Tre, da inizio campionato, sono le volte in cui il presidente Pulvirenti ha parlato. Ognuna a distanza di poche ore, massimo giorni, dal suo braccio destro e pure sinistro, Pablo Cosentino. La morale degli interventi pubblici? Confermare fiducia incondizionata nella figura e nell’operato del suo amministratore delegato. Tuttavia, alcune delle parole spese da Pulvirenti a proposito, sfuggite chissà se al parlante o al lettore, non hanno affatto portato acqua al mulino Cosentino. Anzi, lasciano dubitare su quanto, al di là della formale accondiscendenza, la direzione generale del club sia uniforme al giudizio ed alla volontà della presidenza.
Primo argomento, la scelta della guida tecnica. Cosentino incarica dapprincipio Maurizio Pellegrino, usa queste parole: “È la mia scelta, crediamo molto in lui e nel suo modo di lavorare“. Verrà esonerato dopo tre sole giornate di campionato, senza che venga addotta alcuna motivazione: “Non ho nulla da rimproverare a Pellegrino”, dirà l’amministratore. Perché cacciarlo allora? Poi arrivano le affermazione di Pulvirenti, a distanza di qualche ora: ”L’essere stati costretti a cambiare tecnico dopo tre giornate significa che la società ha commesso un errore”.
Poco di diverso a proposito della vicenda infortunati, che costerà l’esonero di Sannino, subentrato a Pellegrino. Di fronte a già quindici infortuni muscolari da inizio anno Cosentino scarica da responsabilità il preparatore atletico, sostiene che “È stato fatto tutto per scongiurare gli infortuni muscolari, se capitano è solo frutto del caso“. Nel comune intento di mettere al riparo dalle critiche i metodi militari del prof. Ventrone, Pulvirenti offre, pochi giorni addietro, una versione ben diversa. Gli infortunati sono adesso 26 ed “il responsabile principale è l’allenatore”, che sfiduciato a mezzo stampa, finirà col dimettersi.
Caso nel caso, proprio la vicenda Sannino. Come a riguardo di Pellegrino, Cosentino non sconfessa mai la sua scelta. Nella conferenza stampa di presentazione, alla quale Pulvirenti è assente, definisce Sannino “l’allenatore giusto per il Catania”. A poche ore dallo sfogo del dopo Livorno, in cui l’allenatore richiama l’attenzione del club sull’operato del preparatore atletico, Cosentino si limita a difendere Ventrone senza attaccare Sannino anzi, definisce quella di Livorno “una buona partita” . Meno di 48h dopo il presidente Pulvirenti corregge un’ennesima volta Cosentino, imputando a quello stesso Catania scarsa personalità ed all’allenatore l’incapacità di dare alla squadra il carattere necessario per dimostrarsi valida fuori casa quanto dentro casa.
Presidente ed amministratore infine, nel ribadirsi entrambi fiduciosi sul raggiungimento della serie A, scoprono a distanza di tempo giudizi ben diversi a riguardo del calciomercato. Cosentino afferma: “Sono molto soddisfatto dell’organico allestito. È assolutamente completo, non è perfetto ma molto competitivo [...] così com’è è in grado di vincere il campionato“. Dal sestultimo posto in classifica, per provare a placare i tifosi inferociti, Pulvirenti dirà tutt’altro: “Colmeremo le lacune che sono emerse [..] la rosa al completo con tre o quattro innesti ci farà recuperare il terreno perduto“. Sconfessione poco meno calcata di quanto sufficiente a spingere Sannino alle dimissioni.
Non sono invece state ancora presentate le dimissioni dell’amministratore delegato. Secondo prassi etica, comune ad ogni grande o piccola azienda, sarebbero già dovute essere da tempo sulla scrivania del presidente. È il passo moralmente doveroso a cui sarebbe tenuto ogni dirigente che, come Cosentino al Catania, con i suoi fallimenti operativi metta a repentaglio i programmi futuri ed il benessere dell’azienda che lo stipendia (di solito non con gli spiccioli). Ciò, a prescindere da ogni ragionevole giustificazione o risultato futuro.
Al presidente poi, la decisione formale di rigettarle, confermando fiducia al suo collaboratore, o accoglierle. Accadde così per Lo Monaco e Gasparin, che le presentarono quando ebbero già solo la consapevolezza “privata” di non godere più della fiducia del loro comune datore di lavoro. Ciò, nonostante gli ancora indimenticati ed indimenticabili successi sportivi e societari ottenuti nel corso del loro operato. Per chi si cimenta a far il dirigente, una lezione da imparare e ben due esempi da seguire.






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Articolo del: 31 dicembre 2014, a cura di: Marco Di Mauro