ad oggi ogni esperimento in quella zona si è dimostrato nel migliore dei casi un mezzo fallimento, e visto soprattutto che Sonetti non ritiene nessuno migliore di Miceli in quel ruolo trai gli oggi disponibili in panchina. Spavento.

Il gioco etneo, per mesi moribondo, comincia però grazie a Sonetti comincia a dare qualche segnale di vita e appare in costante ascesa soprattutto grazie all’ampio e proficuo utilizzo dei corridoi laterali dove, oltre allo strepitoso Padalino, agiscono efficacemente Caserta e Manfredini, l’uno sulla destra l’altro sulla sinistra, i cui cross sono però troppe volte fuori misura per un Ferrante che, come a Treviso, urla e si sbraccia per far capire che l’altezza non è certo il suo forte, così finalmente cominciano ad arrivare i primi cross bassi e, magia, le prime nitide occasioni rete, una delle quali capita proprio sul tacco di Ferrante, ma come un vandalo si avventa su di un’opera d’arte, il difensore empolese che presidia il palo sventa la sicura rete. Sarà pure il suo dovere, ma che peccato!
La partita non è certo delle più entusiasmanti, anzi, per lunghi periodi latita sulla mediana del campo e gli unici brividi concessi sono figli di distrazioni o svarioni difensivi che poco hanno da ricondursi alla pressione dei padroni di casa che, nonostante le tante motivazioni, dal possibile aggancio alla vetta alla scomparsa del tifoso, risulta pressoché inesistente, con la formazione rossazzurra che amministra il gioco conducendolo nei binari a lei più convenienti; solo nel secondo tempo, quando la stanchezza e la tensione fanno saltare ogni tattica, le emozioni trovano spazio nella monotonia alla quale era stata costretta la partita. Questo non inganni, i brividi vengono ben ripartiti tra le due formazioni che, a distanza di pochi minuti l’una dall’altra sfiorano il possibile vantaggio.

I Rossazzurri reggono bene agli assalti dei padroni di casa, dimostrando di saper soffrire l’avversario senza mai subirlo, ed allo stesso tempo danno sfoggio di un’ottima circolazione di palla ed un’altrettanto mirabile armonia trai reparti, almeno fino alla linea mediana, a cui giova molto l’ingresso di Baggio al posto di Bruno che per l’ennesima volta si rivela propedeutico ad una miglior efficacia e imprevedibilità nella manovra offensiva.

Questa trasferta ci regala un Catania certamente più compatto ed abile nel gestire impegni difficili, caratteristiche importanti che però attendono un riscontro anche nei match più agevoli; nel finale di partita spazio anche all’esordio di Lombardi, il primo acquisto della campagna di rafforzamento made in Catania che attende però altri ed notevoli sforzi a Gennaio, dove bisognerà rimediare all’impotenza sottoporta ed alle carenze che finora, non solo in attacco, hanno pregiudicato non pochi risultati e che mai si è riusciti a risanare.

La prossima gara vedrà il Catania contro la Salernitana dei miracoli che, dopo una lunga militanza come fanalino di coda, adesso vola sulle ali dell’entusiasmo e sotto la guida del nuovo tecnico, che in pochi giorni è riuscito a trovare le alchimie necessarie a garantire un cammino importante ai campani. Il Catania dal canto suo non può lasciare niente di intentato ed è chiamata ad accomiatarsi col migliore dei risultati dal suo pubblico, che a Gennaio la rivedrà profondamente cambiata, forse più consona alle sua mire, e che anche oggi ha ribadito a gran voce: “Catania devi Vincere”.

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