Una Stretta di Mano

08-12-2025

di Dario Damico

Alla notizia dell'esonero di Atzori, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata scrivere questo pezzo. Sono abituato a vivere il calcio e lo sport come metafora della vita e nella vita mi piace giudicare le persone in primo luogo sul piano strettamente umano.

E' il giorno dei saluti a Gianluca Atzori da Collepardo, allenatore del Catania da circa sei mesi. Non sono saluti pieni di rabbia, non sono saluti astiosi, ma un commiato spontaneo e schietto.

In questo calcio malato , la figura dei padroni la fanno gli arroganti, i presuntuosi, i pagliacci da conferenza stampa; idolatrati per show da microfono, al centro dell'attenzione per i loro studiati cabaret pre e post partita. Perché l'urlo fa notizia e non importa se quell'urlo è irrispettoso o addirittura maleducato, nel mondo di oggi fa look, fa scoop,è una notizia ed è assai ben voluta.

Atzori non è stato nulla di tutto questo. Un' umiltà esemplare nei confronti di tutti, una educazione ammirevole e un profondo rispetto per questa maglia e per i suoi tifosi. E se “onoriamo chi ci rispetta”, beh, non possiamo che riservare una stretta di mano ad Atzori, a Gianluca.

Un allenatore che ha subito condanne e crocefissioni, talvolta precoci ed insensate; ha convissuto con diffidenza e dubbi sin dal primo momento, eppure ha sempre mantenuto intatta la sua dedizione al lavoro, la sua ricerca costante e minuziosa del miglioramento.

Atzori è comunque riuscito a dare un'identità di gioco alla squadra, la quale è stata protagonista di ottime prestazioni, nettamente superiori rispetto a quelle espresse lo scorso anno, con il suo predecessore in panchina; non si possono dimenticare le partite con Roma, Palermo e Napoli, dominate e non vinte solo ed esclusivamente per errori tecnici dei calciatori ed orrori arbitrali.

Tutto questo, purtroppo, non è stato abbastanza. Il calcio è un'enorme selezione naturale e non c'è tempo di attendere pazientemente i frutti del lavoro, c'è bisogno di risultati e subito, la piazza è calda, paga e pretende. Il cambio arriva nel momento giusto, quando sì, davvero, la squadra è crollata sotto tutti i punti di vista, da quello fisico a quello psicologico. Qualche bagliore di luce si è intravisto nelle precedenti gare,lo si è notato persino nel perfetto primo tempo di Siena; la mazzata, il tracollo definitivo, è avvenuto solamente in quel maledetto secondo tempo, un incubo.

Atzori sconta con l'esonero i suoi svarioni dovuti all'inesperienza, nella sua prima volta alla guida di una squadra di serie A; ma espia anche le colpe altrui, di tutti coloro che hanno determinato, in un modo o nell'altro, la attuale situazione poco piacevole. Questo è da sottolineare, a caratteri forti, perché quest'ultimo posto non è solamente dovuto a mancanze del tecnico, perché Gianluca ha dovuto sì combattere, ma solo, contro tutto e tutti; e sempre mantenendo la sua essenza, non uscendo fuori dai gangheri nemmeno una volta, accollandosi le proprie responsabilità come è giusto che sia.

Di un vecchio film di Oliver Stone con Al Pacino dal titolo “Ogni maledetta domenica”, ricordo una battuta su tutte: “ Ogni maledetta domenica si vince o si perde. Ma bisogna vedere se si vince o si perde da uomini.”

Gianluca Atzori ha perso, ma lo ha fatto da uomo, mostrando dignità e decoro, caratteri fondamentale nel giudizio di una persona, indipendentemente dai risultati sul campo. A differenza di altri, tanti altri, troppi altri.

Sentiti auguri per il suo futuro. Altrettanto sinceri auguri a chi lo sostituirà sulla panchina del Catania. SperiAmo bene.


 

 

 

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