30-06-2026
di Marco Di Mauro
Gennaro Delvecchio ed il Catania, nell'estate del 2004, non si lasciarono bene, non si lasciarono bene per niente. Nel Maggio di quell'anno, la proprietà del Catania passò, dalle mani dei Gaucci, a quelle del sodalizio retto dal Presidente Pulvirenti e dal Direttore Generale Pietro Lo Monaco. Un'operazione tutt'altro che indolore, poiché quando il Catania venne definito “una scatola vuota” lo fu a ragione: tutti i giocatori allora in rosa, ad eccezione di Firmani, Kanjengele e Zeoli, llo erano con la formula del prestito secco: appartenevano al Perugia Calcio, ed al Perugia Calcio furono costretti a ritornare .
Fu il caso di giocatori poco considerati , quali Alioui, Concetti, Do Prado, Gatti, Genevier: e nessuno ne fece un dramma. Fu il caso anche di giocatori molto stimati , come Squizzi, Diliso, Guglielmo Stendardo: ci si ammalinconì, ma poco altro. Solo per due giocatori , due soli giocatori, questo passaggio non venne accettato , gli obblighi contrattuali messi in secondo piano ed i diretti interessati tacciati come mercenari: Giuseppe Mascara e Gennaro Delvecchio .
Pochi, forse pochissimi ricordano l'accoglienza loro riservata al Massimino quando, il 25 Settembre 2004, fecero il loro ritorno da avversari : terminò 0-0 tra fischi ed insulti, Mascara obiettivo principale, Delvecchio obiettivo secondario, beccato di meno ma senza “sconti linguistici”; terminano entrambi la partita, uscendo dal campo furenti.
Di Mascara parlammo già quattro anni addietro, quando ritornò dal Perugia dopo il fallimento della società Umbra; di Gennaro Delvecchio , ne dobbiamo parlare adesso, a cinque anni di distanza esatti , dal suo addio, avvenuto alla scadenza dei termini contrattuali che lo legavano, in prestito, al Catania: 30 Giugno 2004 .
Come Mascara (allora alla prima esperienza in rossazzurro, ndr), Delvecchio rappresentava, per i tifosi dell'epoca, un punto di riferimento, uno di quei capisaldi grazie al quale quel Catania, costruito in 10 giorni dai Gaucci dopo la riammissione in B (Caso Catania, ndr), era riuscito nel piccolo miracolo di salvarsi con largo anticipo fino ad accarezzare il sogno serie A , chiudendo quel campionato a pochi punti dalla zona play-off.
E se Mascara era catanese, di nascita (nativo di Caltagirone, ndr), Delvecchio lo fu per adozione “consensuale” , sposando in tutto e per tutto la causa della maglia, il credo della tifoseria, il modo di vivere della città e venendone ricambiato con altrettanta generosità. La sua doppietta in Genoa - Catania (1-3) fu l'occasione per suggellare questo rapporto. Galeotta fu la maglietta “Granita o Gelato?” esibita sotto la casacca ufficiale nell'esultanza che accompagnò le sue due reti ai Grifoni; questa la cronaca di allora:
<< [...]entra Delvecchio, un centrocampista che fino a quel momento ha giocato poco, un giocatore di contenimento, che però….che però al '26 su cross dalla destra schiaccia di testa in rete battendo inesorabilmente Garzoli, in tribuna ospiti è il delirio, si stenta a crede a quello che il Catania sta facendo vedere, e si è ancor di più senza parole quando lo stesso Delvecchio corre nuovamente ad accogliere l'abbraccio dei suoi tifosi, quando al '48 punisce per l'ennesima volta il distratto Genoa, è 1-3, ed a Catania serpeggia una domanda ”Gelato o Granita?”>>
Vittoria in rimonta, tre goal tutti nel secondo tempo, rimonta iniziata con Mascara e completata da Delvecchio, due inzuccate di testa che valsero l'obbligo d'una intervista . Lui, seduto in un noto bar di Acitrezza , non si fece scappare l'occasione per spiegare quanto, dietro quella maglietta, ci fosse dei suoi sentimenti verso la città che l'aveva adottato , verso la maglia che l'aveva lanciato nel calcio professionistico e verso i tifosi, che sempre l'avevano sorretto, anche nei suoi inizi da panchinaro; seduto in quel bar, con un microfono in mano ed una telecamera davanti, azzardò una promessa che nessun giocatore può formulare ai tifosi con la certezza di non venirne poi meno (per forza maggiore o animo debole): quella di non separarsi, mai . Venne soprannominato “Cavallo Pazzo” , come il famoso terzino etneo degli anni 70', Bernardis. A metà stagione fu fermato da un infortunio al piede che lo allontanò dal pallone, non dalla maglia: seguiva le partite a bordocampo, con le stampelle, senza perdere l'occasione di incitare i compagni; tanto attaccamento gli valse, dopo l'epurazione di Oliveria, la fascia di capitano , che portò con onore nelle ultime sei gare del campionato.
Al termine del campionato gli eventi si succedettero in maniera vorticosa ed incontrollabile, alla volontà del giocatore di restare a Catania il Perugia contrappose la firma sul contratto , un contratto che “ab origine” aveva sottoscritto col Catania, nel 2000/2001, ma che era stato successivamente rinnovato col Perugia una volta che, la cordata Gaucci, come per Mascara, si accorse della validità tecnica del giocatore. A render meno amaro l'addio arrivò la chiamata del suo tecnico e mentore Colantuono, anch'esso trasferito dal Catania al Perugia, che gli assicurava un posto fisso nella formazione che avrebbe dovuto riportare i Grifoni in A; arrivarono ai play-off, persero ed il Perugia fallì.
Fu allora che il Catania provò a riportarlo in rossazzurro , ci riuscì con Mascara, non con lui, alla B in rossazzurro, preferì la serie A con la Sampdoria, che però lo dirottò a Lecce, dove retrocesse, ma conquistò la Nazionale. Catania e Delvecchio restarono “Lontano dagli occhi e lontano dal cuore”, fino a pochi giorni fa quando, un giro di telefonate, un blitz immediato, ed i ricordi di quel “non lasciamoci mai” , proferito 5 anni prima, tornarono nella mente del giocatore, “Vicino agli occhi, nuovamente vicino al cuore”.
Alternativa a Giacomo Tedesco (1976) , che verrà probabilmente ceduto; la società ha così svecchiato il posto di centrocampista “esperto” con un parigrado di due anni più giovane, in difetto per visione di gioco, ma molto più elastico nell'adattarsi alle esigenze tattiche della squadra.
Alcuni, come detto, forse avranno già dimenticato le ragioni di tanto astio , ma nell'inconscio accostano il nome “Delvecchio” a tinte fosche, a qualcosa che è successo ma che, col tempo, maturando, ha perso di senso e col senso, la ragione d'essere ricordato.
Nuovamente insieme, tutti più maturi, non servono promesse , solo impegno.
Nessun Rancore. |