| È una giornata
primaverile quella che accoglie i
rossazzurri di scena al Castellani
per una delle trasferte più
difficili, almeno quanto decisive,
di questo campionato.
La partita vede le due tifoserie
strette nel dolore per la scomparsa
di Mario (tifoso etneo), ed Emiliano
(sostenitore dell’Empoli), i
capitani delle formazione depongono
2 mazzi di fiori per ognuno sotto
le rispettive curve e, dopo il minuto
di commemorazione prima del fischio
d’inizio, i tifosi toscani decidono
di prolungare il silenzio per altri
otto minuti, mentre i rossazzurri,
oltre 400 al seguito, iniziano a farsi
sentire solo al ’10. Sugli spalti
campeggiano gli striscioni: “In
ricordo di chi ci guida da lassù”
(dei rossazzurri) e “Mario vive”,
esposto dagli empolesi (che espongono
anche uno striscione in ricordo del
loro compagno ed amico).
Nonostante le previsioni non certo
favorevoli il Catania riesce sin dal
primo minuto ad imbrigliare le offensive
dei padroni di casa che, non riuscendo
a giocare corti, concedono immense
praterie alla manovra rossazzurra
nella quale Padalino si ritaglia il
ruolo di protagonista assoluto. Le
sgroppate dell’italo- svizzero
sono devastanti almeno quanto mal
sfruttate in fase realizzativa. Sarà
certamente questo uno dei nodi da
sciogliere in ambito calciomercato,
il labiale di Bruno al momento della
sostituzione è piuttosto eloquente:
“Così non posso giocare”,
una realtà scomoda da mandar
giù, ma altrettanto necessaria
da accettare onde invertire una tendenza
davvero preoccupante che vede il Catania
a secco di gol dalla trasferta di
Pescara ( 2-2 ).
Fotocopia del conteggio realizzativo
è quello ben più lieto
delle marcature subite, che ci mostra
la difesa etnea come reparto attento
ed efficace, che oggi esce ancor più
rinfrancata da una conquista non da
poco, aver fermato il capocannoniere
Tavano, un attaccante da 13 gol nelle
16 presenze inanellate fin adesso.
Lo Monaco argina bene gli affondi
del cannoniere empolese, Paschetta
e Bianco fanno il resto, garantendo
all’esordiente Polito una copertura
che limita al minimo le occasioni
pericolose pur tuttavia lasciando
all’estremo rossazzurro la possibilità
di esaltarsi in 3 interventi decisivi
al mantenimento di un pareggio preziosissimo,
il 4° dell’Empoli in un
ruolino di 10 vittorie e 3 sconfitte.
Nessun rimpianto o rimprovero quindi
per la prestazione del secondo portiere
etneo, che vince una scommessa importante
con se stesso e con alcuni tifosi
che, magari solo a causa della sua
militanza nell’Acireale, non
fuggivano occasione per screditarne
il reale valore; altrettanto non può
dirsi per Miceli che, chiamato a sostituire
l’infortunato Russo, riesce
solo a innervosire il gioco, rischiando
peraltro di lasciare la squadra in
10 senza combinar poi niente di utile
per tutti i ’90 minuti della
sua prestazione; se c’è
da fare una cernita tra buoni e cattivi
la sua pratica verrà sbrigata
certo in fretta.
Il Catania appare così per
l’ennesima volta privo di mordente
offensivo, causa l’assenza di
una cerniera centrale tra il centrocampo
e l’attacco, un problema tanto
localizzato quanto grave ed annoso
che necessita della massima considerazione
e del massimo rilievo visto che fino
ad oggi ogni esperimento in quella
zona si è dimostrato nel migliore
dei casi un mezzo fallimento, e visto
soprattutto che Sonetti non ritiene
nessuno migliore di Miceli in quel
ruolo trai gli oggi disponibili in
panchina. Spavento.
Il gioco etneo, per mesi moribondo,
comincia però grazie a Sonetti
comincia a dare qualche segnale di
vita e appare in costante ascesa soprattutto
grazie all’ampio e proficuo
utilizzo dei corridoi laterali dove,
oltre allo strepitoso Padalino, agiscono
efficacemente Caserta e Manfredini,
l’uno sulla destra l’altro
sulla sinistra, i cui cross sono però
troppe volte fuori misura per un Ferrante
che, come a Treviso, urla e si sbraccia
per far capire che l’altezza
non è certo il suo forte, così
finalmente cominciano ad arrivare
i primi cross bassi e, magia, le prime
nitide occasioni rete, una delle quali
capita proprio sul tacco di Ferrante,
ma come un vandalo si avventa su di
un’opera d’arte, il difensore
empolese che presidia il palo sventa
la sicura rete. Sarà pure il
suo dovere, ma che peccato!
La partita non è certo delle
più entusiasmanti, anzi, per
lunghi periodi latita sulla mediana
del campo e gli unici brividi concessi
sono figli di distrazioni o svarioni
difensivi che poco hanno da ricondursi
alla pressione dei padroni di casa
che, nonostante le tante motivazioni,
dal possibile aggancio alla vetta
alla scomparsa del tifoso, risulta
pressoché inesistente, con
la formazione rossazzurra che amministra
il gioco conducendolo nei binari a
lei più convenienti; solo nel
secondo tempo, quando la stanchezza
e la tensione fanno saltare ogni tattica,
le emozioni trovano spazio nella monotonia
alla quale era stata costretta la
partita. Questo non inganni, i brividi
vengono ben ripartiti tra le due formazioni
che, a distanza di pochi minuti l’una
dall’altra sfiorano il possibile
vantaggio.
I Rossazzurri reggono bene agli assalti
dei padroni di casa, dimostrando di
saper soffrire l’avversario
senza mai subirlo, ed allo stesso
tempo danno sfoggio di un’ottima
circolazione di palla ed un’altrettanto
mirabile armonia trai reparti, almeno
fino alla linea mediana, a cui giova
molto l’ingresso di Baggio al
posto di Bruno che per l’ennesima
volta si rivela propedeutico ad una
miglior efficacia e imprevedibilità
nella manovra offensiva.
Questa trasferta ci regala un Catania
certamente più compatto ed
abile nel gestire impegni difficili,
caratteristiche importanti che però
attendono un riscontro anche nei match
più agevoli; nel finale di
partita spazio anche all’esordio
di Lombardi, il primo acquisto della
campagna di rafforzamento made in
Catania che attende però altri
ed notevoli sforzi a Gennaio, dove
bisognerà rimediare all’impotenza
sottoporta ed alle carenze che finora,
non solo in attacco, hanno pregiudicato
non pochi risultati e che mai si è
riusciti a risanare.
La prossima gara vedrà il
Catania contro la Salernitana dei
miracoli che, dopo una lunga militanza
come fanalino di coda, adesso vola
sulle ali dell’entusiasmo e
sotto la guida del nuovo tecnico,
che in pochi giorni è riuscito
a trovare le alchimie necessarie a
garantire un cammino importante ai
campani. Il Catania dal canto suo
non può lasciare niente di
intentato ed è chiamata ad
accomiatarsi col migliore dei risultati
dal suo pubblico, che a Gennaio la
rivedrà profondamente cambiata,
forse più consona alle sua
mire, e che anche oggi ha ribadito
a gran voce: “Catania devi Vincere”.
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