«Contro il Cosenza ci giochiamo i play off», aveva detto in settimana la dirigenza del Calcio Catania. Logico che il pubblico s’aspettasse una gara, dai rossazzurri, giocata all’ultimo respiro, combattuta su ogni pallone, con la cattiveria di chi vuol vincere a tutti i costi. E invece la prestazione offerta dalla squadra, al di là del risultato, è stata tutto il contrario di quanto lasciavano presagire le parole, provenienti dall’interno, che hanno preceduto la sfida. Ma questa non è che l’ultima sconfitta bruciante, d’una stagione sportivamente fallimentare, preceduta da proclami poi caduta nel vuoto o peggio, seguita da spiegazioni poco credibili o davvero inaccettabili.
LA RACCOLTA DELLE CANTONATE
Uno degli hobby più interessanti è, senza alcun dubbio, il collezionismo. C’è chi colleziona cartoline, chi francobolli, chi portachiavi. C’è anche chi ha deciso di collezionare figuracce. E’ il caso del Catania, che nella stagione in corso, sta facendo raccolta di vere e proprie cantonate. Riportiamo le più umilianti sconfitte fin qui:
VIRTUS FRANCAVILLA-CATANIA 1-0
«Non avremo problemi ad adattarci al loro terreno sintetico, basteranno cinque minuti. Per questo non abbiamo svolto allenamenti sul sintetico di Torre del Grifo», spiegava l’allora allenatore rossazzurro Pino Rigoli.
Al “Giovanni Paolo II” di Francavilla Fontana insolita sfida di medio-alta classifica. Il Catania, dal 37esimo con un uomo in più, non riesce a rendersi mai pericoloso e riesce nell’impresa storica di farsi battere grazie ad un goal di Nzola al 92esimo.
SIRACUSA-CATANIA 1-0
Il Catania ha appena battuto 4-1 il Monopoli e, nelle intervista dopo gara, spiega chiaramente di puntare ad agganciare il sesto posto.
Dopo ventiquattro anni ritorna in campionato il derby tra Siracusa e Catania. Gli aretusei non battono il Catania da 64 anni. Gli etnei controllano una partita nella quale, più volte, danno la sensazione di poter trovare il goal da un momento all’altro. Però, il goal lo trova il Siracusa al 66esimo. E la squadra di Rigoli non riesce a reagire, concretamente, in alcun modo.
JUVE STABIA-CATANIA 4-0
«A Castellammare serve lo stesso spirito visto contro la Casertana», dice Di Cecco. I rossazzurri, a Caserta, nell’ultima gara del girone d’andata, hanno appuna vinto la loro prima trasferta.
Sul sintetico del “Romeo Menti” di Castellammare di Stabia gara di cartello tra le Vespe di Gaetano Fontana e gli Elefanti di Pino Rigoli. Sfida che apre il girone di ritorno. Il Catania non scende in campo e subisce una vera e propria mazzata, sia mentale, che tecnica.
AKRAGAS-CATANIA 2-1
Reduce da due vittorie consecutive, colte entrambe al “Massimino” contro la Reggina e il quotato Matera, il Catania di Pino Rigoli si reca ad Agrigento per il tris e per riscattare la sconfitta dell’andata. «Ora siamo forti e possiamo battere tutti. Mi aspetto la stessa applicazione», dice il tecnico.
Allo stadio “Esseneto”, però, và di scena una sciagura calcistica: al 12′ gli etnei vanno in vantaggio grazie al rigore di Mazzarani. Finisce qui la gara degli etnei, che spariscono dal campo consegnando nelle mani dell’Akragas la vittoria in rimonta. La sconfitta costa la panchina a Pino Rigoli.
CATANIA-MELFI 0-2
«Adesso dobbiamo dimostrare di essere una squadra che non fa più cilecca contro le piccole», dice il capitano Marco Biagianti.
La vittoria a Messina sa di svolta. Petrone, che ha sostituito Rigoli, cerca la prima vittoria in casa, per tentare la fuga verso il sesto posto. Incredibile, ma vero. Dopo undici sconfitte di fila, il Melfi prende a sberle il Catania e consegna alla piazza etnea una delle sconfitte più umilianti degli ultimi decenni. Petrone, tre giorni dopo, si dimette.
CATANZARO-CATANIA 2-1
«A Catanzaro dobbiamo solo vincere», afferma Demiro Pozzebon dopo la sconfitta in casa contro il Foggia.
Penultima sconfitta in ordine cronologico e non di certo per importanza. Il Catania perde in terra calabrese contro una formazione che lotta per salvarsi. Assapora il record negativo ed umiliante delle cinque sconfitte di fila in Lega Pro. Mai successo prima. I playoff si allontanano. Lo spettro dei playout, invece, si avvicina preoccupantemente.
TIRITERE A NON FINIRE
Un capitolo a parte meritano le dichiarazioni al termine di ognuna di queste sfide sopracitate. Ad Agrigento, ad esempio, Rigoli afferma che la sua squadra «pecca di troppa presunzione e che non riesce a trovare una soluzione a questo male». Oppure, dopo l’umiliante 0-2 incassato col Melfi, Petrone dichiara «che bisogna osare di più, avere coraggio». Ma tre giorni dopo si dimette. Oppure, le dichiarazioni delle ultime sconfitte degli etnei rilasciate dall’attuale tecnico, Giovanni Pulvirenti, che vede «prestazioni in cui la sua squadra cresce sempre più e domina in campo». Salvo poi dichiarara, dopo l’ultima sconfitta contro il Cosenza, di avere in mano «una squadra che manca di carattere». Senza citare la sfortuna, gli arbitri, il terreno di gioco e altre scuse varie ascoltate di fronte a prestazioni ingiustificabili. L’unica dichiarazione azzeccata è il racconto dei fatti: la squadra ha fallito in toto. A tutti i costi, adesso, pensi a evitare altri affronti e con essi anche l’incubo dei playout.

