STAMPA- «Sapevano di essere intercettati»

Articolo del: 29 giugno 2015, a cura di:

CATANIA - Come di consueto proponiamo a tutti i lettori rossazzurri la rassegna stampa con le notizie più importanti presenti oggi nelle edicole nazionali e non. Gli articoli riportati sono stralci degli originali, non volti a sostituirsi a questi, pertanto invitiamo ad approfondire i contenuti presenti acquistando i giornali in rassegna.

Caso Catania, gli indagati sapevano di essere intercettati ma parlavano lo stesso (La Sicilia.it)

“’è qualcosa che non quadra nella bufera scoppiata sul Catania. Qualcosa che è legata alla leggerezza con cui il disegno criminoso di cui parlano i magistrati della Procura di Catania, viene di fatto consumato parlando ininterrottamente per mesi al telefono. Prima di arrivare, come spiega la richiesta di applicazione di misura cautelare personale al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catania inviata dal Pm, «a riscontri visivi e video-fotografici effettuati dagli investigatori sul territorio e alla localizzazione degli spostamenti degli indagati monitorati attraverso i sistemi Gps allocati sulle autovetture agli stessi», l’indagine parte dalle intercettazioni delle utenze telefoniche del presidente del Catania e dell’amministratore delegato. E i due sapevano benissimo di avere i cellulari sotto controllo perché, com’è noto, erano stati loro a denunciare le minacce che avrebbero ricevuto con l’invio di proiettili in una busta […]Insomma per comprare le partite e per scommetterci su l’organizzazione aveva pensato bene di utilizzare i cellulari personali, quelli abitualmente utilizzati, da loro o da parenti. Strano, se solo si pensa che nello scandalo della Juventus e di Moggi uno degli aspetti ricorrenti era quello di utilizzare per gli scopi perseguiti decine o centinaia di schede, quasi sempre di gestori stranieri, forniti a tutti coloro i quali rientravano nel progetto. Usa e getta. Loro no, parlavano dai telefonini come se nulla fosse.

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