I match contro Benevento e Melfi con ogni probabilità hanno offuscato del tutto ogni velleità di promozione in cadetteria degli uomini guidati da Pippo Pancaro, ma queste righe non saranno destinate ad analizzare il momento di crisi che i sempre più contestati rossoazzurri stanno attraversando in campionato, bensì vogliono essere da volano per rituffarsi nel passato e parlare di uno dei giocatori più talentuosi, se no il più talentuoso, passato dall’Angelo Massimino che tanto bene sta facendo in massima serie, dimostrando una volta per tutte come la sua cessione sia stata errata per tempo, termini e modi: ovviamente ogni riferimento ad Alejandro Darìo Gòmez non è puramente casuale.
Girando per le strade del capoluogo etneo alla domanda chi è stato il giocatore più forte del Catania la stragrande maggioranza risponderà con un semplice ed eloquente: “Papu Gòmez“. L’argentino fu una delle molteplici felici intuizione pescata direttamente dal Sud America dall’allora amministratore delegato Pietro Lo Monaco. Approdato alle pendici del vulcano il funambolico 17 rossazzurro ci mise veramente poco a farsi apprezzare ed amare da tutto il popolo che sedeva nell’impianto di Cibali. La prima rete risale al match interno contro il Napoli nel lontano ottobre del 2010 e da allora in poi il legame tra l’asso argentino e il suo pubblico diveniva sempre più forte e indissolubile.
La stagione 2012/2013 oltre ad esser stata quella della miglior posizione in classifica e del record di punti verrà ricordata anche come l’annata di grazia anche per l’ex Arsenal de Sarandì. In 36 presenze ha siglato 8 reti e messo a referto 7 assist, ma i numeri non possono realmente descrivere l’importanza dell’argentino all’interno del gioco e degli schemi di Mr. Rolando Maran che con le sue improvvise accelerazioni, i suoi dribbling ubriacanti, i suoi precisi passaggi e le sue conclusioni velenose è entrato anche indirettamente in gran parte delle marcature etnee di quella stagione, la sua ultima stagione in maglia rossazzurra…
Di certo le sue prestazioni non potevano passare inosservate, il Papu era riuscito ad attirare su di sé le attenzioni dei più grandi club europei, almeno così si pensava. Su di lui giravano nomi di squadre quali Tottenham, Valencia, Borussia Dortmund, Bayer Leverkusen, Inter, Napoli e Fiorentina, tute squadre dall’alta caratura europea. L’argentino si era guadagnato sul campo il diritto di calcare palcoscenici così gloriosi, ma intanto il mercato estivo scorreva sempre più velocemente e tutte queste squadre spendevano e spandevano e l’idea Papu Gòmez restava chiusa dentro un cassetto.
Giunti a poche settimane prima dell’inizio del campionato la situazione non si smuoveva: i tifosi intravedevano un’altra stagione con la scheggia albiceleste a guidare la manovra offensiva di una rosa che sulla carta sembrava essersi rafforzata di molto con i vari Peruzzi, Monzon e Leto (sembrava per l’appunto) e pensare in grande era lecito; lui dal canto suo era di una serenità incredibile che lasciava trasparire come avrebbe accettato senza batter ciglio un eventuale permanenza nella squadra dell’elefante. Come dimenticare le interpretazione canore dei Los Vulcanos direttamente dal ritiro di Torre del Grifo con Gòmez prima voce del gruppo.
Ma il duo Pulvirenti - Cosentino voleva monetizzare a tutti i costi la sua cessione, anche a patto di ricavarne una plusvalenza minima. In Italia arrivò l’offerta degli ucraini del Metalist Charkiv, onesta squadra di metà classifica, che con appena sei milioni (non del tutto pagati) si aggiudicarono il Papu. Dopo 111 partite condite da 18 reti e 17 assist, il Papu saluta la calda costa orientale della Sicilia e si trasferisce nella fredda Europa dell’Est.
Il famigerato duo aveva da poco iniziato la collaborazione, una cooperazione che porterà la società di via Magenta ad una doppia retrocessione e sull’orlo di un fallimento economico, ma questa è un’altra storia…
Dopo la poco felice esperienza ucraina Gòmez ha fatto ritorno in Serie A con la maglia dell’Atalanta. Dopo qualche difficoltà iniziale la Dea guidata da Edy Reja sta sfruttando alla grande il potenziale dell’argentino che sta ripetendo l’ultima stagione in maglia etnea. Anche adesso si fanno nomi di grandi squadre pronte ad acquistarlo ed a fargli calcare i palcoscenici che il suo grande talento merita. La società bergamasca non ha due sprovveduti ad occupare le due più alte cariche societarie, magari questa è la volta buona.



Catania
Articolo del: 16 dicembre 2015, a cura di: Benedetto Napoli