Per il Catania che voleva continuare a correre verso il futuro con l’incedere della schiacciasassi, quella contro la Leonzio era l’occasione per polverizzare il masso contro il quale in passato era sempre andato a sbattere. Rappresentato dal prototipo di squadra più complicata da affrontare al Massimino: una piccola neopromossa, di bassa classifica, e per di più allenata da un tecnico, come Pino Rigoli, che coi difetti del Catania ci ha avuto a che fare.
Una gara importante più di un derby. Da vincere a tutti i costi. Per dimostrare di aver chiuso per sempre in un cassetto i fantasmi del passato. Gli stessi che più volte erano già tornati a far paura nel corso di questo pur brillante inizio stagione. Come, ad esempio, a Caserta, in coincidenza con la prima sconfitta stagionale. Il Catania, in quell’occasione, offrì una prestazione molto simile a quelle mostrate in trasferta la stagione precedente. Non sempre la formazione di Lucarelli - fatti salvi i risultati che alla fine è riuscita a conquistare, comunque e sempre con merito - nelle prime nove gare ha mostrato di essere capace di soffrire e prevalere alla distanza. Non di mettere giù l’avversario alla prima ripresa. Come, tra l’altro, ha provato e non è riuscita a fare proprio contro la Leonzio.
Contro i bianconeri, già partire dal primo tempo, il Catania ha mostrato dei difetti tattici e di approccio alla gara molto simili a quelli che avevano caratterizzato le peggiori prestazioni della scorsa stagione. Che però, Lucarelli, finora era riuscito a correggere tra primo e secondo tempo. In modo così efficace da valere, alla fine, tante vittorie. Forse non è stato un caso che la prima sconfitta interna sia arrivata proprio nei tempi e nei modi con cui è maturata: nella sfida contro il passato più recente - rappresentato da una squadra composta da tanti ex-, dopo sei vittorie consecutive senza subire gol, davanti a un pubblico mai così numeroso al Massimino e nella giornata che avrebbe potuto valere il sorpasso al Lecce in vetta alla classifica. Tra l’altro, Leonzio, per caso, è quasi l’anagramma perfetto della parola lezione.
Le complessità dell’impegno di sabato scorso paiono essere state sottovalutate in casa Catania. Considerato che la Leonzio ha fatto poco o nulla di diverso rispetto a quanto, in coppa Italia, aveva già messo in difficoltà l’organizzazione di gioco di Lucarelli. Evidenziandone prima, proprio nei primi 60 minuti di quella gara, quasi tutte le pecche: tattiche e temperamentale. In seguito, tutti i suoi pregi, capaci di ribaltare il risultato dallo 0-2 al 3-2. Col senno di poi, il Catania sabato ha dimostrato di non aver capito appieno o dimenticato il significato di quella sconfitta mancata. Questa sconfitta, che pesa più sul morale che sulla classifica, metterà alla prova il carattere di una squadra il cui prossimo obiettivo di crescita è non ricadere più negli stessi errori e nei vecchi difetti.
