07-12-2025
di Marco Di Mauro
Toccato il fondo, è il punto del non ritorno, il capolinea per Atzori.
Iniziamo con la morale della storia: Un allenatore senza credenziali, per quanto credito possa godere da parte della società, se inizia male il campionato è già con un piede e mezzo nella fossa. Rischi del mestiere, noti tanto alla società quanto al tecnico, per quanto inesperto fosse.
La gara contro il Siena, nel suo terrificante evolversi, è stata specchio di tutte le lacune di questo Catania, soprattutto di quelle psicologiche. Una squadra, in grado di portarsi due volte in vantaggio, in trasferta, non si può dire manchi di materiale umano, almeno non al cospetto del Siena. Le magagne del mercato estivo escono, e sono uscite più volte in campionato, ma contro un Siena da Prima Divisione, altro che serie B, non si sarebbero notate se non fossero state accompagnate, per l'ennesima volta, dal crollo ben più grave e disastroso, quello psicologico. Quello di un Catania che sta dalla parte del tecnico, ma non ha più entusiasmo in quel che fa, sopraffatto com'è dalla paura che qualcosa d'infausto sia sempre dietro l'angolo. E puntualmente così è; questa la sfortuna del Catania, niente fato, puro autolesionismo, un circolo vizioso dal quale solo con uno scossone forte è possibile risvegliarsi.
Per l'ennesima volta, rabbia. Un primo tempo, ed un inizio ripresa, specchio delle potenzialità in dote a questa squadra; nonostante la mancanza di pedine importanti, necessarie a renderla completa. Subito dopo la rete del secondo pareggio senese, appare invece il volto malato della squadra. Solchi profondi scavati dalle lacrime, occhi gonfi, zigomi anneriti dalle botte ricevute. Un pugile suonato, alle corde, sfiduciato. Il calcio è anche questo, pensare e voler far bene, non basta, se dentro non si mantiene accesa e ben rinfocolata la fiamma dell'ardore, poca strada si fa, e se non al primo, al secondo sibilo di vento, spenta la luce, si cade nel buio senza uscita, vittime delle proprie paure, prima, prede dell'avversario, poi.
Questo non va, e non c'è allenamento specifico che possa risolvere la situazione in maniera efficacie ed indolore. Si deve cambiare, e l'unica cosa che è possibile cambiare, attualmente, è il tecnico. Dispiace per Atzori, sotto tutti i punti di vista, professionale ed umano. In casi come questo, per assumere una decisione in fondo crudele, perché sintomo di sfiducia, bisogna aggrapparsi ad una realtà ineluttabile del calcio, “salvaguardare il progetto” anzitutto, i nomi e le persone in un secondo momento, e solo in funzione, sempre e comunque, del già citato progetto che guida e giustifica ogni ragionamento, ogni decisione assunta con buonafede (e non solo per dar sazio a qualcuno).
Era la partita della svolta, così doveva esserlo e così sarà, nel male che altro non potrà che far del bene. Oltre a vincere, contro il Siena, Atzori, ha provato a riconquistare fiducia ed entusiasmo di alcuni degli “scontenti”, vedi la decisione di schierare Capuano e Ledesma dal primo minuto nonostante l'opaca prestazione in Coppa Italia. Vincere avrebbe significato festeggiare insieme, con rinnovata unità, perde ha significato scavare un solco ancora più ampio tra quello in cui si crede e quel che poi si fa.
Tutto per il verso sbagliato, ad Atzori. Bel gioco sì, punti no. Occasioni sì, goal no. Per un giocatore recuperato, tre che vanno Ko. E poi, quando si perde, s'ha sempre torto, ed è sempre più difficile giustificare le proprie scelte, davanti al pubblico e soprattutto davanti allo spogliatoio, tenendolo carico, senza mai farlo cadere nell'autocompatimento né nella rassegnazione. Come una biglia su di un piano inclinato, la situazione è precipitata, fino a divenire incontrollabile. Serve fermare questo gioco senza via d'uscita, bloccare la discesa di questa biglia, dare il gong al pugile suonato. Sedersi all'angolo, riprendere fiato, e ricominciare, con nuove parole nella testa, per aver nuova convinzione, per crederci, veramente, che siamo ancora a metà del cammino, e che niente è scritto, come niente è inevitabile.
Crederci prima, Combattere poi.
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