«Grande occasione persa? No… è na squadra pessa». Le voci del Massimino

Redazione

 

La voce dei tifosi racconta la sconfitta contro il Cosenza, ma non solo. Le presenze al Massimino, sabato, erano davvero poche. Le voci dei rossazzurri sugli spalti descrivono, in maniera anche colorita, il presente del Calcio Catania. Dalle vicissitudini della squadra, alle critiche sui singoli, alle speranze tradite. Tutto nei 90 minuti di una sconfitta tra le più ignobili a memoria.

Pre partita
Seduto sugli spalti c’è un signore di mezza età, accompagnato da un giovanotto che non sembra essere un assiduo frequentatore del Massimino. Scambiano opinioni con gli spettatori attorno a loro. Uno di questi spiega loro che, allo stato attuale, il Catania si ritroverebbe a disputare i playoff per via dei dei risultati della coppa Italia. «Se dovessimo qualificarci per i playoff, inizierebbe un campionato a parte. Se ci qualificassimo undicesimi o decimi, dovremmo vincerle tutte! Col pareggio passano loro! U capisti?». Ma non sa che in virtù degli altri risultati, il Catania è dodicesimo e fuori da qualsiasi combinazione play off. Il giovanotto risponde: «’A megghiu ‘ca sti playoff ne facemu, risparmiamo sulle trasferte, e macari abbilii». Pare avere previsto l’andazzo della partita, non ancora iniziata.

La formazione iniziale
Sono tanti gli infortunati che Pulvirenti non può schierare per al sfida contro il Cosenza. Pozzebon parte dalla panchina, al centro della difesa manca Bergamelli e a centrocampo il capitano, Biagianti. Alla lettura delle formazioni, non tardano ad arrivare le critiche allo schieramento scelto da Pulvirenti: «Ancora Parisi?? E chiddu dda, ancora ioca (indicando Scoppa, ndr)? Ma unni su i giovani? Non dovevano giocare i ragazzi?». Le perplessità si estendono anche al resto dell’undici. «Mah, a iu no sacciu, viremu. Tavares, sai, la prima partita che ha giocato mi é piaciuta, ma docu arristau. Ni livamu a Paolucci cu 2 goal e ni pigghiamu a Tavarez cu du goal».

Contro Pulvirenti, Giovanni
A gara iniziata qualcuno canticchia e intona i cori del Catania. La cuva Nord è assente per protesta. La Curva Sud prova a sostenere la squadra. Fino al primo rigore mancato, i rancori sembrano essersi dissolti. Poi il goal del Cosenza. Sgomento ed incredulità prendono il sopravvento. E c’è chi si proietta già al futuro, ma un futuro non troppo lontano: «Giornata rossazzurra, organizzano ‘a giornata rossazzurra alla prossima in casa! U sta vidennu. E l’abbonati pavanu. Ah ah, u stadio allinchemu».Ce n’è anche per l’allenatore: «Pulvirenti non si muove mai! Non parra, non si incazza, accussí si fa? Ma nda simana chi fanu??». Qualcun altro prova ad analizzare la situazione: «I giocatori se ne fregano, non gli interessa niente. Manco il fortino Massimino abbiamo piú!». La soluzione sembra arrivare puntuale. Uno spettatore chiede ad alta voce: “Ma i dinosauri del Catania che fine hanno fatto? Baldini, Atzori?”

Di Stefano per Scoppa
Raddoppio del Cosenza. Al pubblico del Massimino cadono le braccia. Con il goal di Statella si dissolvono tutte le speranze residue: «Avanzi, ora fanno la Remuntada. Dai, ora si recupera». Il tono? Ovviamente sarcastico. Quando Scoppa viene sostituito dal giovanissimo Di Stefano partono i primi applausi. Il pubblico sostiene e lo aiuta il giovanissimo rosssazzurro. «Ora pigghiamu sti 5 carusi da giovanile ca currunu comu a Di Stefano, i facemu iucari e almeno n’addivitttemu un poco. E poi videmu unni arrivamu». Il nuovo entrato arriva anche a concludere in porta. Tuttavia la scure della rassegnazione non risparmia neppure lui: «Tiro e pallone fuori, applausi. Ma ca c’e di moriri, ora festeggiamo i tiri fora! Ma vi rendete conto?». Intanto la squadra non riesce a fare molto di meglio e recuperare il doppio svantaggio pare impossibile ben prima che la gara si diriga verso il suo epilogo.

L’infortunio di Drausio
Quando a cambi esauriti si infortuna Drausio, i messaggi che il pubblico invia a giocatori e tecnico raggiungono il surreale. Il difensore riesce a saltellare solo su una gamba, vuole per forza restare in campo ed ignora il richiamo di Pulvirenti che, incredulo, chiede una spiegazione allo staff medico. Per ridurre il rischio di prendere altri goal, Djordjevic viene spostato al centro della difesa e Di Grazia terzino sinistro. Drausio avanza, sempre saltellando su una gamba, in una posizione a metà fra il centrocampista ed il trequartista centrale. Il pubblico lo becca pesantemente «Esci, Gil!! esciiii!!». Ma il giocatore risponde con un gesto di stizza, restando in campo, sia alle urla del suo allenatore che a quelle dei tifosi. «U vidi?? Non cunta nenti!! Drausio non lo ascolta! E la prossima partita con chi giochiamo se quel muscolo si sfascia definitivamente??»

Fischi finali
Tanti dei pochi presenti al Massimino abbandonano gli spalti prima del fischio finale. Le speranze di rimontare la partita, alla pari di quelle d’essere protagonisti ai play off- come da obiettivo fissato dalla dirigenza - paiono tramontate definitivamente anche per loro. Sono solo fischi e improperi ad accompagnare la squadra verso il tunnel che porta agli spogliatoi. Tra i tifosi rimasti c’è chi spera in un nuovo inizio. Nuovo del tutto. «U Catania ha falliri, accussi pattemu puliti puliti e n’allibbiramu di sti genti!», esclama qualcuno. «Ma così perdiamo la matricola!» rispondono altri. La parola finale, che non è certo una sintesi tra queste due correnti di pensiero, è quella di un tifoso che prende il giornalino sul quale s’era seduto, e legge: «”Grande occasione”. Non è ca l’avemu pessa… è ca sunu pessi cumpleti». Amen.