San “Gennaro” ha fatto il miracolo, prodigio tutto terreno.
Un goal, meraviglioso, che vale la partita, tre punti e corsa sotto la curva, liberatorio l’urlo, l’abbraccio, l’ovazione, che nessuno mai avrebbe pensato possibile appena due mesi fa; e poi tutto il resto, via la maglia, che importa dell’ammonizione...
Questione di fede. Il che significa fiducia, sentirla, averla, darla, acquisirla.
Quella di ed in Baldini, quella del pubblico, quella dei e nei compagni, quella nei propri mezzi.
Andava chiusa prima, senza tutta questa sofferenza, sfruttando una delle tante occasioni, ed invece, come tutti i preludi alla vittoria tipicamente etnei, apnea, per tutto un tempo, il secondo, per poi riemergere, prepotentemente, fino all’esplosione di gioia. Ancora una volta da vivere appieno.
L’espulsione di Balleri, figlia del grande acume di Mascara, spiana la strada nel momento più difficile della gara, la scelta di Baldini nell’inserire Sabato, avanzando Vargas sulla sinistra, chiude i giochi. Alvarez, spina nel fianco “entrata” ad inizio ripresa, non può più avanzare, il Livorno finisce lì. Stovini e Terlizzi, Donandoni applaudi, sbrigano senza affanno le ultime pratiche della gara. Bogdani non fa paura, Rossini è presto domato; Tavano sbaglia da solo, ne sa qualcosa Polito, che sullo 0-0 se lo ritrova improvvisamente davanti, bravo a non farsi sdraiare, il resto è tutto Tavano che porta il pallone sul fondo, roba da una su un miliardo.
Merito forse della pioggia, che tanto in pena ha tenuto i tifosi. Fatto è che la prima occhiata, oggi, è collettivamente dedicata al campo, sguardi interrogatori che battono millimetro per millimetro, cercano chissà cosa tra tanto verde. Italia popolo di allenatori...e di giardinieri. Riusciamo molto meglio nell’arduo compito di tifosi, e val la pena concentrarsi su questo, ché le partite si vincono sul “campo”, ma in campo ci va la squadra, non è il piatto a fare la pietanza. Lo sa Baldini, che glissa e va, dritto al sodo, per lui “basta che la squadra vinca”. Appunto, ed esordio migliore non poteva immaginare, perché di esordio, al Massimino, trattasi. Un bel regalo, da girare, come da sue parole, ai tifosi. Impagabili. Vero.
Se non c’è il miglior Martinez c’è Mascara, se Baiocco è costretto ad uscire (distorsione alla caviglia, se ne saprà di più domani, ndr) nessuno teme per l’ingresso di Tedesco, o di Edusei per Biagianti. Entra Sabato, nessun problema. Un altro clima, un altro modo di vivere la partita, più maturo, al passo coi tempi, con le esigenze, con la squadra, questa, che cresce, giorno dopo giorno.
E se oggi è il giorno di Sardo.... allora alziamoci ad applaudire anche Biagianti, il giocatore che, se non lo conosci, non te l’aspetti, caparbio, attento, fine tessitore di gioco. Baldini lo preferisce a Tedesco, scelta che, ricordando le facce di Bologna al vederlo in campo dal primo minuto, i tifosi hanno imparato ad accogliere col beneficio della “ragione”, un passo avanti verso la maturità, in linea con la politica del “non importa il tuo cognome, conta quel che mostri in campo”, bene così, adesso nella vittoria, bene comunque, in qualsiasi altro caso.
E’ un Catania che nel bene, e nel male, si avvicina sempre più all’immagine ed all’ideale di squadra vera, dove gli undici che vanno in campo giocano anche per chi si accomoda in panchina ed in tribuna, e viceversa. Così il goal di Sardo è l’emblema di una politica, scomoda, ma efficace, troppo presto criticata, adesso applaudita.
La morale, di tutto ciò insegna, o dovrebbe insegnarci, ad aspettare, mantenere calma e fiducia anche in quel che ancora non va, inutile nasconderlo, Spinesi, che di goal vive e fa vivere, ma che il goal, ancora non trova. Soffre più lui a far da spettatore, caro pubblico.
E se oggi è il giorno di Sardo... ieri lo è stato di Martinez, e così via, il merito è tutto della squadra.
E basta aver fede che domani, sarà anche il giorno di Spinesi.