Ultimi giorni di campagna abbonamenti,
ed al box office è bagarre
di sottoscrizioni, a centinaia,
senza dover ricorrere ad inutili
iperboli, sono i tifosi che sostano
bramosi al 95 di via Giacomo Leopardi,
il locale, piuttosto piccolo, proprio
non ce la fa a contenere tutto l’entusiasmo
rossazzurro, così la folla
di sostenitori ricolma l’intero
spazio antistante, strada, marciapiede,
e qualunque suolo o superficie abile
a render l’attesa meno lunga,
seppur in apparenza.
Si approntano bivacchi d’emergenza,
cerchie di motorini offrono comode
poltrone d’attesa, i meno
attrezzati e/o fortunati si accontentano
di testare gli ammortizzatori delle
macchine parcheggiate, con buona
pace dei possessori. Del resto la
via dell’abbonamento è
unica e sola quest’anno, in
ogni senso.
La calca rende amici, e nella calca
si trovano tanti amici, vecchi e
nuovi, ci si conosce, ci si unisce,
ci si rincontra, gli argomenti per
attaccar bottone non mancano, e
certo non posson che aver tonalità
marca liotru, marca rossazzurra.
Discorsi nei quali ogni presente
è invitato a partecipare,
o più che invitato si sente
in preciso dover di dir la propria,
ne vien fuori un maxi dibattito
a tutto tondo:”Io ed il Catania”.
Qualcosa di davvero meraviglioso.
Argomenti del dibattere, di tutto
e di più: presente, passato
e futuro. Generazioni di tifosi
si trovano a condividere momenti
scorsi nel tempo indelebili alla
memoria, racconti di trasferte,
partite storiche, gloriosi ricordi
che rendono le nuove leve ancor
più smaniose di assaporar
dal vivo emozioni comunque indescrivibili,
anche se pronunciate con parole
così profonde, intense.
È come aprire un diario,
un libro con lo stemma del liotro
sulla copertina, pagine già
scritte e pagine ancora da scrivere,
testimoni e penne che passano di
mano in mano, tradizione lunga 60anni.
Così il passato cede il passo
al futuro, anche se continui rimandi
e paragoni fanno emergere un mix
di discorsi senza tempo, in un clima
d’altri tempi. Aria pura di
calcio vissuto e da vivere.
L’orario continuato non conosce
ristoro alcuno, così i pranzi,
gli spuntini iniziano a diventare
necessità, chi prende le
ordinazioni, chi porta i viveri,
chioschi presi d’assalto,
Bar saccheggiati, nel senso buono
del termine, e poco importa se sparute
gocce di pioggia iniziano a bagnare
la prima giornata autunnale di un’estate
non ancora finita, indomiti si resiste,
un occhio sempre fisso al numero
sul display smalticode, che lampeggiando
avanza, lento, da dietro quella
porta di vetro con infissi gli stemmi
del tifo etneo, un altro, doveroso,
al numerino che così tanto
caramente si custodisce tra le mani,
un vero e proprio capitale da tener
ben stretto, vale l’attesa,
vale l’abbonamento.
I ritardatari svogliati non mancano,
come potrebbero? Ed è caccia
la numero, c’è chi
tenta i più improbabili tra
gli escamotage per evitare la tortuosa
coda, la hit parade vede in testa
il classico “Scusi mi fa passare?
Ho la bambina in macchina”,
segue a ruota il “Permesso,
ho dimenticato il numero sul bancone”,
terzo ed ultimo gradino da citare
lo occupa a pieno merito un signore
sulla trentina che, coprendo col
pollice della mano destra la casella
delle centinaia, magicamente muta
un 124 in 24, e chiede strada. Mitico.
La risposta più comune è
“A quantu si spettu beddu,
o fatti a fila”. Inappellabile
sentenza e conseguente, immediata
retrocessione coronata da dialettali
caudine forche quantomai simpaticamente
denigratorie, per la serie “Sbagghiasti,
ma l’avissa fattu magari ju...”
Se coi nuovi ritrovati del decreto
Pisanu i bagarini fuori dallo stadio
saranno totalmente debellati, fuori
le mura del box office si dà
strada a nuove vie d’imprenditoria
alternativa, come “ricettazione
e spaccio di biglietti smalticoda
numerati”, ed in certi casi,
malriuscita falsificazione degli
stessi. Reati bonari e senza fini
di lucro, intendiamoci, l’aiutarsi
a vicenda è indole peculiare
del vivere etneo (meglio chiarire
e sventare ogni eventuale interessamento
delle autorità preposte alla
legalità), così se
qualche avventore munitosi in precedenza
di numero ancor valido ma inutile
ai fini per i quali era stato estratto,
beneficenza vuol che lo elargisca
al primo ben-capitato, e avanti
il prossimo.
Quando scocca l’ora del proprio
turno, quando il numerino sul display
corrisponde magicamente, e quasi
non ci si vuole o riesce a credere
collimino così alla perfezione,
a quello tenuto per così
tanto tempo stretto in mano, al
sicuro da rischi ed intemperie,
il pensiero della pecunia in volo
è presente, ma più
leggero, perché l’amore
per Catania dà sempre buoni
frutti, ed anche un’attesa
lunga un desiderio può trasformarsi
in un dolce sogno ad occhi aperti.
Perché il Catania, come Catania,
in fondo, è proprio questo.
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