«Gioca col cuore», «Non mollare». Cantare nonostante lo 0-1. Continuare a cantare nonostante lo 0-2. Né il freddo pungente di dicembre, né la doppietta di Padovan gelano il Massimino. Nella sfida da vincere a tutti i costi, ennesima occasione per accorciare la distanza dalla vetta, il Catania si trova sotto di due reti dopo un quarto d’ora. I tifosi delle curve, parte dei 10mila presenti circa, sostengono a oltranza senza far mancare battibecchi canori con la tifoseria campana. Alla fine però, buona parte abbandonano la partita e la maggioranza dei restanti, fischia.
L’attesa per la sfida alla Casertana, ultimo impegno del 2017, era salita giorno dopo giorno durante la settimana. Fino a raggiungere il culmine alla vigilia, col pareggio del Lecce a Trapani. A spingere i calciatori, allo stadio, non c’è il pienone ma un pubblico caldo e partecipe. Così tanto che non s’abbatte neanche di fronte al doppio vantaggio degli ospiti, che sconvolgono le previsioni della vigilia e le aspettative dei presenti (calciatori del Catania compresi).
Il timore comunque c’è. Quello di una trappola troppo simile a quella scattata con la Leonzio. Il gol di Fornito, che accorcia le marcature prima del 20esimo, rincuora ma non può rassicurare. Anche perché la Casertana non si disunisce, confermando che il doppio vantaggio non fosse frutto di un exploit casuale. Possibile che il Catania stecchi sempre davanti all’occasione di acciuffare il Lecce? È la domanda che non dà pace ai pensieri negativi dei presenti.
«Non mollare perché, questa curva sarà sempre vicino a te». Anche all’intervallo, raggiunto col punteggio di 1-2, i tifosi delle due curve sostengono la squadra. Il gioco dei rossazzurri non convince ma resta viva la speranza che la grinta possa essere sufficiente per ribaltare lo svantaggio. La compattezza della squadra ospite, le perdite di tempo costanti nelle quali intrappola il gioco, la conduzione arbitrale, sono un fosco presagio per il pubblico del Massimino.
Alla fine del quarto minuto di recupero, i timori, purtroppo, si concretizzano e si trasformano immediatamente in frustrazione mista a rabbia. Parecchi tifosi vanno via prima del fischio finale. Ad accompagnare negli spogliatoi la squadra di Lucarelli non sono i cori scanditi per 90′, ma i fischi e gli insulti. «Se restiamo in C vi faremo un culo così», urla la Sud a fine gara verso i giocatori. «Meritiamo di più», è il messaggio che parte dalla curva Nord.
La delusione e lo sconforto della gente catanese, che defluisce dallo stadio al tramonto, è il peggior modo di concludere il 2017. Un anno che ha visto il Catania gravitare sempre nelle zone alte della classifica. Senza mai, però, aver mostrato al suo pubblico quanto apparso necessario - al confronto col Lecce - per recuperare il distacco dalla vetta e mantenerlo. Quando necessario, insomma, per trasformare la serie B dall’essere un obiettivo all’essere un traguardo raggiungibile.
