Capita. Vuoi rinnovare una casa, una casa dal passato glorioso ma oramai piena di polvere e con le pareti creapte dal tempo. No, niente di grave, la casa non è a rischio crollo, ma ha evidente bisogno di una ristrutturazione per immaginare di potere tornare, un giorno, agli antichi splendori.
Capita anche che per dare una bella “botta di vita” alla casa affidi progetto e lavori a uno dei migliori architetti sulla piazza, magari una tua vecchia conoscenza. Magari proprio quello che la casa l’aveva costruita e lasciata solida, e adesso la ritrova… come la ritrova. Giusto così, per andare sul sicuro dopo tanti “geometri”, “ingegneri” e risorse varie che di questa casa non ci hanno capito nulla. Capita però, anche, che questo architetto, per architettare la sua architettura, voglia rivoltare la tua casa come un vecchio calzino.
E allora via tutto: via le scartoffie, via il vecchio intonaco dai muri, via tutto ciò che è rimasto dopo diversi anni di abbandono. E via soprattutto all’operazione più difficile: riparare qualsiasi crepa, fisica e morale, causata dal tempo e dall’incuria. Poi però, in un vecchio garage anneso all’abitazione, trovi, tra tante altre scartoffie da gettar via, due elementi che, lucidati a dovere, potrebbero ancora far parte della architettura che hai architettato col tuo architetto. Qualcuno, forse invidioso, prova a farteli (s)vendere, e qualcun altro ti dice: “Ma dai, buttali!“.
Ma tu no, sei cocciuto.
Calil e Russotto, Russotto e Calil. Due dei protagonisti della vittoria del Catania contro la Juve Stabia sono loro. Due nomi non a caso. Sì, perché risfogliando il recente almanacco rossoazzurro, fermandoci a pagina 20 settembre 201 - voce: esordio di campionato del Catania di Pancaro - e confrontandolo con pagina 27 agosto 2016, gli unici nomi identici delle due formazioni titolari sono proprio quelli dei due attaccanti. Solo un caso, o forse no?
Le uniche due grandi riconferme del Catania “Pancaro-Moriero” sono loro. Potrebbe essere un segno. Come se Lo Monaco, guardando la rosa all’inizio del suo lavoro di restyling avesse pensato: “Beh, questi due non si toccano!”. Strano pensare che, nel precedente restyling iniziale targato Lo Monaco e datato oramai più di dieci anni fa, i “questi due non si toccano” non si trovarono, in quanto si decise che sarebbe stato meglio ricominciare con meno contratti possibili di quelli firmati dalla vecchia gestione, dei Gaucci.
Dunque, l’architetto Lo Monaco parte per la sua più importante impresa da questi due pezzi vintage. Due giocatori che sanno la loro, ma che hanno bisogno di ritrovare sé stessi. I gol alla prima di campionato sono come aver passato su questi “pezzi” una prima mano di colore. Ma servirà ben altro ancora per rimetterli a nuovo e, soprattutto, per far sì che siano le ciliegine sulla torta del restaurato Catania. I pezzi da invidiare, quelli che più passa il tempo più prendono valore (e non il contrario).
Pensare a Lo Monaco come un architetto è facile. Pensare al Catania come vecchio luogo da restaurare al più presto è altrettanto semplice. Ma pensare che ogni crepa di casa Catania verrà “sanata” è attualmente un po’ complicato. Scusate, ma permettete l’esercizio della diffidenza: saranno festeggiamenti solo quando il restauro di casa Catania terminerà con la messa in funzione di un nuovo squillante campanello. E che non sia il solito campanello di allarme.



Articolo del: 30 agosto 2016, a cura di: Diego Vitale