«Non è stata la partita che avevamo preparato, forse sto sbagliando io. Da adesso in poi, per il bene del Catania, chi non fa quel che dico io finirà a guardare le partite». Si può partire da queste dichiarazioni di Cristiano Lucarelli, rilasciate subito dopo la partita, per analizzare la sconfitta dei rossazzurri sul campo della Casertana. Un problema, quelle delle gare lontane dal Massimino, a cui non si riesce porre rimedio alcuno. Non bastano gli acquisti di giocatori importanti ed esperti, il rinnovato entusiasmo, la partenza, dopo due stagioni, senza penalizzazioni in classifica. Il Catania da viaggio non ne vuole sapere di cambiare marcia.
Lucarelli è apparso amareggiato non solo per l’atteggiamento mostrato dai suoi nell’arco della gara. Nel dopo partita ha anche detto che qualcosa, dopo il calciomercato, è cambiata. E non pare in meglio, considerato il risultato di Caserta. Dal riferimento fatto a chiare lettere sugli uomini rimasti a centrocampo, pare che gli sia stata poco gradita l’improvvisa estromissione di Silva dalla lista over, per far spazio a Fornito. Un calciatore, il brasiliano, sul quale pareva puntare parecchio della sua stima e della sua idea di gioco. Operazione, tra l’altro, avvenuta l’ultimo giorno di calciomercato dopo che il centrocampista era stato titolarissimo e tra i più applauditi nelle prime uscite ufficiali della stagione.
Ma l’aspetto principale resta quello legato agli undici «gatti fradici» (così li ha definiti, ndr) che sono andati in campo (più gli altri cinque che sono subentrati), e che come Silva ha allenato per due mesi e mezzo. Compresa l’ultima settimana, nella quale il trainer etneo aveva insistito proprio sulla necessità di fare punti in trasferta. Sull’atteggiamento da tenere, sulla tattica da attuare, sugli errori da non commettere. Una squadra con velleità da primato non può pensare di vincere solo le gare casalinghe. Tra l’altro il Catania era stato stoppato dal Fondi all’esordio in campionato tra le mura amiche, e al terzo turno sapeva di dovere incontrare il Lecce. Due motivi in più per non fallire la partita contro l’ambiziosa Casertana.
Invece al Pinto è andato in scena il solito film visto tante volte durante il campionato scorso. Il Catania, in difficoltà nei primi minuti di gioco, è cresciuto col passare del tempo restando però sempre al di sotto del rendimento accettabile. I rossazzurri non hanno affondato i colpi limitandosi a svolgere il compitino e affidandosi a una fitta ragnatela di passaggi che a nulla portava se non a perdere spesso il pallone concedendo ripartenze all’avversario. Di tiri verso la porta difesa dal portiere rossoblu solo uno, dopo un’ora. E niente più. Nulla di diverso rispetto al Catania degli ultimi due anni. Quello che lontano dal Massimino non riesce a esprimersi né dal punto di visto tecnico-tattico, né tanto meno sotto l’aspetto temperamentale. I giocatori sembrano soffrire di un vero e proprio blocco a cui nemmeno un tecnico dalla spiccata personalità come Lucarelli ha saputo porre rimedio, almeno finora.
Di diverso, rispetto alle ultime due stagione degli etnei, ci sono solo le dichiarazioni rilasciate dall’attuale condottiero. Davvero diverse, nel tono e nei contenuti, rispetto ai suoi predecessori. Il tecnico toscano ha riconosciuto i meriti degli avversari. Non ha chiamato in causa la sfortuna, né la condizione fisica della squadra. Non ha accampato nessun tipo di alibi. Né per sé, né per i suoi giocatori (che ha sempre difeso, considerandoli tutti titolari), né per i suoi dirigenti, che in altre sedi aveva lodato per il lavoro svolto sul calciomercato e durante la settimana di lavoro. Questo è già un passo, in positivo, rispetto ai tecnici che si sono succeduti sotto l’Etna negli ultimi due anni. Ma non basta, non può bastare. Adesso occorrono le risposte, già dalla prossima partita contro il Lecce. Il tempo degli alibi è finito.

