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Venerdì Giu 11

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GMP: "Calmo, ma se m'arrabbio..."

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di Marco Di Mauro Sabato 05 Giugno 2010 16:17

Marco Giampaolo

“Ho cercato sempre di andare a guardare tra le righe le squadre con un principio di gioco interessante, con una partecipazione collettiva. Con Delio Rossi e Galeone ho lavorato a Pescara, Del Neri l'ho sempre apprezzato, mentre Prandelli e Spalletti sono quelli che più si avvicinano a ciò che io penso di questo sport - Così risponde Marco Giampaolo interrogato sul suo credo calcistico e sui maestri che hanno ne contribuito alla maturazione - Il mio calcio? Diciamo che preferisco la qualità alla quantità e, comunque, mi piace avere una squadra che abbia una precisa identità”

Prima di giungere a Catania, fine Maggio 2010, venne contattato da Fiorentina e Sampdoria che optarono poi per Mihajlovic, dimissionario dal Catania, e Di Carlo, dimissionario dal Chievo Verona.

Giudicato nella stagione scorsa “troppo oneroso per le casse del Catania” , quando l’a.d. Lo Monaco dovette provvedere alla sostituzione di Walter Zenga (dimissionario, andato poi al Palermo, ndr), Giampaolo pare aver ridimensionato le proprie pretese economiche in favore di un progetto solido e pluriennale dal quale ripartire.

Evoluzione che, a distanza di 12 mesi, ha determinato un deciso cambio di rotta nelle dichiarazioni e nelle intenzioni dello stesso a.d. etneo: “Giampaolo, dal punto di vista tattico, è uno dei tecnici più competenti della categoria se non il migliore. Abbiamo grande stima in lui ed è il principale indiziato per sedere sulla nostra panchina”. Parole dolci alle quali il tecnico rispose: “Sono lusingato dagli apprezzamenti del Catania” . Preambolo al matrimonio che si sarebbe celebrato da lì a poco con la firma sul contratto.

“Sono un uomo molto sereno – dice Giampaolo di sé stesso - e come tale provo a trasmettere la mia calma al gruppo. Quando cerchi di essere quello che non sei perdi credibilità, e nessuno ti ascolta più”.

Non solo di calma e reciproci apprezzamenti ma anche di dissidi è costellata la sua carriera; quello più eclatante senza dubbio col presidente del Cagliari, Cellino, due personalità opposte, istintività contro riflessione, ed un rapporto teso dagli esoneri che si spezzò quando, al secondo richiamo sulla panchina sarda, il tecnico rispose picche preannunciando a mezzo Fax l’intenzione di rescindere il contratto che lo legava alla società cagliaritana fino al 2010, motivata così: “Pur nella consapevolezza del danno economico che ne deriverà, rinuncio a tornare a Cagliari. L'orgoglio e la dignità non hanno prezzo”.

L’avvocato Olla, che seguì la vicenda per conto di Giampaolo, disse: “Non aveva intenzione di tornare per poi farsi trattare in un certo modo [...]Sono nel calcio dal '75, in 20 anni non mi è mai successo di vedere un allenatore che rinuncia ad un contratto cospicuo come quello di Giampaolo”. Si trattava di un quadriennale da 800 mila euro a stagione.

Intervistato dal quotidiano abruzzese “Il Centro”, Giampaolo commentò così la sua decisione: “Non si può essere schiavi di un contratto. Non sta scritto da nessuna parte che uno debba subire tutto e il contrario di tutto solo perché viene pagato. Cellino? C'e' chi dice che dovrebbe essere a Cagliari e non a Miami per gestire la società. Io penso che debba stare in America”. Parole probabilmente in risposta a quelle pronunciate dal Presidente sardo a commento del secondo esonero: “C'è chi cambia le macchine, io sono tanto ricco che cambio gli allenatori, mi piacciono e li pago. Giampaolo era troppo moderno” ; senza dimenticare quelle che lo stesso Cellino proferì dopo il primo esonero: “Richiamarlo significherebbe dire alla squadra fate quel che vi pare. Se fossi stato sicuro della salvezza l'avrei tenuto. L'esonero è stato sofferto ma lui ha certe caratteristiche, la squadra ne ha altre”.

Altrettanto lapidario, il tecnico, nelle sue dichiarazioni durante il periodo di “disoccupazione”; “Ho ricevuto delle proposte per andare in televisione, ma ho detto di no: io sono un allenatore”.

Ingaggiato dal Siena, con contratto biennale da 600 mila euro a stagione fino al 2010, si mise subito in evidenza portando i bianconeri ad una comoda salvezza. Al termine della prima stagione coi toscani furono tanti gli emissari di squadre anche d’alto rango che bussarono alla sua porta ed a quella del presidente senese Lombardi-Stronati: Juventus, Lazio, Atalanta in serie A, ma più d’ogni altra il Torino che offrì al tecnico 850 mila euro per 3 stagioni più l’eventuale premio per la Promozione in Serie A.

Sfiduciato dalla campagna acquisti della dirigenza bianconera, il tecnico espresse la sua intenzione di accasarsi al Torino “Allenare in A è un'altra cosa. Ma allenare lì dove pensi che sia una vetrina e basta e dietro non c'è niente, non ha senso. Sarebbe più logico allenare in serie B a questa stregua”. La proprietà non lo lasciò andare. Giampaolo influì solo marginalmente sul mercato, incidendo per l’addio a Portanova (incompatibilità caratteriale, ndr), e dopo poche giornate venne esonerato per far posto a Malesani. A Gennaio l’Udinese provò a convincere la proprietà senese a concedere la rescissione al tecnico, avendolo inquadrato come possibile successore di Marino, ma non si trovò l’accordo.

Del suo ultimo periodo di inattività ha detto: “Mi è mancato il lavoro sul campo, il feeling con il gruppo. Mi è mancata la creazione di un qualcosa di importante.

 

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