Cambia la sorte ma non il risultato. Dopo avere subito il gol del Bari al 90°, nell’ultima partita, stavolta a segnare al 90° è il Catania. Il risultato è però l’ennesima incazzatura con la C maiuscola per i tifosi rossazzurri. Al Massimino, tra l’altro, se ne trovano sempre di meno e sempre più nostalgici. Sugli spalti ricordano il cav. Massimino, presidente del Catania di una volta. In campo invece, a ricordare per età e movenze quel calcio che non c’è più ci pensa Ciro Capuano. Sui suoi rinvii, i nuovi palloni ipertecnologici prendono lo stesso effetto di quando erano raffazzonati con gli stracci tenuti insieme dalle corde.
Marcolin, in settimana, aveva intravisto aggirarsi per Torre del grifo una faccia nuova. Viste quelle dei suoi giocatori, stravolte da fatica e pessimismo, ha pensato bene di mandarlo in campo senza troppe domande. Del resto, con lo stesso principio, a Bari aveva fatto entrare Rossetti. Positivo l’esordio stagionale di Del Prete, anche perché consente almeno per una buona parte dei 90’ di seguire la partita senza i debiti scongiuri ad ogni tocco di palla di Sciaudone, che inizia dalla panchina. Il terzino destro c’è, buona gamba, personalità. Gli manca solo capire chi siano i suoi compagni di squadra.
Lo Spezia, in piena zona play-off, arriva a Catania accompagnato da 50 tifosi. Tra questi anche il guardalinee Maggiani, che stona meno quando anziché sventolare una bandierina giallo arancio ne sventola una bianconera. In campo, Catellani prova a ripetere lo schema che, all’andata, aveva piegato i rossazzurri: palla in area e “tuffo carpiato doppio ritornato” con coefficiente di difficoltà 6-1-… e lasciamo stare l’aggettivo. Però, stavolta, l’arbitro non reputa il tuffo sufficiente. Al limite della blasfemia invece, la scelta di Bjelica che sulla corsia destra mette per qualche minuto Madonna contro Del Prete.
Il primo tempo scorre via guardando all’insù. E’ più emozionante indovinare che forma abbiano le nuvole che passano sul Massimino. Ce ne sono di singolari, una ad esempio ha la forma della macchina del ghiaccio, un’altra ancora di un berretto da marines, ed ancora un’altra la forma del muscolo stirato di Belmonte. Solo superata la mezzora diventa più interessante abbassare lo sguardo sul campo. Mazzotta parte dalla sua metà campo ma arrivato in area avversaria capisce di non essere Salah. Viene fermato da Giorgio Corona, che adesso si fa chiamare Piccolo e gioca con lo Spezia.
A fine primo tempo lo Spezia reclama per due “tuffi” non correttamente valutati, Capuano per uno sgambetto subito da Brezovec che (vista l’età) rischiava di rompergli un femore. L’arbitro minaccia di tirare fuori il Manganiello e gli animi si rasserenano. Si va all’intervallo e Maniero è il primo a tornare negli spogliatoi, non vedeva l’ora di mangiare il “cucciddatu ca sasizza” che per tutto il primo tempo ha riscaldato a vapore tenendolo sotto la maglietta da gioco. La ripresa di apre col palo di Ceccarelli che fa venire i brividi al portiere Chizola dello Spezia, per colpa della balbuzie del padre conosciuto all’anagrafe Chichizola.
Due minuti e l’effetto “cucciddatu” manda in gol Maniero. L’attaccante festeggia il terzo gol sul Catania ed il premio partita che lo aspetta, ovvero una sfida a “Man vs Food” in una carnezzeria del centro storico catanese. Il Catania sfiora il raddoppio più volte. Lo Spezia soffre ed allora Bjelica cambia due giocatori e cambia pure modulo. Visto che tutto stava andando bene, Marcolin, dalla rete del vantaggio, guarda la partita con entrambe le mani davanti agli occhi. Dopo avere dato disposizioni ad Annoni: «Avvertimi quando è finita», viene però scosso da un ululato sinistro che viene però dalla sua destra.
Gillet ha fatto il pelo a Datkovic, che su calcio d’angolo ha segnato la rete del pareggio. Tutto da rifare. Salta anche il cambio con cui Marcolin voleva tenere in mano la partita, Odjer al posto di Gillet. Mai cambiare un portiere dopo che ha preso gol. Poco male, Marcolin sa che in questi casi va cambiata qualcosa. Sempre con le mani davanti agli occhi grida «Tu, entra!».Becca Chrapek. Poi grida: «Tu, esci», becca Escalante. Gli effetti sono immediati, lo Spezia schiaccia il Catania e segna la rete dell’1-2. Il Catania crolla fisicamente, i tifosi guardano in cielo e vedono una nuvola particolare: ha il profilo di Ventrone.
Annoni consiglia allora l’ingresso di Rossetti. Marcolin acconsente e, sempre con le mani sugli occhi, urla: «Tu, esci!» e becca Maniero. La reazione del Catania è tutta in Calaiò che non ci sta nell’avere segnato un gol meno di Maniero. Mazzotta riparte sulla sinistra versione locomotiva, palla al centro, deviazione di testa, gol e sorriso come prima di entrare dal dentista. Il Catania ha pareggiato ed adesso è addirittura penultimo. Ma nessun timore, ha ancora una partita da recuperare, la prima di tre consecutive da giocare in trasferta. Un tuono s’ode sul Massimino, è la risata di Gian Piero Ventrone.
