Tutto cominciò nel primo ed unico anno di Serie B, col numero 28 sulle spalle la stagione terminò con la promozione. Poi altre tre stagioni nella massima serie, stavolta col numero 17 sulle spalle, e più di una volta con una fascia attaccata al braccio. A certificare il suo status di leader, uno dei tanti dentro quello spogliatoio.
In quattro anni ha collezionato centoventidue presenze con due realizzazioni: la prima in casa del Parma, che valse il pareggio etneo, la seconda, quella più bella, contro la Roma al Massimino con scavetto dopo un contropiede da manuale del calcio ed esultanza sfrenata sotto la curva. Una storia d’amore mai finita tra il Catania, i suoi tifosi e Davide Baiocco, l’indimenticabile Streghetta.
Alla vigilia della gara interna contro la capolista Carpi, abbiamo intrapreso una piacevole chiacchierata con chi ha fatto la storia della squadra dell’elefante. Abbiamo parlato del momento che definire tragico sarebbe puro eufemismo, in casa Catania. Condividiamo le sue parole con tutti i nostri affezionati lettori.
Ormai da un anno e mezzo in casa Catania non sembra più funzionare nulla, secondo te quali sono i motivi di questa lenta discesa nell’oblio?
“Purtroppo analizzare i motivi senza esserci dentro mi farebbe risultare un po’ presuntuoso, perché non conosco le dinamiche di squadra e quindi non è affatto semplice dare un’opinione. Sicuramente, già dalla scorsa stagione, ci sono stati tanti episodi negativi, partendo dagli infortuni (Barrientos in primis), e poi quando una stagione comincia male è difficile cambiarla. Quest’anno le aspettative erano altissime, vedi gli ingaggi di Rosina e Calaiò, gente di spessore per la categoria. Si pensava che la partenza sarebbe stata diversa. Poi però quando parti male, cambi allenatore e cambi metodo di lavorare, e lo torni a cambiare di nuovo beh.. sicuramente questo non è il massimo per poter lavorare bene e sappiamo tutti come i campionati non si vincono con i nomi bensì con il duro lavoro”.
Al momento, all’interno dello spogliatoio, sembra esserci la mancanza di un leader, come potevi essere tu o i vari Spinesi, Stovini, Sottil. Prendiamo come esempio la scorsa partita; quattro giocatori espulsi, tra cui una dalla panchina ed anche l’allenatore allontanato. Stanno a dimostrare come al momento c’è un vuoto di potere all’interno dello spogliatoio. Se Baiocco in questo momento facesse parte della rosa etnea come si sarebbe comportato?
“Ripeto, non trovandomi all’interno delle dinamiche della squadra sarebbe da presuntuosi parlarne. Magari al momento c’è un leader ma non riesce ad essere incisivo. Anche quando andavamo male noi si diceva che c’erano problemi all’interno dello spogliatoio ma a volte sono solo problemi di natura tecnica, o fisica che fanno andare tutto male. Parlare di problemi di spogliatoio sarebbe solo riduttivo, ovvio probabile ci siano anche quelli ma non solo quelli”.
A tuo avviso, nel mercato di riparazione, dove si deve intervenire maggiormente?
“Io non ho visto giocare il Catania quest’anno ma è evidente che la squadra ha qualche difficoltà. I ventiquattro infortuni muscolari sono tanti, troppi, e bisogna valutare chi si infortuna con più cura rispetto ad altri. Poi ascoltare le direttive dell’allenatore per aiutarlo ad impostare la squadra con il suo modulo. Per questo torno a ripetere che i tanti cambi tecnici non aiutano per niente. Guardando i nomi la rosa c’è, e prendere tanto per prendere non serve a niente, bisogna intervenire in maniera giusta, prendendo gente che faccia la differenza. Soprattutto bisogna intervenire d’accordo con la guida tecnica. Anche se è difficile intravederla, c’è una minima speranza che il Catania riesca a risollevarsi. Io che sono una persona positiva, credo nella possibilità di promozione che sia attraverso i due primi posti o attraverso i play-off”.
Infine vorrei sapere cosa ne pensi della protesta dei tifosi.
“Io la capisco. I tifosi sono un’arma in più e la loro assenza si fa sentire ma è altrettanto vero che hanno solo questo modo per far sentire la loro voce. Loro più di tutti tengono alle sorti del Calcio Catania. Essendo quella che preparano una protesta civile, ben venga. I tifosi del Catania hanno troppo a cuore la loro squadra, e se prendono una decisione del genere vuol dire che per loro è la decisione più giusta anche se sofferta.
Nel finale d’intervista Davide ci ha parlato della sua esperienza nell’Akragas, dicendo: “Anche noi abbiamo avuto un qualche difficoltà iniziale ma ora grazie al sacrificio ed al lavoro ne siamo venuti fuori. Sembrano le classiche frasi fatte ma in ogni categoria che sia la A o la Promozione, il duro lavoro paga sempre ed è l’unica ricetta vincente“.
Infine: “Auguro un buon anno a tutti i tifosi etnei, sperando veramente che l’anno nuovo comincia a dare le giuste e dovute gioie.”






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Articolo del: 27 dicembre 2014, a cura di: Benedetto Napoli