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Il commento della gara
30-01-2026
di Marco Di Mauro

Due volte nella polvere, due volte sull'altar[...]Fu vera gloria?

Tutto sommato sì, anche se l’altare non è quello dei vincitori.

In un ping - pong di gol ed emozioni, il Catania, decimato dalle assenze e rappezzato con arrivi dell’ultim’ora, si ritrova addirittura a recriminare una vittoria, maturata sul campo, ma letteralmente “scippata” dal machiavellico Squillace di Catanzaro quando questi reputa falloso lo stacco aereo di Cesar che, nonostante fosse stato proprio lui a subir fallo, riesce ad insaccare la sfera alle spalle di Avramov.

Parlar della pur mediocre terna arbitrale sarebbe riduttivo ed ingeneroso nei confronti della formazione rossazzurra, oggi come mai squadra unita nella buona e nella cattiva sorte, cosciente dei propri mezzi e determinata nel raggiungimento di un obiettivo che sorprende non solo per le difficoltà sorte in casa rossazzurra nell’ultima settimana, ma anche e soprattutto per la motivazione e l’autorità mostrata dall’undici etneo nel suo conseguimento.

Facendo di necessità virtù, Sonetti schiera una formazione ampiamente rimaneggiata nella quale si contano ben 3 esordienti: Iannelli, come unica punta, Silvestri in coppia con Bianco, e Cesar come cursore laterale destro in posizione difensiva.
La ventata di rinnovamento si trasforma però in una bufera, soprattutto nel settore arretrato, dove i due nuovi innesti turbano non poco gli equilibri raggiunti in tante giornate di campionato. L’assenza di Paschetta a leader della difesa fa subito sentire il suo peso, così non è un caso che entrambi i gol degli altrettanto temporanei vantaggi biancorossi arrivino su dormite generali del settore difensivo. Nonostante queste più che prevedibili controindicazioni circa il loro immediato inserimento in squadra, Cesar e Silvestri dimostrano che la materia prima della quale sono dotati è buona, adesso bisognerà lavorarci su e plasmarla in maniera ponderata ed armonica con la struttura di gioco.

Al primo vantaggio delle lenerossi, giunto quasi allo scadere e per di più con un Catania che in superiorità numerica dominava il gioco, in pochi avrebbero creduto ad una pronta reazione dei rossazzurri, che mai, specialmente fuori casa, si erano dimostrati capaci di subire un gol per ripartire subito alla carica traendo per giunta nuovi stimoli dal colpo ricevuto.

Oggi una svolta, impressa dal buon gioco sì, ma in special modo dal carattere dimostrato in campo, da quello spirito di squadra che ha permesso all’undici rossazzurro di non scomporsi alla prima difficoltà rimanendo unito nel raggiungimento di un pareggio che, pur valendo un sol punto, ha il sapore di antipasto a luculliane e soddisfacenti prestazioni future.

La strada del rivoluzionamento, seppur biasimevole nella gestione, si rivela efficace ai fini preposti dalla dirigenza, ovvero dar nuova linfa ad un reparto succube di figure più ingombranti che altro, che con la loro personale sterilità condannavano l’intera squadra all’impotenza sotto porta ed ai conseguenti fischi dagli spalti non più amici.

Oggi la riprova sul campo che teorie dirigenziali e tecniche erano tutt’altro che infondate, senza l’ombra del mancato capitano-bomber, del mancato regista e del mancato pinco pallino di turno, ecco emergere con maggior vigore ed efficacia le prestazioni di quei giocatori prima deputati alla gloria del singolo e adesso devoti al puro e semplice gioco di squadra.

“Caserta è molto bravo a batter le punizioni, prima non l’avete visto all’opera perché c’erano altre priorità sui calci piazzati, ma adesso”

Sarà questo un caso, o sarà Pulvirenti un profeta, fatto sta che proprio Caserta, proprio su punizione, proprio oggi, consente ai rossazzurri di andare al riposo su di un 1-1 che, se non fedele agli sforzi prodotti dalla squadra rossazzurra nei primi 45’, risulta certamente meno bugiardo e pesante dell’1-0 biancorosso maturato con la rete di Margiotta al 42’.

Nella seconda metà di gioco il centrocampo diventa ben presto ago della bilancia per le sorti del match; il Vicenza, in 10 per l’espulsione di Crovari, doppia ammonizione per gioco scorretto, riesce comunque a trovare la quadratura del cerchio e regger botta alle progressioni rossazzurre che risultano letteralmente straripanti sotto la guida dei magnifici 3, Caserta, Padalino e Fernando, che spadroneggiano sulla mediana. Così è nuovamente il Catania ad avere in mano timone della gara e le migliori palle gol che però, l’inesperienza del pur generosissimo Iannelli e/o l’adattamento, forse troppo pretenzioso del buon Serafini a seconda punta, non contribuiscono a concretizzare.

Gol sbagliato gol subito e, fotocopia delle fotocopie, beffa delle beffe, come nel primo tempo, la fortuna irride al Catania mettendo la sua benda agli occhi del guardialinee che non si accorge della posizione di fuorigioco del solito Margiotta, in giornata di grazia guarda caso proprio contro il Catania, che deposita in rete il 2-1, Pantanelli sempre incolpevole, difesa un po’ meno.

Altra dura botta per gli undici in campo, altra dura botta per i tifosi presenti e non al Menti, che seppur rinfrancati dalla superiorità numerica e dall’ottima prestazione offerta dagli etnei, memori certo delle passate esperienze, vedevano complicarsi oltremodo un risultato beffardo già sull’1-1.

Non tutto il male vien per nuocere, un proverbio attuale tanto nel mercato in uscita di questa settimana, quanto sul gelido green del Menti. Un’eventualità certo negativa, quella del vantaggio dei padroni di casa, si rivela catalizzatrice di un riavvicinamento morale tra squadra e tifosi, che per la prima volta possono ammirare, nelle giocate di quegli undici atleti in maglia rossazzurra, la stessa sete di gloria e rivalsa nei confronti più della malasorte che del risultato in sé.

Arriva il pareggio. Iannelli, seppur giovane, dimostra bravura e determinazione nel seguire la traiettoria della sfera che, rimessa in area dopo un corner, Rigoni non può far altro che auto-insaccare oltre la linea nel tentativo di scongiurare il tap-in del giovanissimo attaccante rossazzurro, ancora in forza alla Primavera, il cui appuntamento col gol è rimandato ad un futuro neanche troppo lontano.

Il terzo gol non è un miraggio, lo è invece per Squillace che, sulle tre opzioni:

1) Convalida la rete
2) Calcio di rigore
3) Annulla inspiegabilmente

Accende l’unica sbagliata, la terza, inventandosi un fallo subito altrimenti da Cesar, abile comunque ad andare in rete di testa.

Il match finisce con una furibonda mischia in campo che vede protagonisti arbitro e giocatori di casa, i rossazzurri, ripagati più dalla prestazione che dal risultato, piangono con un occhio ma possono applaudire a testa alta gli oltre 100 tifosi giunti da Catania, ritirarsi negli spogliatoi con un punto in più in classifica, asciugarsi le lacrime e guardare con ottimismo al futuro tracciato oggi col primo mattone lungo questa nuova via.

In attesa di vedere Jeda e la “bomba” tanto conclamata dalla società far coppia in attacco, il tifoso medio pregusta ed immagina il Catania versione New Deal, per il quale l’anno nuovo, e speriamo la anche la vita nuova, comincerà a Febbraio.

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